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SPIGOLATURE DI VITA E STORIE TORINESI

Linea di confine. La rubrica della domenica

di ilTorinese pubblicato domenica 29 aprile 2018

di Pier Franco Quaglieni

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La cultura affonda – Scrittrici e assessore – 25 aprile

 

 

La cultura affonda
Ad allarmarci non è il caso di Noseda, un maestro che ha portato al successo il “Regio”, e meno che mai quello di Vergnano, un fedele dell’assessore Balmas che venne portato dall’Unione musicale dell’assessore alla sovrintendenza del “Regio”, sottratta al povero Balmas proprio dal prode Vergnano. Ovviamente molto gravi per le  conseguenze sono le dimissioni di Noseda, checche’ ne pensi un politico  che forse non conosce neppure una nota musicale e che ha voluto dire la sua anche in questa occasione, tessendo le lodi del nuovo sovrintendente. Lo sono  assai meno quelle di Vergnano, uno che ha costruito la sua carriera all’ombra tranquillizzante di un solido partito politico. Che Noseda se ne vada, dovrebbe essere un campanello di allarme  che evidenzia lo stato comatoso della cultura torinese e piemontese, governata da persone che politicamente si sono rivelate inadeguate al compito ricoperto. Mi riferisco alle due assessore alla cultura ,in modo particolare  a quella  regionale che ha letteralmente distrutto quanto realizzato da giunte di sinistra e di centro – destra con assessori come Fiorini, Ferrero, Nerviani, Leo, Oliva, Coppola.  Parigi si è installata all’assessorato imponendo criteri ”manageriali”  molto burocratici, anche dove era soprattutto  la qualità della cultura che doveva essere valorizzata e difesa, a prescindere dalle ricadute economiche e turistiche . La vera cultura ha ricadute sulla vita delle persone e non ha finalità venali. Abrogando la legge regionale 49/84 che garantiva, come rivela in modo inoppugnabile l’esperienza, un equilibrio che oggi non esiste più. Tante realtà importanti sono in crisi, mentre il comitato “emergenza cultura”, formato dai soliti noti, ha cessato ogni impegno, accettando i diktat della signora Parigi. La Regione convocò degli Stati Generali della cultura a cui non seguì nulla di concreto: un fiume in piena di promesse e di chiacchiere che si rivelarono dei veri specchietti per le allodole. E che dire della Fondazione  per il Salone del libro del cui fallimento appare il solo Picchioni e che adesso e’ stata sostituita dal Circolo dei lettori ? Il Salone del libro che non è mai stato davvero internazionale neppure nei suoi momenti aurei, oggi deve competere con Milano che da’ filo da torcere. Neppure i piccoli fornitori sono stati pagati e il liquidatore ha scoperto all’improvviso un conflitto di interessi -suoi clienti erano anche creditori del Salone- ed ha dato le dimissioni, lasciando in braghe di tela chi ha lavorato per il Salone e non ha visto finora un euro. Una situazione che offende chi lavora, di cui nessuno parla. Il Comune, al di là dei tentativi di scardinare il sistema Torino, penalizzando delle eccellenze come Patrizia Asproni, si è limitato a pubblicare  un bando con una ventina di vincitori, un bando opaco che rispecchia quelli della compagnia di San Paolo, il vero asse portante del sistema Torino che i grillini si sono ben guardati dal toccare. Lor signori gestiscono denaro pubblico con un’apparente imparzialità -i bandi – che però, alla luce dei fatti, si rivela molto discrezionale. A bando concluso, non si si conoscono i commissari che hanno valutato i progetti  e  meno che mai i criteri valutativi. On line appaiono i vincitori, senza neppure lo straccio di una graduatoria. Sono metodi non consoni ad un bando pubblico .  A Torino la Compagnia ha realizzato il Polo del’900,imponendo che tutto ruoti attorno ad esso. Ma anche la stessa libertà all’interno del Polo non appare cosi scontata perché il socio di maggioranza e’, dicono, molto presente, per non dire decisivo in ogni circostanza. L’autonomia del Polo e’ nelle mani di un presidente – galantuomo, Sergio Soave, ma nell’insieme sono gli uomini forti della Compagnia, detentrice del 50 per cento, a far sentire la loro voce come padroni di casa. Con questi sistemi la cultura libera e’ destinata a morire o, al massimo, a sopravvivere stentatamente. I soldi arrivano al Polo e al Circolo dei lettori . Questo è un fatto inoppugnabile che non garantisce affatto il pluralismo culturale, parola oggi sconosciuta. Eppure è proprio dalla differenza tra le idee che nasce la cultura intesa come crescita individuale e collettiva. Questi discorsi nessuno li fa più e ci si scandalizza per Vergnano e Noseda, quasi il problema fosse questo.


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Scrittrici e assessore
In una bella biografia di Natalia Ginsburg ( Sandra Petrignani “La corsara”, Neri  Pozza 2018) ho letto che Natalia Ginzburg ed Elsa Morante aborrivano essere definite scrittrici. Ho subito pensato alle tante sindache, assessore, avvocate che vogliono declinare al femminile le loro funzioni . La presidenta della Camera appartiene ormai al passato e la sen. Casellati ha detto di sentirsi presidente. Ginzburg e Morante non erano femministe e sentivano la letteratura come qualcosa che non potesse piegarsi a questioni di genere .


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25 aprile
Ogni anno la stessa sceneggiata: i palestinesi vogliono espungere dai cortei la Brigata ebraica che ormai, per ragioni anagrafiche, sarà ridotta ai minimi termini. I centri sociali se la prendono anche con i deportati nei campi di sterminio nazisti. Non si accaniscono contro gli internati militari in Germania perché sono ignoranti e non sanno neppure della loro esistenza . Furono oltre cinquecentomila soldati, sottufficiali, ufficiali che tennero fede al giuramento prestato e soffrirono fame,freddo,umiliazioni .Molti non tornarono. Fu lo stesso Alessandro Natta,anche lui internato,a parlare di “Altra Resistenza”.  Sembra ,pero’, che anche altri non vogliano  ricordare gli IMI,molto tardivamente equiparati ai resistenti .

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Lettere       scrivere a quaglieni@gmail.com

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Fico a piedi (con la scorta)
Cosa pensa del nuovo presidente della Camera che va piedi con una scorta di oltre venti persone attorno?
                                                                          Gigi del Papa

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Fico e’ persona inadeguata al ruolo a cui è stato chiamato. Ha gestito il suo mandato esplorativo in modo settario, facendo da catalizzatore per un accordo 5 stelle -Pd che appare aberrante. E’, al contrario di Di Maio, laureato,  laureato in scienze della comunicazione, una facoltà inutile che sforna solo disoccupati. Il suo linguaggio e’ disadorno, rivela  totale povertà culturale . E’, in sintesi, un vero grillino. Proviene dai centri sociali.  Sono almeno tre legislature che abbiamo presidenti della Camera non all’altezza. Fini, comunque,è  stato il peggiore: aveva anche un cognato… da soddisfare.