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Presso “martinArte” di corso Siracusa

Le opere di tredici artisti, dallo spirito alle tecniche ai soggetti più diversi

di ilTorinese pubblicato mercoledì 1 febbraio 2017

RABBIONE4Affacciato su corso Siracusa (numero civico 24/a), incorniciato attraverso un piccolo giardino e una passerella posata su uno specchio d’acqua, è “martinArte” – sì, la maiuscola sta nel centro -, un vivace laboratorio d’arte in cui, sotto la direzione di Paola Barbarossa, dall’inizio del nuovo millennio, si ritrovano, con la scusante della passione e del desiderio d’immergersi nel mondo vasto della creatività, persone di età e di interessi completamente differenti, insegnanti con il compito di incanalare, portando professionalità ed esperienza, dentro giovanissimi (dai 6 ai 14 anni) o più o meno giovani (senza limiti) allievi stimoli, tecniche, dal carboncino alla sanguigna, dall’acquerello alla tempera all’olio, senza dimenticare la manipolazione della creta a cottura raku, la creazione in vetro di oggetti Tiffany, la decorazione a terzo fuoco della porcellana, la pittura su stoffa, vetro, legno, la creazione di gioielli personalizzati, e ancora consigli, colori, metodi, confronti, i più diversi livelli di perfezionamento. Un luogo tutto dinamico, ricco d’impegno, “facile” e ospitale, fantasioso, pronto ai risultati. Non solo laboratorio, ma galleria d’arte, dove artisti già affermati o giovani in cerca di una precisa e confortante conferma espongono le loro opere. Terminerà venerdì 10 febbraio la collettiva “Incontri 2016”, tredici artisti dallo spirito alle tecniche ai soggetti più diversi. Fernando Montà inquadra entro cornici neroverdi i suoi fiori, l’installazione di Claudio Vindigni raccoglie in un aspetto piramidale, con un alternarsi di profondi ricordi storici e impensabili boutade, la figura di Antonio Vivaldi, il Prete Rosso, bizzarramente tra manifesti e scatole, barattoli di vetro e cassette, il tutto inalberato su una importante poltrona rossa.

 

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RABBIONE3Piacciono i pastelli su cartone creati intorno al tango da Sergio Vasco, segni incisivi capaci di costruire momenti e movimenti vivaci e vitali, di vivificare certe atmosfere quasi ovattate, mistiche, di trasmettere quel dialogo silenzioso che con la danza si viene a formare tra i ballerini, sempre in un’atmosfera e in un perfetto connubio tra realismo e magia. Come ci si sofferma con interesse dinanzi alle opere di Mauro Lisardi, di eccellente formazione presso la nostra Accademia Albertina con artisti quali Mario Calandri e Francesco Casorati, acqueforti e serigrafie dietro cui trova spazio il suo mondo interiore, anch’egli affidandosi all’immediatezza delle sensazioni o al carico della memoria, al proprio vissuto, immergendo ogni componimento in una esatta quanto preziosa geometria. Ne nascono i reticolati scuri e le macchie di colore di “Rosso e nero” o di “Sintesi C7”, accattivanti, approfondite, convincenti prove di un incisivo linguaggio grafico.

A lato dei visi femminili di Luigi Coppo stanno all’interno di teche bianche le variopinte farfalle in ceramica firmate da Gilda Brosio, la madre e il figlio chiusi in una pittura “alla” Klimt proposta da Martina Barrottu guardano davanti a sé al delfino raffinato e materico, dalle preziose linee sinuose, incorniciato tra il grigio e il blu, di Mariella Bogliacino che continua, ancora con uno sguardo alla mitologia, nell’esplorazione della materia.

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“Divertente creativo spiazzante”, “un nuovo sguardo sulla fotografia” sono alcuni dei giudizi lasciati davanti alle immagini di Cosimo Savina, immagini in chiaroscuro composte di particolari finissimi, piccoli rami addossati a fondi sabbiosi, visioni di ricami di felci che quasi si tramutano in leggeri ventagli mossi dal vento, un intreccio di sensazioni visive, di studiate gamme tra grigi e neri, di effetti RABBIONE2di luci e di lampi improvvisi, un raffinato costruirsi di ombre soffuse. Particolarmente curiose le opere di Daniele Nessi, giovane poco più che trentenne, che nascono da originali a matita, di accuratezza e poeticità notevoli, poi interventati in modo digitale trasformandosi in sketch di vita contemporanea, di un sapore che corre tra il reportage e la cartellonista pubblicitaria. Ancora gli interventi di Davide e Giovanni De Agostini, figlio e padre, il primo dando forma – e l’opera è bella nella sua tragicità, come le tante opere “infelici” che conosciamo di lui – con matita e carboncino ad un cadavere femminile, scarnificato in un arto ma abbellito e ingentilito nel suo abito di tulle, il secondo affidandosi ancora una volta al paesaggio, qui avvolto nelle nevi invernali e di colori scuri, o con piccoli gruppi di barche ammassate contro spoglie scogliere. In ultimo, affida agli acquerelli morandiani la riscoperta del desiderio di disegnare e dipingere, assai felicemente, Giacomo Vitagliani, tra animate scodelle e bottiglie, con un’invenzione di eccellenti, squillanti colori (i suoi gialli, i verdi), di estrema precisione di particolari, insomma un concreto bentornato alle proprie origini.

 

Elio Rabbione

 

 Nelle immagini, dall’alto:

 

Mauro Lisardi, acquaforte su carta, 35×45 cm., 2016

Giovanni de Agostini, olio su tavola, 35×45 cm., 2011

Daniele Nessi, disegno a matita intervento in digitale, 35×45 cm., 2016