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Possibile una notevole ricaduta su un territorio che sta cercando la via della crescita turistica come il Monferrato

Le bollicine piemontesi di Martinotti

di ilTorinese pubblicato venerdì 2 marzo 2018

Il nome di Federico Martinotti e del suo metodo di vinificazione potrebbe diventare presto un veicolo per fare conoscere a milioni di persone il Monferrato in giro per il mondo. In occasione della prossima edizione del “Vinitaliy”, la più grande manifestazione dedicata al vino italiano, che si svolgerà dal 15 al 18 aprile a Verona, il Comitato Casale Capitale della Doc   l’Associazione Donne del Vino, in più incontri di questa importante vetrina di respiro italiano e mondiale, faranno una proposta semplice ma rivoluzionaria. Lo ha anticipato giovedì scorso, Andrea Desana, presidente del Comitato, già assessore provinciale di Alessandria e direttore della Coldiretti di Vercelli e Biella, in un incontro di approfondimento con gli allievi delle classi terze (Enogastronomia e Sala/Vendita) dell’Istituto alberghiero Artusi di corso Valentino a Casale. L’occasione, concordata con l’Istituto scolastico e con il docente di Diritto e tecniche amministrative delle aziende ristorative Massimo Iaretti, era quella di spiegare ai ragazzi ed alle ragazze il contesto nel quale era nata e si è poi sviluppata sino ai giorni attuali la legislazione sulla denominazione di origine controllata – Doc e controllata e garantita – Docg dei vini italiani. E il relatore era assolutamente titolato a parlarne, in quanto figlio di Paolo Desana, il senatore casalese che nel 1963, alle ultime battute dei quella legislatura, riuscì a portare a termine, dopo quasi un secolo una legge in quel senso, quando la Francia principale competitor a livello internazionale l’aveva dal 1935. E proprio nel 2013 venne costituito un Comitato per ricordare quanto avvenne. Nel citare i nomi della vitivinicoltura italiana Andrea Desana, ha ricordato anche Federico Martinotti, di Villanova Monferrato, direttore della Regia stazione per l’enologia di Asti ed inventore del metodo di fermentazione dello Champagne in autoclave, oggi chiamato “Charmat”. “Proporremo – ha detto – ai produttori italiani di inserire in etichetta di vini come l’Asti Spumante o il Prosecco, che è stato vinificato con la denominazione Metodo Federico Martinotti – Villanova Monferrato. Questo vorrebbe dire che, calcolando la produzione dei nostri vini spumanti, tutti di ottima qualità e oggetto di esportazione in tutto il mondo, il nome Monferrato, sia pure indirettamente, andrebbe ad essere posto, su una quantità pari a circa seicentottanta milioni di bottiglie ogni anno”. E tutto questo potrebbe avere una notevole ricaduta su un territorio che sta cercando la via della crescita turistica come il Monferrato. Nel suo intervento, durato circa un’ora e seguito con attenzione dagli allievi dell’Artusi (all’incontro ha assistito anche un assistente tecnico, Lorenzo Damosso, ex allievo Artusi, che nella sua tesina per l’esame di Stato dedicò uno spazio proprio a Paolo Desana) ha anche citato le cattedre ambulanti della seconda metà dell’Ottocento, iniziate da Giuseppe Antonio Ottavi, corso di origine ma diventato monferrino nel corso della vita, dei suoi figli e di Arturo Marescalchi.

 

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