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Dislocati principalmente nella base libanese di Al Mansouri

La Taurinense rientra dal Libano dopo sei mesi di missione

di ilTorinese pubblicato giovedì 19 maggio 2016

“Leonte 19”

Nell’ampio piazzale della caserma Monte Grappa si è celebrato ufficialmente il rientro dei nostri alpini

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Partiti il 14 ottobre, i militari sono rientrati il 18 aprile dopo sei mesi di missione nel Libano del Sud, impegnati al Comando del Settore Ovest nella missione ONU denominata “Unifil”. La missione Unifil, una delle più vecchie dell’ONU, è nata nel 1978 per volontà del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele. Solo nel 2006, il Consiglio di Sicurezza ha sancito la cessazione delle ostilità disponendo il rinforzo dell’Unifil fino ad un massimo di 15mila militari.

Dopo quasi vent’anni dall’impegno in Mozambico, la Brigata Taurinense è tornata ad operare sotto l’egida dell’ONU indossando il consueto casco blu delle operazioni di pace. Sin dal 2006 il primo compito dei caschi blu è stato quello di monitorare il cessate il fuoco tra le parti. A distanza di anni, la Brigata Taurinense nel suo semestre ha mantenuto il controllo dell’area assegnata, con una presenza continua ma mai invasiva, nei villaggi a fianco dei civili e dei militari libanesi. Durante i sei mesi di missione, sono state oltre 34 mila le operazioni condotte nel settore, di cui il dieci per cento a fianco delle Forze armate libanesi.

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Gli alpini, dislocati principalmente nella base libanese di Al Mansouri, provengono dal Reggimento “Nizza Cavalleria” di stanza a Bellinzago novarese e dal Battaglione alpini “L’Aquila” del 9° Reggimento alpini. Oltre a questi, hanno partecipato anche il Reggimento logistico taurinense con il “Combat Service Support Battalion”, assicurando il supporto logistico a tutto il contingente italiano, mentre altre unità della Brigata, composte da unità fornite dal 32° Reggimento Genio Guastatori, dal Reparto Comando e Supporti tattici “Taurinense”, sono state impegnate nel Battaglione di supporto alle attività operative.

Gli Alpini hanno operato all’interno di un contingente multinazionale di circa 4 mila militari, svolgendo compiti di sicurezza, di assistenza ed addestramento alle Forze armate libanesi e sviluppando, nel contempo, importanti progetti di collaborazione civile e militare a favore della popolazione locale e a sostegno della pace.

Tra questi meritano un ricordo i progetti realizzati nell’area di responsabilità dei caschi blu italiani, a favore delle scuole di Burj Shamali e di Majda Zun, grazie all’iniziativa umanitaria della famiglia Dapoto che ha voluto ricordare, in questo modo, il figlio Antonio – primo caporal maggiore del reggimento Nizza Cavalleria – tragicamente scomparso pochi giorni prima della partenza per la missione nella terra dei cedri. E merita ricordare anche la collaborazione nel recupero dell’area archeologica della regione di Canaan, tra le più suggestive al mondo.

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Questa mattina, alla presenza di autorità civili e militari, di familiari e di ospiti, il generale Franco Federici, Comandante della Brigata alpina Taurinense, ha aperto i festeggiamenti ricordando le attività svolte dai militari italiani all’estero e ringraziando gli alpini che, per la prima volta in Libano, “hanno portato con orgoglio la loro penna sull’elmetto blu”.

Dal punto di vista militare, per la prima volta nella storia della Taurinense si è sperimentato un comando italofrancesi, frutto di un’intesa con la brigata alpina dell’esercito francese. “Due tradizioni alpine unite dalla stessa preparazione militare ed un battesimo operativo di un tandem militare creato dai due governi per affrontare i nuovi scenari mondiali sul fronte della sicurezza”, ha dichiarato il generale Alberto Primicerj, Comandante delle Forze operative terrestri italiane, nel suo intervento durante la cerimonia.

Manuela Savini

 

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