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Nelle sue opere un invito a riflettere sul rapporto tra progresso tecnologico e tutela dell’ambiente.

L’arte emozionale di Marco Appicciafuoco interpreta e trasforma la natura

di ilTorinese pubblicato mercoledì 7 febbraio 2018

L’estro creativo dell’artista è sì qualcosa di innato, ma raggiunge la sua piena espressione grazie allo studio e all’impegno, alla ricerca tecnica e alla passione. Tutto questo è ben presente nelle opere di Marco Appicciafuoco,  scultore  e non soltanto, che dà all’arte un valore aggiunto, attribuendole una visione più vasta, dove  materia e forma divengono oggetto di  una concettuale transustanziazione ecologica ambientale e antropologica. Appicciafuoco, teramano, classe 1970, considerato vicino alla  “transavanguardia”, traduce in arte l’ alterazione fisica dei materiali attraverso sollecitazioni e tecniche, come l’incisione, la pressione meccanica, la combustione e l’irradiazione di luce, con un occhio di riguardo  ai temi quanto mai attuali delle emergenze ambientali e degli  equilibri ecologici da salvaguardare. Insomma, arte intesa anche come messaggio sociale,  come invito a riflettere sul rapporto tra progresso tecnologico e tutela dell’ambiente. L’originalità di Appicciafuoco è stata ben sottolineata dal critico Franco Speroni: “le sue opere  abitano un crinale dove il quadro, la scultura, la composizione polimaterica, l’oggetto d’arredo, nella sua accezione manierista di monumento miniaturizzato, si confondono tra loro rendendo insufficienti le distinzioni paradigmatiche alle quali siamo stati abituati”. I materiali impiegati (superfici riflettenti metalli e luci, o più  tradizionali, come la ceramica) fanno rivivere  forme e flussi vitali degli ambienti primigeni e vitali : i pendii montani, i profili delle cime, i flussi d’acqua che fondano valli superficiali e antri sotterranei, le stratificazioni geologiche, le cromie e le ossidazioni delle pietre. “Nelle sue opere – evidenzia ancora Speroni – i saperi delle tecniche artigianali insieme alla percezione del suo territorio non determinano strutture chiuse e nostalgiche ma catalizzatori emotivi che trasformano la storia vissuta in qualche altra cosa che sta accadendo, come ci fosse una metamorfosi in corso. Per questo si può parlare di oggetti emozionali. L’argilla, il grès, il vetro, l’acciaio, la luce, che Marco usa, danno ai suoi lavori aspetti mutanti che stimolano vie di fuga laterali, al di là di ogni chiusura simbolica dentro significati predeterminati”.

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NOTE BIOGRAFICHE

Marco Appicciafuoco nasce a Teramo nel 1970, si diploma presso Istituto Statale d’Arte F. A. Grue di Castelli e a livello universitario, matura il grado più elevato dell’alta formazione artistica presso l’Accademia di belle Arti dell’Aquila. Segue con attenzione le varie ricerche estetiche della contemporaneità, attraverso un continuativo lavoro di ricerca, sperimentazione e confronto. Partecipa a diverse esposizioni, personali e collettive, nazionali e internazionali e collabora con autori come: Luigi Ontani, Michelangelo Pistoletto, Sandro Chia e Enzo Cucchi, di seguito conosce Ettore Sottsass, Johanna Grawunder e così via  ricevendo consensi, premi e riconoscimenti professionali. Molto importante è da ritenere la sua lunga permanenza a Castelli (Te)  e Daniela Faiani con cui vive e da sempre condivide e affianca le sue molteplici collaborazioni ed esperienze artistiche. 

 

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