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Nel suo libro l'industriale Carlo Carpi fa una lucida disamina della società di oggi per costruire quella del futuro

“La società – l’arte del suo controllo”

di ilTorinese pubblicato sabato 7 ottobre 2017

Il libro di Carlo Carpi verrà presentato a Torino mercoledì 11 ottobre alle ore 21, a cura di Anpai-Tigulliana, presso il Circolo della Stampa in Corso Stati Uniti 27. Intervengono la giornalista Mara Martellotta e l’economista Paolo Turati

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Un viaggio attraverso la società di ieri e di oggi, capace di suggerire stimoli di seria riflessione per la costruzione di quella che potrebbe e dovrebbe diventare la società di domani. Questo l’obiettivo che Carlo Carpi, industriale genovese con alle spalle solidi studi economici, si è posto scrivendo il libro dal titolo ” La società-l’arte del suo controllo”, edito dalla Anpai-Tigulliana. Con competenza e scrupolo l’autore attua una disamina dei problemi di ieri e di oggi, offrendo anche soluzioni per un futuro migliore, all’interno di un volume che non può essere ridotto a un mero trattato di sociologia o politica, ma risponde a un progetto molto più vasto. Si tratta di un viaggio in cui l’autore ci accompagna attraverso i cambiamenti attuali, positivi e negativi, e le innovazioni avvenute nella nostra società.

 

L’autore, servendosi di una scrittura chiara e agile, permette al lettore di approfondire l’analisi delle cause e delle conseguenze che la società   attuale ha provocato con il suo sempre più spiccato edonismo, che l’ha condotta a diventare sempre più appannaggio delle “elite”, a scapito delle maggioranze. “La nostra attuale società, infatti – afferma Carlo Carpi – si fonda su rapporti di disuguaglianza, formale o reale che sia, tra individui “liberi”, oppure tra coloro che sono costretti a seguire precise regole di comportamento. In questo tipo di tessuto sociale è   sicuramente presente una mediazione di diritti e di doveri. E questa dovrebbe avvenire sia attraverso le leggi, sia mediante la politica (intesa nel suo più alto significato di “polis”, ovvero di “governo del popolo”, come era intesa nell’antichità greca). Ma non sempre le leggi consentono una condizione di piena parità tra gli individui e non sempre la politica finisce con il soddisfare gli interessi della gente, ma tende, invece, sempre più a favorire i privilegi delle “lobbies”. Gli stessi rapporti individuali tra persone “libere” sono spesso contraddistinti da azioni che riflettono una sempre maggiore condizione di disparità, nel caso in cui le persone si rapportino tra loro soltanto in vista di puri “interessi”.

 

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La disamina di Carlo Carpi potrebbe apparire amara, se si fermasse alla osservazione che la socialità, priva di questi interessi, oggi sarebbe esclusa. L’autore, però, va oltre nella sua analisi, affermando che il cardine di ogni rapporto sociale dovrebbe, invece, essere un ideale di condivisione tra le persone che prendono parte alla relazione sociale. Di qui egli rileva una evidente discrepanza tra l’ideale di socialità e di società intesa come un’organizzazione di persone che operano per il raggiungimento di un bene comune, e quello che, invece, rappresenta un arido rapporto di diseguaglianza di fatto, in cui ogni individuo risulta interessato a instaurare una relazione basata sul puro tornaconto. Un analista scrupoloso qual è Maurizio Lattanzio osserva che “il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che produce gli avvenimenti; un gruppo poco più numeroso che vigila alla loro esecuzione e ne segue il compimento, e, infine, una stragrande maggioranza che non conosce mai ciò che si è prodotto in realtà”. Il risultato è l’assenza di un’ideale di socialità condivisa, con diritto di eguaglianza e di pari dignità tra cittadini, perché ciò che viviamo oggi è una realtà nella quale la relazione umana è basata essenzialmente sullo scambio di attività valutabili sul piano di un’utilità materiale pura e semplice. E tutto questo genera una “solitudine” reiterata dell’individuo, pur in condizioni di apparente compagnia: un vuoto nel quale ciascuno intravvede soltanto l’oblio di se stesso. Una solitudine di fatto che tende alla spersonalizzazione del singolo”. Viceversa, sostiene Carlo Carpi, una società inclusiva, ovvero incentrata sulle persone, dovrebbe attuare alcune politiche di vera giustizia, a cominciare dalla redistribuzione del potere e della ricchezza, per ridurre il divario esistente tra i vari soggetti sociali, promuovendo il libero accesso a risorse strategiche fondamentali, quali i mezzi di comunicazione e di informazione, facilitando la democratizzazione degli strumenti e degli organismi di controllo, la diffusione delle tecnologie informatiche, la partecipazione attiva in tutti i settori a livello internazionale, nazionale e locale. Carlo Carpi è profondamente convinto della praticabilità della sfida di cui parla in questo volume e la attua, infatti, da anni, anche nella quotidianità del suo impegno progettuale a favore di Genova, la sua città natale, per renderla più vivibile e a misura d’uomo, essendosi fatto da tempo promotore dell’iniziativa “Insieme per Genova”, con cui esercita una valida pressione istituzionale per un miglioramento del volto urbanistico, sociale e lavorativo cittadino.

 

Mara Martellotta