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Il concorso riservato agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado di tutto il Piemonte ha visto una massiccia partecipazione: vincitori sono risultati in tutto una quarantina di studenti

LA STORIA NEI LUOGHI DELL’ORRORE NOVECENTESCO

di ilTorinese pubblicato giovedì 3 maggio 2018

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Cinque studentesse della 5 A del Liceo Classico “Vasco-Beccaria-Govone” di Mondovì – Francesca Acutis; Francesca Bergerone; Eleonora Bonelli; Giorgia Candela; Cora Pennacchietti – hanno partecipato alla 37° edizione del progetto di Storia Contemporanea, promosso dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio Regionale del Piemonte, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale e, con la creazione e la traduzione in filmato video di un loro elaborato sul tema della guerra civile spagnola (1936-39) – lavoro coordinato dalla Prof.ssa Barbara Ferraro, loro docente di Storia e Filosofia –, hanno vinto un viaggio studio nei “luoghi della memoria del confine orientale” nei giorni 20, 21 e 22 aprile.

Il concorso, riservato agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado di tutto il Piemonte, ha visto una massiccia partecipazione: vincitori sono risultati in tutto una quarantina di studenti, accompagnati da alcuni loro docenti. Il viaggio, perfettamente organizzato, è stato ottimamente gestito da due funzionari del Consiglio Regionale del Piemonte, Anna Maria Grieco e Marco Travaglini, dall’accompagnatore Danilo Garelli e, last but absolutely not least, dal Prof. Gigi Garelli, dell’Istituto storico della Resistenza di Cuneo, preziosissima “guida” storica, che ha efficacemente commentato i momenti salienti di tale esperienza. Mete imprescindibili, autentiche tappe di un pellegrinaggio laico improntato al dovere del ricordo, sono state la Risiera di San Sabba a Trieste, la foiba di Basovizza e, nel Goriziano, il memoriale di Redipuglia, dedicato ai caduti della Prima guerra mondiale. La prima è un lager nazista in territorio italiano utilizzato per il transito, la detenzione e lo sterminio di un gran numero di prigionieri: per fare ciò, bastò “semplicemente” trasformare l’essiccatoio per cereali colà presente in un forno crematorio. La vista di quelle celle; il racconto delle modalità con cui venivano eliminati i detenuti (per fucilazione oppure con un colpo di mazza alla nuca oppure coi gas di scarico dei furgoni); l’oppressione claustrofobica di tutta quella struttura infernale (in origine un semplice luogo di lavorazione del riso) impressionano e sconvolgono.Solo nel 1965 la Risiera di San Sabba è stata dichiarata monumento nazionale.

Di impatto meno immediato, la visita alla Foiba di Bassovizza ha permesso di rendersi conto de visu della terribile pratica dell’infoibamento, cioè la pratica di gettare esseri umani (cadaveri, ma anche persone ancora vive) nelle “foibe”, nei pozzi o inghiottitoi naturali tipici della regione carsica: un’altra pagina atroce della storia del Novecento, non del tutto acclarata, occasione per dibattiti e distinguo tra gli storici. Più semplicemente, per tutti coloro che la visitano e che provano umana pietas è l’ennesima riprova di quanto la guerra possa essere infame, orrenda, ingiustificabile sempre e comunque. Solo nel 1992 la Foiba di Basovizza è stata dichiarata monumento nazionale.

Terza tappa, il memoriale di Redipuglia, dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale: sacrario che ha permesso alla retorica fascista di impadronirsi del mito della “vittoria mutilata”, di irregimentare il ricordo, di trasformare in farneticante delirio di onnipotenza la tragedia di quell’ “inutile strage” che è stata il vero germe di tutte le successive tragedie che hanno funestato il “secolo breve”. Importante anche la visita al Museo, l’esposizione di armi e uniformi, tutto l’atroce armamentario del teatro della morte. Non solo storia e non solo commento di orrori e stigmatizzazione dell’assurdità della violenza e della follia dei totalitarismi è stato, però, questo viaggio di studio, ma anche l’occasione di visitare una città straordinaria, Trieste, oggi il più importante porto italiano, centro di grande vitalità culturale, cosmopolita e policromatica, orgogliosa erede dello stile asburgico e proiettata serenamente verso un placido futuro.

La cattedrale di San Giusto, la Chiesa di S.Nicolò dei Greci, il Foro Romano, la Biblioteca Antiquaria di Saba, i luoghi sveviani sono solo alcuni dei luoghi visitati, dai quali promana un’atmosfera unica: il profumo del caffè e dello presnitz, del mare e dei libri antichi, di una cultura accogliente e benevola, che è forse l’unico preziosissimo antidoto ai mali di un passato ancora così vicino a noi e che ci condiziona tanto più quanto meno ne prendiamo coscienza. 

 

Stefano Casarino

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