Home » Cosa succede in città » LINEA DI CONFINE. La rubrica della domenica
SPIGOLATURE DI VITA E STORIE TORINESI

LINEA DI CONFINE. La rubrica della domenica

di ilTorinese pubblicato domenica 22 aprile 2018

di Pier Franco Quaglieni

.

Il disastro della scuola italiana, ma non tutto e’ da buttare – 18 aprile 1948 – Amianto ad Ivrea,una sentenza che fa discutere – Il libro di Elisabetta Cocito gastronoma colta 

 

Il disastro della scuola italiana, ma non tutto e’ da buttare

A 50 anni dal ‘68 la scuola italiana ha raggiunto il suo disastro finale,travolta dal bullismo,da docenti spesso inadeguati, da genitori permissivi che difendono a priori i loro figli. L’autorità e a maggior ragione l’autorevolezza,non sono di casa nelle aule italiane dove regna sovrana la confusione. E’ la scuola in cui il ministro Fedeli che notoriamente conosce poco l’italiano,ha introdotto una pletora di parole inglesi forse per mascherare che la mission della scuola e’ fallita clamorosamente. La “buona scuola “ di renziana memoria e’ morta ancor prima di nascere . Manca l’istruzione necessaria,ma è assente anche l’educazione,a partire da quella civica. Anche le famiglie hanno gravissime responsabilità ,anzi e’ la società nel suo complesso che è in stato di agonia. Mancano le idee ,i valori,la fiducia nel futuro,la capacità di affrontare le difficoltà del presente.Questa e’ una scuola classista,quella che il ‘68 voleva abbattere.Infatti a pagare il prezzo più alto del suo fallimento sono i figli delle famiglie più disagiate. E’ però vero che non bisogna perdere la speranza perché ci sono scuole che funzionano. Ho avuto contatti recenti con studenti del liceo “Giordano Bruno”di Torino, del Liceo Vieusseux di Imperia e del liceo Cassini di Sanremo. Ho conosciuto studenti e professori splendidi. L’eccezione che conferma la regola o un segno che il disastro riguarda solo alcune scuole che finiscono sui giornali ?

***

 

18 aprile 1948
Settant’anni fa gli elettori italiani con il loro voto fermarono la minaccia socialcomunista che voleva dire non solo Togliatti,ma anche Stalin. La Dc di De Gasperi ebbe la maggioranza assoluta. Ma vanno ricordati anche altri protagonisti di quella straordinaria giornata,la più importante della storia repubblicana. Luigi Gedda che con i suoi Comitati civici condusse la battaglia anticomunista più dura e coraggiosa. Ma andrebbero anche ricordati Giuseppe Saragat che nel 1947 aveva scelto il socialismo democratico e occidentale con la scissione di Palazzo Barberini e Giovannino Guareschi che con il suo “Candido”e le sue irresistibili vignette rivelo ‘ il vero volto del Pci e dei comunisti “ trinariciuti”.Se pensiamo al 4 marzo di quest’anno e alla classe politica espressa dal voto ci viene da piangere.

***

Amianto ad Ivrea, una sentenza che fa discutere
L’assoluzione dei fratelli Carlo e Franco De Benedetti e dell’ ex ministro Corrado Passera per l’amianto presente alla Olivetti di Ivrea che ha provocato la morte di un numero considerevole di dipendenti ,lascia senza parole anche chi è per scelta,da sempre,un garantista. Le condanne in primo grado non sono state confermate dalla Corte d’Appello di Torino che ha assolto gli imputati perché il fatto non sussiste.L’amianto c’era,i morti anche e i responsabili erano ben identificabili. Attendiamo le motivazioni,ma certo questa sentenza e’ difficile da digerire. Per favorirne l’oblio molti giornali l’hanno relegata nelle pagine interne.Invece di sbandierare la loro innocenza sembra che ci sia un certo imbarazzo.

***

Il libro di Elisabetta Cocito gastronoma colta
Chiudo la rubrica di questa settimana con una bella notizia in controtendenza : e’ appena uscito il bel libro di Elisabetta Cocito,gastronoma di fama e giornalista di talento “ L’albero di Hugo – Ragionando di cibo” ed.Kemet. La Cocito e’ una donna colta che non esibisce la sua cultura e rivela doti di scrittrice ,manifestando anche le sue qualità di giornalista perché sa essere sintetica e scorrevole.Il libro non è una semplice antologia di scritti su temi gastronomici,ma offre al lettore motivi di riflessione non effimera,andando oltre i temi trattati.La Cocito e’ corazzata di cultura storica,avrebbe detto di lei Mario Soldati che sicuramente avrebbe apprezzato il libro il quale si distingue nettamente dai soliti,superficiali testi in materia che circolano ad Eataly in gran quantità . Si vede nell’autrice l’autorevolezza di una Accademica italiana della cucina ,in lei si sente che il magistero di Orio Vergani ,fondatore dell’Accademia, e’ ben vivo e presente. Lascio al lettore di capire direttamente,leggendo il libro, il perché del titolo. Si parla di tanti argomenti:dalle erbe al recupero degli avanzi in cucina,dal panettone ai diversi ricettari,dalle diete alla miseria e nobiltà del cacio,dal wermouth alle minestre e alle merende,per passare alla pasta in Piemonte,alle nocciole,alle frattaglie insolite,ad un viaggio in Italia che ricorda quello di Soldati del 1957. Molto bello il ricordo di Amedeo Pettini,cuoco di Re e del popolo,un capitolo tutto ,e’ il caso di dire ,da gustare, come quello intitolato “A proposito di Eva” che rivela la personalità ironica e seducente della scrittrice. Una bella copertina di Ugo Nespolo completa un testo che tutti gli amanti della cultura del cibo e della buona tavola,ma anche delle buone maniere, dovrebbero leggere.

 

***

 

LETTERE   scrivere a quaglieni@gmail.com

.

Caro Quaglieni, 

Mi ha raccontato Dino Cofrancesco, maestro dell’Università di Genova, che  un anziano collega—sulla cui onestà intellettuale metterebbe la mano sul fuoco— gli ha raccontò che il grande Pompeo Biondi (il Maestro di Giovanni Sartori), indignato dal fatto che il nume tutelare dell’antifascismo  Piero Calamandrei che continuava a proporre la chiusura delle Facoltà di Scienze Politiche in quanto fascistissime e si rifiutava di dare la mano a Giuseppe Maranini, ‘gravemente compromesso col regime’, andò dal nume  e gli disse: <Se non la smetti di rompere… pubblico le lettere che hai mandato a Giuseppe Bottai> (anche dopo le leggi razziali). E il nume dell’antifascismo non ci accanì più con le Facoltà di Scienze Politiche ed ignorò Maraini. Ogni 25 aprile Calamandrei viene citato come fosse un santo laico, Lei cosa ne pensa ?

                                                                                                               Agazio Musumeci

.

Io ho grande rispetto e ammirazione di Calamandrei per star dietro a questi pettegolezzi.Nessuno e’ santo,specie se e’ un laico. Aver scritto al ministro  Giuseppe Bottai per un professore  poteva essere anche un dovere d’ufficio. Bottai non era un fascista rozzo , era,come titolò Giordano Bruno Guerri, un fascista “critico”,era un uomo di vasta cultura ,meritevole di attenzione da parte di chiunque . Che poi in un regime dittatoriale ci fossero anche alcuni cedimenti, è comprensibile. In ogni caso, peccatucci veniali.  Non tutti sono dei  Matteotti o dei Gobetti. Ma io il 25 aprile continuo nei miei discorsi  a citare Piero Calamandrei perché lo giudico un maestro del diritto,uno dei padri della nostra Costituzione,un uomo esemplare anche per la sua ironia e la sua eloquenza davvero eccezionali.Le sue parole restano tra le più alte mai pronunciate nei primi anni della storia repubblicana . Avercene di uomini come lui oggi! Anche il  suo conio si è perso da decine d’anni. Omini ed ometti a fronte di un gigante.