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Lettera motivazionale

La Sicilia, un territorio vulnerabile e di multiforme bellezza

di ilTorinese pubblicato lunedì 21 maggio 2018

Ho provato ad accostare un ritratto di Peppino Impastato con alcuni paesaggi che disegnano il territorio della Sicilia perché cercavo di cogliere i segni che solcano l’espressione del suo volto, per provare a comprendere quanto la speculazione edilizia e la violenza hanno ferito, e qualche volta ucciso, la bellezza del territorio siciliano. Il giornalista Peppino Impastato, morto ammazzato, scrisse delle parole profondissime sulla bellezza, in cui invitava la gente a saperla riconoscere, per poterla difendere contro i suoi nemici. Il principe Myskin, il protagonista del romanzo L’idiota di Dostoevskij è un uomo buono, fiducioso degli uomini, dallo sguardo sincero e puro, come solo i bambini sanno esprimere, disse che: “La bellezza salverà il mondo”. Salvatore Settis scrisse nel suo libro Paesaggio, costituzione e cemento che la bellezza non salverà proprio nessuno, se nessuno salverà la “bellezza” quando la speculazione edilizia, la spietata cementificazione del territorio, che cresce senza nessuna relazione con la crescita demografica, l’economia neoliberale che produce città senza cultura, continuano ad avanzare, le loro fameliche mani sul territorio e la civiltà. La bellezza è intesa come la cura verso l’ambiente e il paesaggio che abbracciano un territorio, non è un vezzo elitario, accessibili solo a pochi. Questa infatti è il frutto del genere umano, è la cura di chi lavora la terra. La parola cultura ha una radice che si riferisce al lavoro nei campi, è l’atto di trasformazione del mondo. È la cura di ciò che è sacro. È culto e contemplazione. Questo è paesaggio, l’incontro tra l’uomo e la natura che produce cultura. Come direbbe F. Braudel, nel suo libro Il Mediterraneo la Sicilia presenta innumerevoli paesaggi, che riflettono altrettante civiltà che hanno espresso le loro religioni, modi di vivere, la loro storia, grazie alle continue migrazioni che attraversarono e stratificarono continuamente il territorio, trasformandolo. L’atto di camminare produce conoscenza, lettura del territorio, perché si va alla ricerca dei suoi significati. La loro conoscenza restituisce il senso al luogo, perché possano essere trasformati nuovamente. La città può essere letta attraverso i suoi volti, di fattezze multiformi, e dopo averli compresi è necessario crearne di nuovi.

Alessandro Mancuso

Nell’immagine: Peppino Impastato Olio su carta, Paesaggi siciliani

 

 

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