Home » Cosa succede in città » L’avventura di Baricco nella “piccola Parigi” della Scuola Holden
I CONTI DELLA CULTURA

L’avventura di Baricco nella “piccola Parigi” della Scuola Holden

di ilTorinese pubblicato martedì 15 settembre 2015

HOLDEN

 

tosettoSTORIE DI CITTA’ /

di Patrizio Tosetto

 

Nel cuore di Porta Palazzo opera la Scuola Holden che “è” Baricco. Si fonde in tutt’uno: ideatore, gestore, affascinante “Capo”. Purtroppo sono lontani i tempi di quando, ancora residente a Roma, invitava i suoi stretti collaboratori a casa sua dopo averlo ascoltato all’Auditorium di Roma

 

Via Borgo Dora sembra una piccola Parigi. Sicuramente la Parigi letteraria, quasi di fine Ottocento. Sono affascinanti i suoi negozi di antiquariato come i bar per mangiare un boccone, come per un casalingo aperitivo. Quando si ha fortuna ci si può incontrare anche  Alessandro Baricco. Una mezza birretta con le immancabili Camel blu. Sigarette nobili. Affascinante persino quando ascolta, con il capo dà segni di assenso, per poi magari rispondere che non è d’accordo o comunque che non è stato convinto. Del resto non è una sorpresa: dal 2013 nel cuore di Porta Palazzo opera la Scuola Holden che “è” Baricco. Si fonde in tutt’uno: ideatore, gestore, affascinante “Capo”. Purtroppo sono lontani i tempi di quando, ancora residente a Roma, invitava i suoi stretti collaboratori a casa sua dopo averlo ascoltato all’Auditorium di Roma. Sono lontani quei tempi perchè Alessandro Baricco non abita piu  a Roma, la Scuola Holden è passata da Corso Dante a Porta Palazzo, e quei decennali collaboratori sono stati allontanati, in altre parole licenziati. Sia ben chiaro che il Professore fa le cose bene. Ha ottimi consulenti.  Poi è anche personale amico del Presidente del Consiglio che gli ha mandato in aiuto Andrea Guerra, diventato all’ultimo socio ed apprezzato manager. Ora e stata allontanata Lea Maria Indiorio, sua braccio destro da oltre 10 anni. Anzi sua ex braccio destro. Unica responsabile dei disavanzi economici?

 

In verità ci aveva tentato Carlo Feltrinelli a capirci qualcosa nei conti. Il noto rampollo dell’editore rivoluzionario, tra un drink e l’altro, mandava i suoi  milanesi commercialisti per capirci qualcosa, e contenere i costi già quando la sede era ancora in corso Dante. Ma Lea Maria Indiorio teneva botta, imponeva alle sue collaboratrici l’ordine e la consegna dell’obbedienza al Vate, il quale rassicurava che, fin tanto fosse rimasto socio della scuola, con il 51% delle quote nessuno sarebbe stato  licenziato. Poi, dovendo mettere mano al suo portafoglio, ha cambiato idea. Peccato che ha rifiutato l’incarico da Ministro della Cultura. I conti della società continuano a non funzionare. Alto l’indebitamento con le banche, parrebbe  senza adeguate garanzie patrimoniali della società che ha solo per altri 26 anni in uso l’edificio di proprietà del Comune. Ma stiamo ancora aspettando, come cittadini, la certificazione regionale sulla rendicontazione, dei vecchi finanziamenti pubblici ricevuti dalla Scuola Holden. Del resto quando ci si è scottati con l’acqua calda si ha paura anche dell’acqua fredda. Giuliano Soria, Rolando Picchioni – seppur con le debite differenze – ne sono un esempio, ed anche nella Fondazione fratelli Rosselli molte cose di carattere economico non tornano. Tanti soldi pubblici ( fondi europei ) stanno arrivando alla Scuola Holden. Alessandro Baricco è un ottimo insegnante. Francamente non sempre lo capiamo quando scrive ( sicuramente è un nostro limite ), ma abbiamo forti dubbi sulle sue qualità manageriali. E quando si “maneggiano” soldi pubblici è una legittima preoccupazione.