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Oltre Torino. Storie miti e leggende del Torinese dimenticato

La vera leggenda del monastero di S. Maria della Stella

di ilTorinese pubblicato venerdì 2 novembre 2018

Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce

Folletti e satanassi, gnomi e spiriti malvagi, fate e streghe, questi sono i protagonisti delle leggende del folcklore, personaggi grotteschi, nati per incutere paura e per far sorridere, sempre pronti ad impartire qualche lezione. Parlano una lingua tutta loro, il dialetto dei nonni e dei contadini, vivono in posti strani, dove è meglio non avventurarsi, tra bizzarri massi giganti, calderoni e boschi vastissimi. Mettono in atto magie, molestie, fastidi, sgambetti, ci nascondono le cose, sghignazzano alle nostre spalle, cambiano forma e non si fanno vedere, ma ogni tanto, se siamo buoni e risultiamo loro simpatici, ci portano anche dei regali. Gli articoli qui di seguito vogliono soffermarsi su una figura della tradizione popolare in particolare, le masche, le streghe del Piemonte, scontrose e dispettose, mai eccessivamente inique, donne magiche che si perdono nel tempo e nella memoria, di cui pochi ancora raccontano, ma se le loro peripezie paiono svanire nei meandri dei secoli passati, esse, le masche, non se ne andranno mai. Continueranno ad aggirarsi tra noi, non viste, facendoci i dispetti, mentre tutti fingiamo di non crederci, e continuiamo a “toccare ferro” affinchè la sfortuna e le masche, non ci sfiorino. (ac)

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8 / La vera leggenda del monastero di S. Maria della Stella

Ci troviamo a Rifreddo, in provincia di Cuneo, un paese adagiato tra i piedi del Monviso e le pendici del Monte Bracco. È il 1495, il sole si rincorre con la luna, i contadini dedicano il proprio sudore al grano che hanno seminato nei campi, le donne grattano i panni al fiume con le mani tozze e indurite dal freddo della corrente, e su tutto domina il Tribunale dell’Inquisizione. Sono anni complessi, la superstizione si confonde con il pettegolezzo, l’antipatia e l’invidia si tramutano in colpa e il giudizio degli uomini si maschera sotto il volere divino. In quell’anno, all’interno del monastero cistercense femminile, morì misteriosamente un inserviente, subito si gridò alla maledizione e la badessa chiamò l’inquisitore milanese Vito Beggiani, per indagare sul misfatto. L’astuto investigatore non ci mise molto a scovare il colpevole: senza troppa sorpresa venne accusata una donna, originaria di Gambasca, un paesello poco distante, la signora Caterina Bonivarda, additata come temibilissima masca. Ma Caterina da sola non poteva lenire l’ego di Vito Beggiani, che fece il diavolo a quattro per estirpare tutto il male da quelle terre, condannando al rogo altre otto masche, tutte amiche e “complici” della malefica assassina. Al processo parteciparono tutti, ogni componente del villaggio sentì la necessità di raccontare la sua, ciascuno convinto che la propria parte di storia sarebbe stata la briciola cruciale che avrebbe finalmente reso giustizia.  La sentenza non stupì e le nove donne furono messe al rogo, secondo il volere dei Santi e di qualche funzionario ecclesiastico. Tra il 2014 e il 2015 i ragazzi del PIT, (Paranormal Investigation Team), decisero di indagare sulle “presenze” che ancora vogliono calpestare i ciottoli consunti del paese; le indagini si svolsero in collaborazione con il team di “Mistero”, che nel marzo 2015 andò in onda con una puntata televisiva su tale tematica. Molti affermano che le masche non se ne siano andate, e che, al contrario, adirate per essere state arse vive, si aggirino ancora minacciose per il borgo.  Forse proprio per tranquillizzarle, il Comune di Rifreddo organizza da molti anni una manifestazione particolarmente suggestiva, chiamata “La notte delle Streghe”; in quella notte il paese torna indietro nel tempo, i partecipanti si travestono da streghe e da spiriti e narrano le proprie sventurate vicende ai visitatori curiosi. L’iniziativa, che si mette in scena durante la penultima domenica di ottobre, nel periodo di Halloween, è molto sentita e curata nei minimi dettagli, anima il paese di una forza dirompente, affascina i turisti, grandi e piccini, tanto da essere stata insignita del riconoscimento di “Meraviglia Italiana”. Si ripercorre il drammatico evento accaduto in quel lontano passato, e si rende omaggio alle masche sventurate;

l’interpretazione della vicissitudine antica prevede ricostruzioni storiche e letture di documenti, visite a tema e passeggiate, in un percorso che non disdegna di passare attraverso le rovine del monastero da cui tutto partì.Ciò che accadde in questo luogo risulta particolarmente importante, poiché gli atti del processo di Rifreddo costituiscono una delle rarissime testimonianze italiane di processi per stregoneria. Sono persino giunte fino a noi le deposizioni del Tempus Gratiae, cioè gli interventi dei paesani chiamati a deporre sui fatti indagati, e le dichiarazioni delle donne accusate. Inoltre, tali attestazioni sono state oggetto di studio da parte dei Professori Colomba, Grado Merlo e Niccolini, i quali hanno raccolto gli approfondimenti della triste storia, confluiti poi, in un volume intitolato “Lucea talvolta la luna. I processi alle masche di Rifreddo e Gambasca del 1495″, (pubblicato con il patrocinio del Comune di Rifreddo e della Provincia di Cuneo).Certe volte la giustizia trionfa. Per chi ha la caparbietà di far sentire la propria voce oltre le fiamme e ha la pazienza di aspettare, anche molto tempo. E chi, più di una donna, è capace di attendere la propria vendetta? Forse solo una donnamasca.

Alessia Cagnotto

 

 

 

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