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LA RUBRICA DELLA DOMENICA

Linea di confine. Spigolature di vita e storie torinesi

di ilTorinese pubblicato domenica 24 dicembre 2017

di Pier Franco Quaglieni

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La Spagna, le autonomie, l’indipendenza – Umberto II – Il prefetto-questore – Natale a Savona – La pizza napoletana

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La Spagna, le autonomie, l’indipendenza 
Il risultato delle elezioni in Catalogna rivela  una spaccatura profonda, anche se si è registrata una maggioranza di elettori a favore degli indipendentisti. Forse il secolo in cui stiamo vivendo, e’ quello del superamento delle unità nazionali raggiunte in molti paesi d’Europa tra la fine dell’’800 e gli inizi del’ 900.Un segnale di cosa stava accadendo lo si ebbe con la rivoluzione di velluto che decreto ‘ la fine della Cecoslovacchia ,anche si trattava di una nazione artificiale, creata sulle ceneri dell’Impero austro -ungarico. Un altro segnale forte lo si ebbe con i massacri che sancirono nel sangue la fine di un altro stato artificiale ,tenuto insieme dalla dittatura comunista di Tito, la Jugoslavia. Ma la storia  multisecolare e la realtà  presente della Spagna, affrancatasi dalla dittatura di Franco in nome di una democrazia parlamentare vera, voluta e perseguita dal re Juan Carlos, e’ un’altra cosa. Quando l’Italia rimase ferma ai diversi staterelli uno contro l’altro armati, nel 1600 la Spagna era già un stato unitario forte, capace di competere con la Francia per l’egemonia mediterranea, dopo essersi liberata dalla dominazione araba.  Il tentativo fatto in ottobre di proclamare la repubblica di Catalogna fu un’operazione politica sovversiva che uno Stato, qualunque Stato serio, non avrebbe mai potuto tollerare perché andava contro la Costituzione spagnola oltre che contro la storia. Le elezioni hanno riconfermato una maggioranza  agli indipendentisti. Ora e’ necessario che la politica possa intervenire .Quando in Italia si parla di politica, si pensa subito male, ma è la politica che deve agire ,trovando un compromesso alto  che salvi  l’unita’ della Spagna e certe esigenze di autonomia regionale. Il ruolo del re di Spagna,garante della Costituzione e dell’unità nazionale ,sarà decisivo perché  il re e’ arbitro imparziale fuori dai partiti. Gli esempi italiani della Sicilia, della Valle  d’Aosta e del Trentino Alto Adige ,nati in momenti estremamente travagliati e difficili dopo la seconda guerra mondiale,  con alcune forzature che andrebbero corrette, stanno ad indicare che è possibile coniugare insieme unità ed autonomia. Le piccole patrie sono utopie negative, incompatibili con una visione che, semmai, dovrebbe guardare all’integrazione europea . Se i catalani si leggessero le storie dell’idea d’Europa e di Nazione del valdostano Federico Chabod si schiarirebbero le idee, specie se annebbiate dall’ideologismo e dalle scorie vetero-marxiste del secolo scorso. La democrazia e’ un insieme di pesi e di contrappesi che impedisce all’estremismo più o meno populista e demagogico di prevalere.

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Umberto II 
Il ritorno in Italia delle salme di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena hanno suscitato le più aspre polemiche . Sull’argomento ho già scritto un articolo   che ha raccolto molti consensi  ) 

http://www.iltorinese.it/il-ritorno-in-patria-del-re-soldato-la-storia-non-e-piangere-o-indignarsi-ma-cercare-di-capire/

e che ha steccato nel coro della faziosità in cui ha avuto un suo ruolo anche il nipote di Benedetto Croce che assomiglia al nonno solo nell’aspetto fisico.Un vecchio ex preside di Saluzzo che ha avuto la sua parte  nel ritorno delle salme, ha goduto anche lui  di dieci minuti di notorietà .  Andando oltre all’episodio, credo che le persone libere da pregiudizi dovrebbero pensare alla palese ingiustizia rappresentata dalla sepoltura ad Altacomba ,in Francia, delle salme di Umberto II e della Regina Maria Jose’. Umberto non ebbe le responsabilità di suo padre, la regina fu nettamente antifascista e addirittura con simpatie socialiste. Ho avuto rapporti con l’ultimo re ,fin da quando ebbi modo di conoscerlo a 14 anni a Cascais, il luogo scelto per il lungo,triste esilio durato 36 anni. Umberto ,di fronte allo scatenarsi di una possibile guerra civile nel giugno 1946,preferì partire dall’Italia, per il Portogallo. I suoi motti  furono “L’Italia innanzi tutto “ e “Autogoverno di popolo e giustizia sociale “.Essi indicano quale fosse la sua idea di monarchia. Non sostenne neppure i diversi partiti monarchici,volle sempre restare al di sopra della mischia, persino al referendum del 2 giugno, quando ‘ andò a votare scheda bianca. Scelse come suo ministro Falcone Lucifero, in gioventù ,socialista  matteottiano. A Montelungo ,nella guerra di liberazione contro i tedeschi  del rinato esercito italiano a fianco degli Alleati, nel dicembre 1943, il principe ereditario Umberto si distinse per coraggio e valore. Come Luogotenente Generale del Regno dal giugno 1944 e come re si comportò con uno stile apprezzato anche dai più convinti repubblicani. Era un uomo che aveva uno stile, una dignità ,un’eleganza eccezionali. Le sue parole erano gentili con tutti e sempre all’insegna del massimo equilibrio ,del riserbo e della obiettività .Il suo ricordo resta in me indelebile, malgrado gli anni. Un gran signore che non ostento’ mai nulla e seppe portare con se’il grande dolore dell’esilio e della solitudine anche famigliare. C’ è da augurarsi  che non si debba  di nuovo  attendere la “diplomazia” sotterranea e un po’ massonica  del vecchio ex preside di Saluzzo per dare sepoltura in Italia ad Umberto II e a Maria Jose’ che ,tra l’altro, poté tornarvi  già da viva e venne accolta a Torino  dall’assessore socialista Marziano Marzano. Al re ,irrimediabilmente malato, non fu concesso di tornare in Italia, malgrado il presidente Pertini fosse favorevole  a consentirgli di morire in Italia.  Forse è ora di pensare anche a lui e all’ultima Regina.

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Il prefetto – questore
Il questore Sanna nominato in maggio e inquisito per la tragedia di piazza San Carlo, lascia la questura di Torino e viene nominato prefetto senza una sede di destinazione operativa, il che significa, quasi certamente, in servizio  al ministero degli interni. Lui si lamenta della nuova nomina e dice che così verrà ricordato solo per piazza San Carlo. Il comportamento del governo appare ambiguo. E’ il vecchio promoveatur ut amoveatur. Il questore inquisito non andava promosso .Se considerato non idoneo a Torino andava  rimosso con procedura interna al ministero. Promuoverlo per poter nominare un altro questore appare un escamotage farisaico  poco limpido. Ma ormai anche i vertici della pubblica amministrazione sono troppo legati alla politica per esercitare le proprie funzioni come emanazioni periferiche dello Stato con un minimo di indipendenza.

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Natale a Savona    
Il Prefetto di Savona ha ripristinato la festa degli auguri di Natale ,avvalendosi di contributi esterni e superando così  il divieto di organizzare eventi nelle prefetture- successivo al 2011 con il governo Monti –
persino per il 2 giugno.  Ha brillato l’Istituto Alberghiero di Finale che ha allestito un sontuoso ricevimento in cui si sono dati appuntamento autorità civili, militari ,religiose ,esponenti della cultura. C’è stato anche un evento musicale con i canti del Natale, forse guastati da qualche canzone americana di troppo ,anche se e’ stato cantato “Adeste fideles “. Nell’atrio della prefettura di Savona e’ stato allestito un bellissimo presepe in ceramica di Albisola. La prefettura di Savona, personalmente il Prefetto, si sono distinti nell’accoglienza dei profughi e migranti in una provincia largamente turistica e quindi con difficoltà ad accogliere. Ma il presepe in prefettura e’ un segnale di coraggio che dovrebbe servire a tanti presidi tremebondi che non osano festeggiare il Natale a scuola perché temono di offendere i musulmani. Ci sono occasioni come il Natale ,in cui non possiamo non dirci cristiani. La laicità dello Stat o non è certo compromessa da un bambinello infreddolito posto in una mangiatoia.

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La pizza napoletana

 

La pizza napoletana è stata riconosciuta Patrimonio Culturale dell’Umanità,anche se, in effetti ,  è l’arte del pizzaiuolo napoletano che è Patrimonio Culturale dell’Umanità Unesco. L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha premiato, così, il lungo lavoro del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che nel 2009 aveva iniziato a redigere il dossier di candidatura con il supporto delle Associazioni dei pizzaiuoli e della Regione Campania. Il Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco ha valutato positivamente, e con voto unanime, la candidatura italiana, dichiarando che “il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale”.Ora bisognerebbe anche distinguere i veri pizzaioli dai ristoratori. Un ristorante-pizzeria è un ibrido che molto spesso si rivela cattivo ristorante e pessima pizzeria o viceversa. La tradizione napoletana è fatta di sole pizzerie e a Napoli purtroppo oggi è difficile trovare pizzerie autentiche. Persino il locale dove nacque la pizza Margherita, la celebrata pizzeria Brandi ,è diventato anche ristorante. Forse resiste solo da Michele che è attiva dal 1870. Con solo due pizze sul menu a garanzia della qualità. Perché va anche detto che le pizze condite con gli ingredienti più fantasiosi hanno di fatto perso la loro identità.A Torino è sempre più difficile trovare una buona pizza. Tra i pochi resiste  il mio ex compagno di liceo classico Antonio De Martino “Spiga d’oro” in Borgo San Paolo.Ci andavo da studente, ogni tanto ci torno con mio nipote che studia al Politecnico.La pizza al padellino mi piace e anche la farinata è buona.Nel borgo più rosso di Torino il proprietario tiene sul bancone “Il giornale” fin dai tempi di Montanelli. Un coraggio notevole unito alla bravura e alla semplicità di un locale che è passato di padre in figlio.Una tradizione che vive nel tempo.

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LETTERE   scrivere a quaglieni@gmail.com
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Il biotestamento tra Nosiglia e Saitta
Ho letto quanto ha scritto  sul testamento biologico. Dissento, esso è l’anticamera dell’eutanasia. Ha ragione l’arcivescovo Nosiglia a dissentire.

Buon Natale.                               Bianca Lusi

Sui temi che riguardano la coscienza vanno rispettate tutte le opinioni e tutte le convinzioni.Ha pero’ragione l’assessore alla sanità della Regione Piemonte Antonio Saitta ad esigere il rispetto della nuova legge a tutte le strutture sanitarie .Saitta e’ un cattolico convinto,con una lunga militanza nella Dc,ma si è rivelato un laico rispettoso delle leggi dello Stato con la stessa sensibilità di De Gasperi. Io lo stimavo molto già da presidente della Provincia di Torino ,in questa occasione ha dimostrato le sue qualità di pubblico amministratore.


La cultura torinese in affanno
Cosa pensa dells crisi della cultura torinese e piemontese ? Mi sarei aspettata di leggere una sua opinione in proposito             Gabriella Panelli

Esprimerò un giudizio compiuto quando sarà tutto più chiaro.Le polemiche inutili non mi piacciono.Posso solo dire che la chiusura della biblioteca della Gam si rivela una scelta idiota,senza possibilità di appello.La riduzione del personale nei musei appare un’altra scelta scellerata perché lede la vocazione culturale e turistica di Torino.Poi c’è la chiusura della fondazione per il Salone del libro avvenuta senza la necessaria trasparenza. Se  Leon si rivela inadeguata,l’assessore regionale Parigi appare vincitrice. Voleva che il suo circolo dei lettori organizzasse il Salone e ha raggiunto l’obiettivo.Il dato incontestabile e’ però che con le gestioni de Leon e Parigi la cultura  si trova molto peggio di prima quando c’erano Fassino e Cota.
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