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Lo spettacolo Un passato infinito dell’associazione Nessun Vizio Minore ispirato a un romanzo del premio Nobel Mario Vargas Llosa è un invito ad accettare la nostra natura più profonda

L’identità scavata in Un passato infinito

di ilTorinese pubblicato mercoledì 14 marzo 2018

L’associazione teatrale Nessun Vizio Minore torna in scena venerdì 16 marzo alle 20.45 nella suggestiva cornice in San Pietro in Vincoli con Un passato infinito, per la regia di Angelo Scarafiotti. Lo spettacolo, nato nel 2015 e vincitore della rassegna teatrale Maldipalco del Tangram Teatro di Torino, è liberamente tratto dal romanzo “Appuntamento a Londra” del premio Nobel Mario Vargas Llosa. Tutto ruota intorno all’incontro in una stanza d’albergo tra Claudio, uomo irrisolto interpretato dall’intenso Davide Bernardi, e Sofia, donna conturbante e fatale, interpretata dall’affascinante Mara Scagli. La rievocazione di un passato lontano riesce a turbare Claudio e l’incontro con la misteriosa donna si tramuta presto in un gioco di specchi che costringe il protagonista a fare i conti desideri, verità inconfessabili, sensi di colpa, ambiguità. In questo tempo cristallizzato il protagonista viene travolto da un’inquietudine che lo conduce senza via di scampo a viaggiare dentro di sé. Il testo affronta con eleganza il tema dell’identità, del suo disvelamento che può avvenire solo nell’incontro con l’altro. La regia e la selezione musicale finemente curate non potevano trovare mani più sapienti di quelle di Angelo Scarafiotti. Attore, regista e formatore teatrale per Assemblea Teatro, Scarafiotti nella sua lunga esperienza professionale si è sempre contraddistinto per la sua ricerca e difesa delle particolarità, che siano individuali, politiche o sociali. Il suo stile è riconoscibile nel suo raffinato e sommesso grido di protesta contro ogni forma di omologazione. Commenta così l’allestimento: “Nella messa in scena ho lavorato molto sull’interazione tra i due personaggi, sulla loro psicologia così sfuggente e misteriosa e sulle loro dinamiche alterne, di incontro e di fuga, cercando di mostrare la loro diversità, prima nascosta e poi, nello svilupparsi della narrazione, sempre più evidente. Un gioco di emersioni consecutive che stupisce lo spettatore fino a rendere chiaro, quasi esplosivo, che, per quanti sforzi si possano fare, il passato torna sempre a presentare il suo conto, perché è possibile fuggire da tutto, tranne che da se stessi”. Intrigante e sensuale la protagonista femminile Mara Scagli che dal 2011, con il suo eccentrico alter ego artistico Carmilla Lux, si esibisce con successo in Italia e all’estero in un sofisticato duetto che mescola il varietà e il burlesque nel Cabaresque Show.Tenuto conto delle tematiche affrontate lo spettacolo ha ricevuto il patrocinio del Servizio LGBT della Città di Torino ed il supporto del Coordinamento Torino Pride GLBT.

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Abbiamo incontrato l’attore Davide Bernardi che è anche autore del testo e uno dei fondatori dell’Associazione Nessun Vizio Minore.

 

Ciao Davide, raccontaci qual è la cifra stilistica della vostra associazione.

La nostra associazione nasce nel 2011 dal’incontro di persone con diversi percorsi artistici, ma che si sono ritrovate a condividere un’ idea comune di messa in scena. Nelle nostre produzioni c’è una grande attenzione al testo, al racconto e, in particolare, a quelle storie che sanno mescolare dramma e commedia, perché il teatro è una metafora della vita e li include entrambi.Nella messa in scena ci piace lavorare col corpo e con gli elementi scenici, con grande attenzione alle scelte musicali. Potremmo definirlo un “teatro di narrazione con una visione contemporanea”. Ci siamo resi conto col tempo che il pubblico riconosce le nostre scelte e apprezza il nostro stile, e questo secondo me è il riconoscimento di una identità forte, di cui siamo grati.

Vieni da una formazione teatrale, e non solo, molto variegata ed eclettica, che spazia dal teatro classico a quello contemporaneo. Qual è l’esperienza che più ti ha segnato e influenzato nella tua decisione di diventare anche regista ad un certo punto del tuo percorso?

Il passaggio dalla recitazione alla regia ha come minimo comune denominatore l’amore per la scrittura. Amo molto la parola: scrivere, adattare, rivedere drammaturgicamente è comunque una forma di interpretazione. Quasi tutti i testi dei nostri spettacoli sono stati proposti da me e sempre da me curati. E quando lavori sui testi viene naturale cedere alla tentazione di vederli rappresentati come li hai immaginate. Il passaggio alla regia è quindi stata una conseguenza logica, anzi inevitabile, per me. Ed è la parte che amo di più ad oggi. L’esperienza più forte è stata proprio la prima: l’adattamento per la scena di un film, “La mia vita senza me”, a sua volta ispirato ad un racconto. Da qui è nata una vera e propria riscrittura originale che aveva come filo guida una immagine scenica che avevo in mente: i nastri delle videocassette VHS fatti scorrere tra le dita come fossero dei lettori di messaggi di una persona che non c’è più. Da questa immagine ho tratto il coraggio per portare in scena la nostra prima produzione di compagnia: “Prima che cada la notte” nel 2012.

 

Lo spettacolo, che è liberamente ispirato al romanzo di Vargas Llosa, “Appuntamento a Londra”, sembra un invito a scavare dentro la propria identità, dove spesso in quello che abbiamo ignorato sembra annidarsi la sostanza stessa della nostra vita. Oggi il teatro ha ancora questo potere di suggestionare, di instillare qualche dubbio, di offrire domande?

Il testo di Vargas Llosa è una indagine sulla verità, quella che riguarda noi stessi e che, proprio per questo, è la più difficile da accettare. In questo caso, il testo affronta l’identità di genere da un lato e l’omofobia dall’altro. Questa storia racconta di quanto difficile sia resistere al giudizio degli altri ed accettare la propria natura più profonda. Come già detto, il teatro è metafora della vita. Io credo profondamente che sia uno strumento per porsi dubbi, vivere alternative che magari non osiamo affrontare nella vita reale. Ma il potere della rappresentazione può darci il coraggio di immaginare quello che possiamo diventare.

 

Se dovessi consigliare ad un giovane che si accosta all’arte drammatica per la prima volta, quale esperienza formativa consiglieresti per cominciare?

Dico sempre che, prima che un attore, io sono un ottimo spettatore. Per avvicinarsi al teatro, io consiglio prima di tutto di andare a teatro: vivere l’attesa del sipario, il buio della sala, la partecipazione al testo, la catarsi degli applausi finali. E poi, se si decide di passare al palcoscenico, di non perdere mai di vista il divertimento, la passione, la curiosità. Si ha spesso l’idea del teatro come una cosa seriosa, noiosa. Chi lo pensa, forse, ha la stessa idea della propria vita. E ilproblema allora non è il teatro.

 

Giuliana Prestipino

 

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