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SPIGOLATURE DI VITA E STORIE TORINESI

La rubrica della domenica

di ilTorinese pubblicato sabato 14 luglio 2018
Il Papa e Vattimo – Magliette rosse a scuola – Giorgio Cardetti – Cultura in crisi e Ronaldo
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Il Papa e Vattimo
 Gianni Vattimo, anzi Gian Teresio Vattimo ,che viene considerato da molti un filosofo ,mentre è stato essenzialmente e soprattutto un docente di filosofia dell’Università di Torino, ha ricevuto una telefonata dal Papa per il suo ultimo libro. Vattimo in gioventù fu iscritto all’Azione Cattolica, per poi diventare via via radicale, comunista, Pds, dipietrino e infine di nuovo comunista, costantemente impegnato in prima persona nel movimento gay. E’ stato per due legislature deputato europeo ,senza mai distinguersi per interventi di un qualche significato politico,se si escludono le veementi polemiche, ad esempio contro Israele o le sue aperte simpatie verso Cuba. La sua notorietà è dovuta al “pensiero debole”, un’interpretazione addolcita delle ideologie in un’ epoca in cui esse si stavano già frantumando di fronte ad una realtà complessa. L’unica cosa che non si possa dire di Vattimo è che ci sia mai stata in lui una qualche venatura laico-liberale, un filone di pensiero a cui è stato sempre estraneo al contrario del suo originario maestro Luigi Pareyson, un liberale che forse è rimasto nell’ombra proprio per il suo liberalismo. Malgrado il “pensiero debole” di fine secolo scorso,si è riscoperto orgogliosamente e fortemente comunista. Dopo la telefonata del Papa, Vattimo si è autodefinito un catto-comunista,a metà strada tra giovinezza e vecchiaia. Un’espressione comunque non consona per un uomo di cultura come lui ,anche se si rivela quella più calzante ,per dare un’idea del professore torinese oggi ultra ottantenne. Appare strana la telefonata del Papa,ma se si guarda più attentamente , tra le pur vistose contraddizioni di Gian Teresio,non c’è da stupirsi che Papa Francesco rivolga la sua attenzione proprio a Vattimo e non al vero filosofo torinese d’oggi, il prof. Maurizio Ferraris,lui sì degno di nota.
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Magliette rosse a scuola 
Don Ciotti,l’Anpi,la Cgil,Roberto Saviano, Gad Lerner,Fabio Fazio hanno lanciato l’idea della maglietta rossa per ricordare i bambini periti in mare e per protestare contro il ministro dell’Interno Salvini. Una scelta rispettabile ed in parte anche condivisibile,se il valore umanitario non fosse stato come sempre inquinato dalla politica.Non amo Salvini e l’ho scritto a chiare lettere domenica scorsa,ma Don Ciotti per altri motivi è l’esatto opposto del prete con cui potrei intrattenere un rapporto.Ho avuto una sola occasione di parlargli e mi è bastata,quando conferirono a lui e a me un medesimo premio.Ironia della sorte.  Comunque ciascuno è libero di indossare gli indumenti che vuole per esprimere in modo facile e immediato le proprie idee che magari non riesce a manifestare in modo più articolato. Ciò che risulta non accettabile è il fatto che un’intera commissione di esami di maturità si sia presentata con la maglietta rossa nell’aula dove si sarebbero dovuti fare esami e si è anche fatta fotografare. A scuola, specie nel corso di un esame di Stato,non si debbono ostentare segni che inevitabilmente sono di parte. Gli studenti hanno diritto di essere giudicati in modo almeno apparentemente imparziale. E il presidente della commissione anche lui in maglietta rossa avrebbe dovuto richiamare i commissari al dovere di presentarsi in modo adeguato.Gli esami fatti indossando una camicia di un certo colore da parte di esaminatori ed esaminandi appartengono al Ventennio fascista: non era rossa,ma nera.
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Giorgio Cardetti 
Giorgio Cardetti,giornalista,sindaco di Torino per due anni e deputato socialista per una legislatura, è mancato immaturamente dieci anni fa in luglio. Lo ricordo come un uomo semplice ed onesto, sempre coerente con i suoi ideali socialisti,ma mai fazioso. In gioventù era stato socialdemocratico ,poi dopo l’unificazione socialista fallita, era rimasto nel PSI. Se non avesse potuto contare sui voti di Michele Moretti che raccoglieva i consensi per l’area lombardiana di Nesi,difficilmente sarebbe entrato in Consiglio comunale,non avendo dalla sua clientele di sorta. Allora nel Psi imperversavano correnti e ras che avrebbero impedito ad uno come Cardetti l’elezione. Nel 1985 la frattura tra socialisti e comunisti nella Giunta Novelli determinò la sua elezione a sindaco di Torino,un’elezione confermata dal voto del maggio di quello stesso anno. Era un uomo rigoroso,ma non settario,un laico nel senso più esatto della parola. Quando fondammo insieme il Comitato per la laicità della scuola,ci trovammo sulla stessa lunghezza d’onda,distinguendo in modo netto laicità e laicismo.Altri erano di altre idee e portarono il Comitato su posizioni ferocemente anticlericali,condannandolo ad estinguersi. Una volta ricordammo insieme Valdo Fusi e il suo intervento fu tra i più significativi. Avevamo un buon rapporto personale. Negli ultimi anni lo incontravo spesso in via Maria Vittoria dove,senza complessi, andava a fare la spesa in un supermercato e quella era l’occasione per quattro chiacchiere,sempre più amare. Quando si inaugurarono le Olimpiadi invernali del 2006 non venne invitato alla manifestazione di apertura. Ci rimase male. Era sposato con la professoressa di filosofia Adriana Corti,grande esperta di cultura cinese.Si conobbero nell’ attività politica giovanile. Li ricordo una sera di primavera a cena insieme ad Alassio come due giovani innamorati ,in un ristorante dov’ero anch’ io. Vennero a salutarmi e furono molto gentili e affettuosi.Fu il nostro ultimo incontro. Non so cosa diranno nella Sala Rossa per ricordarlo in tanti tra qualche giorno.A parlarne ci sarà anche un personaggio che Giorgio disprezzava. Così vanno le commemorazioni,specie quelle ufficiali. Non andrò ad ascoltarli. Il mio ricordo di Giorgio deve restare quello che si è creato negli anni della nostra amicizia. Era un politico lontanissimo dai clichés odierni. Oggi si troverebbe totalmente spaesato. Ebbe il merito di contribuire in modo determinante a mandare a casa Novelli dopo dieci anni di egemonia rossa ,forse i peggiori,della storia recente di Torino,se si esclude il presente. Non era un socialista che subisse sudditanze da parte dei comunisti,come accadeva spesso in quegli anni. Era uno spirito libero.Al di là delle scelte politiche contigenti,si sentiva in lui il magistero di Saragat. Una volta parlammo proprio dei valori del socialismo democratico,una scelta coraggiosa di libertà,fatta in anni difficili ,che cambiò il corso della storia italiana. 
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Cultura in crisi e Ronaldo 
I musei torinesi e le manifestazioni culturali perdono un 7,8 per cento di pubblico nei primi quattro mesi del 2018.Anche il Museo Egizio e’ in calo. Forse qualcuno dovrebbe incominciare a riflettere su una politica culturale fallimentare imposta con arroganza e perseguita con una coerenza degna di miglior causa. Non parliamo poi del Salone del libro e dei pasticci e dei bisticci che si sono accumulati. I tempi di Patrizia Asproni e delle lunghe file davanti alle grandi mostre sono davvero lontani.  Adesso il nuovo idolo torinese e’ Ronaldo su cui hanno scritto peana incredibili i personaggi più disparati. Ronaldo sarà il salvatore di Torino e risolverà tutto come un deus ex machina calato sulla città .Magari sarà lui a portare le Olimpiadi invernali come fece l’avv. Agnelli nel 2006 .
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Tutti contro Israele
Cosa pensa della mozione anti Israele votata nel Consiglio comunale di Torino?
                                                                                 Daniela Stigli
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Innanzi tutto quelle mozioni politiche su temi internazionali non dovrebbero mai occupare gli ordini del giorno di Consigli comunali che hanno altre funzioni. Sono solo perdite di tempo prive di significato. Sulla mozione che accusa Israele delle peggiori nefandezze non posso non rilevare quanto meno la disinformazione faziosa che essa manifesta. Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente. Non mi stupisco che il movimento abbia votato la mozione proposta da un’estremista di sinistra come Eleonora Artesio. Mi stupisco del fatto che il PD non abbia espresso un voto contrario e si sia limitato a non partecipare al voto,forse per non spaccarsi al suo interno. Rendo onore al consigliere leghista Ricca che ha votato contro.
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