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SPIGOLATURE DI VITA E STORIE TORINESI

Linea di confine. La rubrica della domenica

di ilTorinese pubblicato domenica 13 maggio 2018

di Pier Franco Quaglieni

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Fratel Enrico cristiano intero e difensore della classicità – Bruno Contenti, un Uomo – Adriano Sofri mandante dell’omicidio Calabresi

 

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Fratel Enrico Trisoglio, docente universitario di Letteratura cristiana antica e mitico docente del Liceo Classico del Collegio San Giuseppe di Torino, educatore di tantissime generazioni di giovani nello spirito lasalliano, è mancato a 94 anni. Solenni i funerali con il Cardinale Severino Poletto e il Vescovo di Ivrea Edoardo Aldo Cerrato, suo ex allievo. Incredibile l’assenza dell’Ateneo in cui insegnò trent’anni, seguendo degnamente le orme del Cardinale Michele Pellegrino. Incredibile anche l’assenza di autorità civili per rendere onore al Maestro della scuola torinese, noto a livello internazionale per i suoi studi filologici.  Sono stato un pessimo allievo di Fratel Enrico che mi bocciò implacabilmente in Greco. Negli anni avemmo anche una piccola polemica sui giornali per una certa nostra diversità di opinioni. A distanza di tanti anni saluto nel Maestro di un tempo lontano l’esempio della dedizione assoluta alla cultura e all’insegnamento. Spadolini definiva l’insegnamento la mistica dei laici, nel caso di Fratel Enrico era la mistica del credente che ha testimoniato nella sua lunga vita una coerenza carica di dignità. In un’immagine ai suoi funerali appariva questa questa frase:” La sua cattedra fu il suo altare e il suo ambone”. Una scelta radicale, senza mai cedere a compromessi. Fu un cristiano a 24 carati. Io ho inteso la mia cattedra laicamente come strumento per seminare bobbianamente dei dubbi più che per raccogliere certezze, cercando di far crescere nei giovani lo spirito critico. Ma lo slancio e la generosità umana di Fratel Enrico resta come un irraggiungibile esempio per tutti i docenti che vogliano adempiere ai propri doveri. Era professore in ogni attimo della giornata, di notte e di giorno. Le biblioteche erano la sua casa, al pari delle aule dove insegnava con passione, senza mai esibire la sua scienza. Fu uno strenuo difensore della cultura classica e difendemmo insieme le ragioni del liceo classico contro chi voleva eliminarlo. Non esitò a venire al Centro “Pannunzio” a dare autorevolezza a quella battaglia che condussi per tanti anni. Oggi hanno aggirato il problema liceo classico svuotandolo dei suoi contenuti classici, anche se ne sopravvive il nome. Il suo è stato un esempio altissimo di Italia civile: quando lui parlava, si respirava quella che Giacomo De Benedetti, parlando dei suoi professori, definì “l’aria dei ventilati altipiani”. Una volta lo feci incontrare con Mario Soldati che restò ammirato di questo uomo davvero fuori ordinanza che lui paragonò ad uno dei suoi professori del “Sociale”. Dopo tanti anni divenne una bella consuetudine tenere al Collegio San Giuseppe la cerimonia conclusiva del Premio “Mario Soldati”. La scuola di politica che creò e di cui fu anima straordinaria, era dedicata ad Alcide De Gasperi, il meglio della politica italiana della storia repubblicana. La scuola era una fucina di intelligenze anche negli anni del degrado della politica successiva alla fine della I Repubblica. Penso, citando il Croce che scriveva a De Gasperi, che la civiltà “laica o non laica che sia” fosse anche quella di Fratel Enrico che vedeva nell’impegno civile non solo una grande testimonianza cristiana, ma il desiderio di porsi al servizio della comunità corazzati di umiltà e di cultura. 


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Bruno Contenti, un Uomo
E’ mancato, anche lui ultranovantenne, a Vinovo Bruno Contenti, già dirigente dei servizi sportivi del Comune di Torino e presidente degli Amici del Castello di Vinovo che deve a lui la sua rinascita dopo decenni di abbandono. Gli impianti sportivi di Torino sono il risultato del suo lavoro.Fu un giovanissimo partigiano combattente nelle Divisioni Garibaldine ,anche se non esibì mai il suo impegno di patriota nella Resistenza. Di quegli anni serbò intatta la passione civile e la serietà che gli veniva da quella durissima esperienza. Era stato un vero combattente per la libertà e alla libertà teneva più di ogni altra cosa. Fu un padre e un nonno esemplare. Suo figlio è uno stimato ingegnere informatico a livello internazionale ,suo nipote è un allievo del Politecnico dove si fa molto onore. Dietro di loro c’era Bruno con la sua modesta, discreta e viva presenza,fatta di attenzione e di affetto.  Uomini come lui fanno sperare ad un’altra Italia in cui i valori civili e famigliari riprendano ad essere valori condivisi e praticati anche dai giovani. Ai suoi funerali si è raccolta la comunità di Vinovo dove viveva, attorniato dalla stima e dall’affetto di molti. I ladri vigliaccamente qualche mese fa tentarono di derubarlo, ma lui rimase imperturbabile, pur nell’amarezza di una situazione di precarietà e di illegalità tollerata che rende un pericolo anche il fatto di vivere in una villetta. Poteva sembrare un uomo come tanti, almeno tra quelli della sua generazione, ma non era così. Era un Uomo con la u maiuscola.


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Adriano Sofri mandante dell’omicidio Calabresi
Ieri ho presentato il mio nuovo libro (“Grand’Italia, ndr) al Salone di Torino. Proprio nello spazio vicino a dov’ero io, parlava Adriano Sofri, il responsabile e il mandante dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi per il quale tanti chiesero, senza ottenerla da Ciampi, la grazia . Anche Giuliano Ferrara fu tra i sostenitori di Sofri. Sofri fu condannato con sentenza definitiva al carcere, ma non scontò la pena comminata se non in minima parte. Ho provato disagio per questa vicinanza. Le figure di cui traccio il ritratto nel mio libro sono l’opposto di Adriano Sofri e dei suoi compagni di merende terroristiche. Guareschi scontò più di 400 giorni di galera per diffamazione e andò in carcere senza neppure interporre appello.  Alla fine della presentazione non mi sono trattenuto e l’ho detto apertis verbis. 

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LETTERE  scrivere a quaglieni@gmail.com

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Supercazzola a Librolandia

Sono stato giovedi’ all’inaugurazione del Salone del libro. Mezz’ora di coda per entrare, autorità in ritardo, caos indescrivibile per la sala Gialla . La vera inaugurazione l’avevano fatta con i soliti vip  alle Ogr  la sera prima. E’ stato uno sconcio. Ho visto un vecchio e supponente  vippino che, pronunciando l’equivalente della supercazzola, voleva evitare la coda. Cosa miserevole.
                                                                                                         Giuseppina  Ferreri

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Tante cose non stanno andando bene al Salone. Dovrei fare un lungo elenco . E’ il Salone organizzato dal circolo dei lettori. Non aggiungo altro. Finiranno di ucciderlo a vantaggio di Milano. Agli Stand gli inauguratori ufficiali non si sono visti. Sono solo venuti a farsi riprendere dalle televisioni. Penosi.
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Pagine “miserabbili”

E così, caro Quaglieni, mentre il Salone non ha soldi e non pagano i fornitori e chi vi ha lavorato nelle edizioni passate, Pasquaretta , addetto stampa della Sindaca di Torino, si becca una consulenza di 5mila euro  e viene subito pagato. Una vera pagina grillina come  quella dell’ex capo di Gabinetto che fece togliere una multa ad un amico, ma non avrebbe vegliato sull’evento del 3 giugno di un anno fa. Cosa ne pensa ?
                                                                                                                                     Gino Artusio
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Pasquaretta, a dimostrazione che  aveva torto marcio, ha detto che avrebbe restituito i soldi presi. Con collaboratori così Appendino non arriverà alla fine del mandato. Ugo La Malfa, in situazioni simili, avrebbe esclamato: “Miserabbili” con due b. Ma La Malfa era uno che si incazzava spesso. Io mi limito ad esprimere un garbato sconcerto.