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DALLE FIRME FALSE AL GRATTACIELO DI FUKSAS LO STELLONE DI CHIAMPARINO "IL FORTUNATO" SEMBRA ESSERSI UN PO' APPANNATO. E L'AFFONDO ARRIVA CON LE DICHIARAZIONI DI SORIA

L’ex patron Giuliano canta: scherzo di Carnevale o inizio della Quaresima per Sergio?

di ilTorinese pubblicato domenica 22 febbraio 2015

chiampa gofalone

soriaLIBEROIL GHINOTTO DELLA DOMENICA

Politici, scrittori, giornalisti, attori … era il circo mediatico che ruotava intorno alle mille iniziative di un premio elefantiaco, che da letterario aveva finito per occuparsi di tutto un po’. “E tutti sapevano che funzionava così”, ha chiosato Soria, il principe decaduto della cultura piemontese. Forse proprio questa è l’amara verità

 

E’ stato lo scherzo dell’ultimo giorno di Carnevale o l’inizio della Quaresima per Chiampa? Dopo aver inanellato una lunga serie di vicende fortunate, ultimamente lo “stellone” del governatore pare un po’ appannato. Infatti, appena uscita per il rotto della cuffia, dall’inchiesta di rimborsopoli – tutti i principali esponenti Pd prosciolti per assenza di dolo – la maggioranza a Palazzo Lascaris si trova a far fronte allo scandalo delle firme false e all’indagine sul nuovo grattacielo Fuksas, una serie di colpi che avrebbe steso anche Carnera. Ma l’uppercut è arrivato inaspettatamente dal processo sul Premio Grinzane, che pareva avviato in sede di appello verso un dolce oblio. E invece, l’ex-patron Giuliano Soria, proprio di Martedì Grasso, con una deposizione spontanea, ha – direbbe il buon Sergio – “desdavanato” la sua verità. E ha detto che, sì lui ha fatto un sacco di errori, ma di questo sistema hanno beneficiato in molti, politici, scrittori, giornalisti, attori … insomma tutto il circo mediatico che ruotava intorno alle mille iniziative di un premio elefantiaco, che da letterario aveva finito per occuparsi di tutto un po’. “E tutti sapevano che funzionava così”, ha chiosato il principe decaduto della cultura piemontese. Forse proprio questa è l’amara verità.

 

Ora, le dichiarazioni che riguardano il “supporto” che Soria avrebbe dato negli anni a tutta una serie di rispettabili personaggi,  da Bresso a Chiamparino,  da Alfieri a Oliva a Leo, da Corrado Augias ad Alain Elkann, da Michele Placido a Giancarlo Giannini, provengono da un soggetto la cui credibilità “sta a zero”, già condannato pesantemente  in primo grado e in procinto di esserlo in appello. Ma, comunque, il reo è stato prodigo di particolari, di dettagli, ricordando cifre e circostanze, luoghi e persone, e affermando spavaldamente che di molte “dazioni” aveva persino testimoni a conferma. Per esempio, per i contributi alle campagne elettorali comunali di Chiampa, come ha parzialmente ammesso lo stesso ex-assessore Alfieri, pur ribadendo che i contributi non erano in nero, ma regolarmente registrati. Il problema, però, è di capire se provenivano dal portafoglio personale di Soria o dalle casse del Grinzane: interrogativo retorico, dal momento che il processo ha appunto dimostrato come il Giuliano non facesse molta distinzione tra le sue tasche e i fondi del premio.

 

Comunque la pietra nello stagno lanciata da Soria non ha mancato il bersaglio. Già il giorno dopo, in mezze procure d’Italia, magistrati attenti hanno letto i giornali e si sono ricordati dell’obbligatorietà dell’azione penale, che impone loro di intervenire. Di qui, aperture di fascicoli, convocazioni di “persone informate sui fatti”, perquisizioni della Finanza in Comune, in Regione, nelle abitazioni e sui conti in banca dei supposti beneficiari (che peraltro annunziano querele e richieste di risarcimento danni).Come mai i giornali – che spesso pubblicano gli avvisi di garanzia prima della loro emissione – non hanno riportato nulla di tutto ciò? Semplicemente perchè quel sognatore di Ghinotto si è lasciato prendere la mano e, nelle ultime righe precedenti, ha raccontato non la realtà di un “paese normale” – diciamo – ma il sogno di chi ha una inguaribile, non sempre ben riposta, fiducia nei superiori, competenti uffici.

 

Perché questa vicenda avrà certamente il suo risvolto mediatico, le sue polemiche politiche (già i grillini chiedono di discuterne in aula), i suoi strascichi sulla credibilità già sottoterra di una casta che comprende, oltre ai politici, giornalisti e vip, ma senza la discesa in campo dei “panzer” giudiziari si chiuderà in una bolla di sapone. Anche perché, come s’incaricano subito di spiegare i gazzettieri di regime, che bisogno ci sarebbe di intervenire, se per molti reati parrebbe già scattata la prescrizione? Peccato che non sempre si sia ragionato così e che “certi” procedimenti siano stati portati avanti fin quando è stata la suprema Cassazione a dichiararla, la prescrizione, dopo che il “fango nel ventilatore”, per dirla ancora alla Chiampa, aveva già raggiunto il soffitto.

 

Ghinotto