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LA RUBRICA DELLA DOMENICA

Linea di confine. Spigolature di vita e storie torinesi

di ilTorinese pubblicato domenica 26 novembre 2017

di Pier Franco Quaglieni

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Il Corriere Torino – Il nuovo libro di Veneziani – La ritirata – Giordana promosso?

 

 


 

 

Il Corriere Torino
La notizia della settimana è l’uscita del Corriere di Torino che davvero rappresenta una grande novità. La concorrenza e la fine del monopolio de “La Stampa” in Piemonte è un fatto storico. La concentrazione editoriale tra  “La stampa” e “Repubblica” aveva segnalato la fine di un minimo di pluralismo che Torino forse non conobbe se non nei tempi d’oro della “Gazzetta del Popolo” che seppe tenere testa al quotidiano prima di Frassati e poi di Agnelli. Le esili esperienze legate alla rinascita della “Gazzetta” non rappresentarono nulla di significativo,malgrado gli sforzi di Ferruccio Borio che portò il giornale della Fiat ad una diffusione capillare che decretò la fine della Gazzetta di Vecchiato e poi di Torre. Ci si doveva accontentare di un qualche pluralismo interno al gruppo con “Stampa sera” che ebbe direttori autonomi che impressero al giornale una linea non sempre coincidente con quella del giornale del mattino.Luca Bernardelli,ma anche Michele Torre  direttori di “Stampa sera” lo testimoniano. Morta “Stampa sera”, finì anche quell’esperienza che fu vivace ed aperta al confronto di opinioni. L’insignificante “Giornale del Piemonte”,passato alle cronache per non pagare i giornalisti,ha un’incidenza pari allo zero nel panorama informativo torinese.”Torino cronaca”,sempre informatissimo nelle più minute notizie, è un giornale popolare che può soddisfare un pubblico molto modesto e fomentare un certo qualunquismo. Sangue,sesso,soldi  è un ingrediente che può far vendere delle copie,ma immiserisce il giornalismo a livello scandalistico. Solo i giornali on line rappresentano un’altra voce di Torino. Oggi scende in campo il Corriere,il maggiore quotidiano italiano con un inserto torinese di tutto rispetto.Grandi firme nazionali e locali lo caratterizzano. Non è la solita compagnia di giro.Un battitore libero come Gabriele Ferraris è un acquisto importante:un giornalista capace di scrivere ciò che pensa, liberamente. In Via Lugaro i direttori Anselmi e Calabresi hanno ridotto il giornale a portavoce del “sistema Torino”.Soprattutto Calabresi ha inferto un colpo mortale alla “Stampa” ed oggi è direttore di “Repubblica”. Maurizio Molinari ha elevato il giornale nella politica estera,ma le cronache locali lasciano ancora molto a desiderare e non riescono a rappresentare Torino e il Piemonte nella sua ricchezza. Il” Corriere “ ha un grande spazio di potenziali lettori che oggi non si ritrovano più nell’esistente. C’è da augurarsi che Il “Corriere Torino” sappia soddisfare a questa funzione,avvantaggiandosi del fatto di offrire un quotidiano nazionale di grande qualità ,il primo giornale italiano anche perché “Repubblica” ha perso e perderà altri lettori,malgrado la piccola rivoluzione grafica all’insegna di Eugenio (Scalfari) che è diventato anche un corpo tipografico. Un giornale come il “Corriere” deve aprirsi alla città,anche a quella sommersa che si è abituata a sopravvivere avendo imparato a nuotare,se necessario,sott’acqua. Ci sono intelligenze libere a Torino che possono arricchire il nuovo giornale. L’essere uscito con una lunga biografia di Enrico Salza il primo giorno non è un buon segno. Ma un giornale non si giudica dal primo numero.C’è anche gente che non ha mai baciato la pantofola all’ex presidente del san Paolo e che leggerebbe volentieri di altre storie. Il “Corriere” che si presenta con il volto di Cavour deve saper interpretare una città dalle molte voci,non tutte necessariamente di sinistra e non tutte necessariamente al servizio della Fiat o di quanto rimane del vecchio Pci  nel campo della cultura. Richiamarsi a Cavour è molto impegnativo e c’è da augurarsi che i giornalisti che lavorano in quella che fu la storica sede de “La Stampa” in Galleria San Federico  si impegnino a dimostrare che non si tratta solo di un richiamo pubblicitario di esordio. Al di là di Gramellini che celebra una sua vittoria personale dopo che non ottenne la direzione de “La Stampa”.

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Il nuovo libro di Veneziani

Marcello Veneziani è l’unico cervello pensante della destra e non a caso non è un militante che adesso scrive per il “Tempo”e non più sul “Giornale”. Il suo ultimo “Imperdonabili-Cento ritratti di maestri sconvenienti”(ed. Marsilio)  che accomuna in agili ritratti Dante e Oriana Fallaci, Evola ed Eco, Machiavelli e Gramsci, Croce e Gentile, Guareschi a Flaiano, merita di essere letto. E’ scritto bene, è documentato, è davvero “un album di maestri e fratelli maggiori per curiosi e ribelli, conservatori e rivoluzionari, uomini e donne liberi, in cerca di pericolosi compagni di viaggio.” Scrive anche di autori a lui lontani e non usa il sistema di ignorare chi non piace. Si tratta di  cento personaggi quasi tutti riusciti nel campo della cultura, della filosofia, della politica ,del giornalismo. Sfogliandolo  e leggendo qua e là (è un volume di quasi 500 pagine ) si ha l’idea di avere tra le mani un atlante. Non mi ha convinto, anzi mi ha un po’ irritato il medaglione dedicato a Benedetto Croce in buona parte dedicato alla ventennale convivenza del filosofo con Angelina Zampelli morta prematuramente nel 1913. Croce è tanto di più,lo stesso veneziani lo colloca nel capitolo “Le idee che mossero il secolo”.Ben diverso trattamento ha Norberto Bobbio ritratto in modo esemplare, malgrado l’abisso che esiste tra Veneziani e il filosofo torinese. E’ un libro comunque molto apprezzabile, da leggere. Alla libreria Feltrinelli di Galleria “Alberto Sordi” a Roma era esaurito. Già dai primi giorni un grande successo anche “in partibus infidelium”.

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La ritirata

Se si guarda a dopo Piazza san Carlo, si può dire che Torino dalla cena in bianco saltata in avanti ha collezionato solo brutte figure. Il fatto che si salti anche Cioccolatò è significativo. Io ero sempre ad esso contrario nelle piazze auliche dove lo volle Chiamparino, ma si tratta di un evento turistico abbastanza importante. E’ facile accusare gli organizzatori che non rispettano i patti, la verità è che Appendino e i suoi dilettanti non sono all’altezza neppure di gestire un evento come Cioccolatò. E che dire del Capo d’anno trasferito dalla piazza al pala Alpitour,in più anche a pagamento. Bastava farlo in piazza Vittorio o in un’area periferica da lanciare. Ma i grillini mancano di inventiva ,anche quella spicciola. E’ una ritirata su tutta la linea,pressati da giudizi che indagano sui responsabili del disastro di piazza San Carlo.



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Giordana promosso?
Dalle carte d’inchiesta sulla triste vicenda di piazza San Carlo emergono alcune mail “corrette” o sbianchettate  dal capo di Gabinetto della sindaca Paola Giordana, questo oscuro impiegato comunale assurto ai vertici del Comune. L’ex capo di Gabinetto censurava e decideva. Ho il sospetto che una mia lettera alla Sindaca del luglio 2016 non sia mai arrivata al suo tavolo, se è vero il filtro preventivo di Giordana, novello Raspuntin della nuova zarina torinese. Adesso si parla addirittura di promuovere, seguendo procedure non proprio ortodosse, di promuovere Giordana facendolo diventare da semplice impiegato funzionario. Un premio alla sua iperattività e soprattutto ai buoni risultati raggiunti. Spero sia una notizia falsa volta a diffamare Giordana.

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LETTERE  scrivere a quaglieni@gmail.com

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Che c’entra Di Maio con il Corriere di Torino?

Ho notato alla festa del Corriere al Regio che la sindaca Appendino si è portata al seguito Di Maio, presentato sul palco come candidato premier. Cosa ne pensa?
                                                                                                                         
Luigi De Lascaro

Penso che Appendino non abbia il senso delle istituzioni perché di Maio non c’entra proprio nulla. Per la verità ho visto anche gente alla festa del Regio che mi ha lasciato perplesso. Un signore che non voglio nominare è andato a sedersi nelle file riservate alle personalità, pur essendo un povero travet che forse non doveva neppure essere invitato. E poi ,lo dico con franchezza, “troppo sistema Torino” affollava il teatro. Mi ha dato fastidio,ma io credo profondamente nell’impresa voluta da Cairo con coraggio. Cairo è un vero imprenditore.

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TFF stile austerity

Gentile professore,
Cosa ne pensa di Torino film festival in edizione economica 2017?

Io di Film festival in edizione lusso e in edizione economica ne penso un gran male. Ho anche fortissimi dubbi sul modo in cui è stato gestito il museo del Cinema. In Italia basta il festival di  Venezia,è quasi superfluo quello di Roma voluto da Veltroni. In Francia c’è un festival solo ,quello di Cannes, di livello davvero internazionale. In Italia proliferano i festival con i filmati finanziati dal contribuente e occasione per  incontri tra addetti ai lavori che coinvolgono pochissimo pubblico. Queste sarebbero spese da tagliare inesorabilmente.  Mentre la vera cultura viene silenziata, il panem et circenses, sia pure in modo ridotto, continua ad imperversare.  La rinuncia al Lux la dice lunga sul pubblico di Film Festival.