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Salvini imperturbabile continua: tanto io vinco e gli altri no. Riproponendo che quasi quasi in Piemonte il candidato del centro destra lo propone o impone lui

La tarantella della politica

di ilTorinese pubblicato domenica 3 marzo 2019
Ora c’è pure il fuoco amico di Calenda che preferendo Crosetto a Sergio Chiamparino butta il suo sasso , anzi i suoi sassi nello stagno del centro sinistra
Crosetto molto arrabbiato con la politica che non vuole saperne di una candidatura e che sostiene di essere di nuovo un uomo libero quando verranno accettate le sue dimissioni da deputato. Ed allora perché Calenda candida un politico che non vuole più essere candidato? Mistero. Direi mistero fittissimo. Basiti molti esponenti del Pd piemontese che arrivano a concludere che la boutade significa una delegittimazione del Chiampa. Ora? Che senso ha? Va bene che Calenda entra esce ritorna e si stufa del Pd. Eppure il Chiampa non è poi così filo PD. Anzi direi proprio che ha costretto obtorto collo ad affrontare questa avventura delle liste civiche. In fondo il Chiampa è riuscito nel rendere il PD indispensabile ma non sufficiente per le sorti del centro sinistra.  E la nostra Repubblica, almeno per ora , non è  più  bipolare ma tripolare. Con i pentastellati che si stanno sciogliendo come neve al sole. Parola d’ ordine di centro sinistra e centro destra: essere briosi. Ma mentre il centro destra se Salvini non molla continua ad avere il vento in poppa mi risulta difficile capire fino in fondo il PD. Credevo che il 3 marzo di sera si sapesse chi era il segretario. Precisamente se un candidato non supera il 50 % è tutto rinviato alla Assemblea Nazionale. Detto in altro modo, se Zingaretti supera la soglia non avrà condizionamenti. Viceversa dovranno fare accordi che presuppongono accordi.  Non capisco la ratio  di queste scelte congressuali organizzative. Si vedrà quanti voteranno, altro indicatore politico. Ma nel complicarmi il tutto ci sono anche quelli di Liberi e Uguali. Cerco  di capire ma non ci riesco proprio. Questo insieme viene dato al 6 o 7%  frazionato tra le liste che ci saranno. Quante? Qui ci vorrebbe un indovino. Nel mentre dal 15 febbraio Foietta non è più commissario  degli appalti  per la Tav ed in ultimo un supplemento d indagine della commissione costi e benefici.  
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Insomma, la tarantella continua. Con la solita ed a questo punto angosciata domanda: che cosa penseranno all’ estero di questo incomprensibile a fatuo atteggiamento del nostro governo? E che cosa penseranno di noi Italiani? Persino il sobrio Tria ha sostenuto che andare avanti nei lavori è anche una questione di credibilità.  Ciò che non interessa a Toninelli che rivendica di essere lui e non Conte ad aver chiesto questo approfondimento.  Evidentemente non hanno paura del ridicolo. Mentre quel che mi stupisce è l’affabilità di Matteo Salvini.  Imperturbabile continua: tanto io vinco e gli altri no. Riproponendo che quasi quasi in Piemonte il candidato del centro destra lo propone o impone lui.  Ricapitoliamo. Il Fregoli  che è responsabile almeno per il 50 % di questa tarantella sostiene che con la sua vittoria in Piemonte si risolverà la questione Tav. Lui che la complica, lui che la risolve. Intravedo un certo piano diabolico . Che, come succede a quasi tutti i piani diabolici, riuscirà grazie a diversi fattori,  perché in politica come nella vita non esiste il vuoto. O se momentaneamente esiste viene immediatamente riempito. Ed in questo caso da Matteo Salvini. Così non si capisce un Pd tanto tentennante.  Il fuoco amico di Calenda che già prima aveva provocatoriamente proposta la  Fornero sicuramente tra i più bravi ministri tecnici della Repubblica ma sicuramente tra i Ministri più invisi. Mi si può obbiettare che competenza e simpatia possono anche non coesistere.  Ma l’incresciosa realtà degli esodati è lei che l’ ha prodotta. Testimonianza che anche la competenza ha i suoi limiti. Chi viceversa non stupisce sono i pentastellati.  O quel che ne  rimane. L’ Appendino non ha più la maggioranza in consiglio comunale. Molti, come lo stesso Grillo, minacciano scissioni e cataclismi se Giggino cede a Matteo Salvini.  E la confusione genera insicurezza. Matteo è pronto ad essere la sola certezza.
Patrizio Tosetto
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