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SPIGOLATURE DI VITA E STORIE TORINESI

La rubrica della domenica

di ilTorinese pubblicato domenica 2 settembre 2018
Festa dell’Unità a Torino – Orbàn e la democrazia illiberale – Addio vecchie bancarelle
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Festa dell’Unità a Torino 
A parte che il giornale l’”Unità” non esce più da tempo, sembra che l’elemento dominante del Pd di oggi sia più la rissosità ,figlia della sconfitta, che un’unità che quasi sempre è causa ed effetto di una vittoria, come è stato per decenni nella storia del PCI. A fagocitare quel giornale fu “Repubblica”, fondato da Scalfari, che i militanti preferirono al quotidiano fondato da Antonio Gramsci. La fotografia travestito da Che Guevara scelta dal segretario torinese Pd per l’occasione è quanto di più sbagliato potesse escogitare, a meno che sia frutto di un’ironia difficile da cogliere . I tempi del Che sono lontani e non si attagliano ad un Pd che deve fare i conti col presente. Come diceva Ugo La Malfa, i conti si debbono fare con la realtà italiana di oggi e non quella dei paesi in via di sviluppo e della guerriglia armata di 50 anni fa. Ho letto il programma della festa: l’intero stato maggiore mobilitato in decine di incontri, anche molto interessanti. Non si riesce tuttavia a cogliere un’ apertura al dibattito esterno, che non sia quello a sinistra .Così il partito democratico rischia di isolarsi totalmente da chi ,rifiutando l’estremismo di Salvini e dei 5 stelle, potrebbe anche avere qualche ripensamento. Non è certo il richiamo ai duri e puri che possa aprire nuovi dialoghi e allargare i consensi. Anzi, contribuisce a chiuderli. Il centro-sinistra non trova spazio, resta solo la sinistra, quella che è rimasta ed è uscita sconfitta. Le tesi innovative di Calenda sembrano non trovare spazio, mentre in alcuni esponenti del PD aleggia la tentazione di un’alleanza suicida con i 5 Stelle, forse nell’illusione di recuperare o conservare in futuro il potere. I milioni di voti raccolti da Renzi e da Gentiloni sembrano non interessare più. O almeno questo appare il messaggio prevalente. 
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Orbàn e la democrazia illiberale 
Il presidente ungherese pratica la “democrazia illiberale”, cioè quella plebiscitaria dell’uomo forte che comprime, se non elimina del tutto, le libertà individuali dei cittadini in nome del sovranismo gretto e miope .Salvini e’ o vorrebbe essere il suo omologo italiano. Vogliamo dirlo ,una volta per tutte, che una democrazia illiberale non è democrazia ? La democrazia vive di diritti, di doveri, di regole che trovano espressione e limiti solo in un contesto liberale. Altrimenti è un regime .Un regime illiberale . Come quelli di sinistra e di destra del secolo scorso che hanno portato a veri disastri. Abbiamo già dimenticato quella storia ? Siamo disposti ad imbarcarci in un nuova avventura senza ritorno ?Infatti i regimi perseguitano o annullano le opposizioni che sono l’alternativa liberal-democratica al potere dominante. Tocqueville parlava di “dittatura della maggioranza”, riferendosi ai regimi illiberali. Non mi stancherò mai di ripeterlo.Escludersi dall’Europa è un gravissimo errore, anche se l’Europa burocratica e arrogante di Bruxelles va rifiutata e il suo massimo esponente, Macron, è anch’esso da rifiutare con assoluta fermezza. Guardare all’Europa di Einaudi, di Chabod, di Ernesto Rossi, di Spinelli ,di De Gasperi resta il dovere morale, prima ancora che politico, di chi non vuole rinunciare alla sua storia politica e personale. Un’Europa illiberale sarebbe un male peggiore di quello a cui si vorrebbe porre rimedio. Sarebbe un drammatico ritorno indietro al clima politico tra le due guerre mondiali.  
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Addio vecchie bancarelle
In corso Siccardi hanno abbattuto con le ruspe care a Salvini, per iniziativa dell’amministrazione grillina ,le vecchie bancarelle di libri care a più generazioni di torinesi. Io ci andavo da studente e nel corso della mia vita mi è capitato tante volte di tornarci per comprare libri introvabili. Oggi, magari, essi  si possono trovare  anche su internet e quelle bancarelle potevano sembrare obsolete retaggio di un’epoca che non c’è più. Era un angolo di Torino, caro a tanti torinesi, che  scompare per sempre per far posto ad una maxi- pista ciclabile . A Parigi sul Lungosenna  nessuno penserebbe mai di eliminare i bouquinistes  che appartengono alla storia della città’ . Nell’ormai inesistente piccola Parigi i libri non hanno più importanza.Sono un qualcosa di inutile che gli stakanovisti della tastiera forse disprezzano o ,almeno, dimostrano  ogni giorno di non aver mai neppure sfogliato.
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Lettere     scrivere a quaglieni@gmail.com
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Piazza San Carlo 
Cosa pensa dei barboni “inquilini” stabili in piazza San Carlo ?
Penso che piazza San Carlo non possa ospitare giorno e notte queste persone. Si pensi ad una soluzione,ma si facciano sgombrare.Ci sono barboni che vogliono vivere da randagi. Il buonismo che consente e giustifica tutto e’ inaccettabile.             Lino Regge
 
Concordo con Lei. Questi casi- limite sono frutto della politica permissiva del sindaco Appendino e del suo assessore alla sicurezza.La sicurezza di chi ? Su piazza San Carlo Appendino non riesce mai ad azzeccarne una. Intervenire dopo 18 mesi di totale disinteresse e’ davvero troppo.
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Ancora su Ramella 
Ho letto il suo magistrale articolo su Giovanni Ramella ,una grande perdita per la cultura torinese e italiana. Grazie per il Suo articolo ,unico fuori dagli schemi delle celebrazioni di maniera, come è stato il Suo intervento ai funerali nei quali si è inserito con una testimonianza un suo vicino di casa che ha detto delle banalità che non avevano nulla a che vedere con il mio grande professore.
G.E. ex allieva 
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Mi limito a ringraziarla. Giovanni Ramella meritava molto più di un mio articolo. Voglio evidenziare anche se nessuno l’ha citato,che il Presidente del Cons iglio Regionale Nino Boeti è intervenuto alle esequie. Altre autorità non ce n’erano e forse Giovanni non le avrebbe gradite. Il 3 ottobre alle 17,30 al centro “Pannunzio” verrà ricordato da altri intellettuali e amici veri. Fin da oggi è invitata a partecipare.
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