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SPIGOLATURE DI VITA E STORIE TORINESI

La rubrica della domenica

di ilTorinese pubblicato domenica 7 aprile 2019

Fiori rossi al Martinetto – Giulio Einaudi – Lettere

 

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Fiori rossi al Martinetto
Venerdì scorso c’ è stato come ogni anno , nel 75° della loro  fucilazione, l’omaggio ai Caduti del Martinetto: il Generale Giuseppe Perotti e quasi tutti i componenti del Comitato militare del CLN piemontese condannati a morte dopo un fulmineo processo -farsa nell’aprile 1944. Valdo Fusi (che venne assolto per insufficienza di prove in quanto la retata repubblichina nel duomo di Torino gli diede la possibilità di sostenere la tesi difensiva che era in chiesa per ragioni religiose in quanto cattolico dichiarato e riconosciuto come tale) ha scritto nel libro “Fiori rossi al Martinetto” la storia di quella pagina di gloria  e di sangue che rende il poligono del Martinetto un vero sacrario. Sono lieto che in  questo anniversario  sia stata distribuita dal Consiglio Regionale l’edizione del libro di Fusi che ho curato nel 2011 con prefazione di Marcello Maddalena, un’edizione concepita con oltre settanta note per consentire ai giovani di leggere il libro con facilità.

Giulio Einaudi
Vent’anni  fa  ,il 5 aprile 1999, manco ‘ a Roma l’editore Giulio Einaudi,una delle figure più importanti della cultura italiana del ‘900. Lo conobbi al ristorante Tiffany di piazza Solferino quando vi  andavo  spesso a cena con  Giovanni Spadolini. Einaudi era cliente fisso del ristorante e ogni volta che vedeva Spadolini, mandava al nostro tavolo una bottiglia di Dolcetto della sua riserva personale.  Spadolini mi presentò all’editore e così nacque un rapporto. Una volta lo invitai a ricordare Massimo Mila e in privato , con una grande, amabile e dissacrante  libertà mi parlò di Mila, di Bobbio e di altri suoi amici che partecipavano alle famose riunioni del mercoledì in via Biancamano dove aveva sede la casa editrice.  Mi capitò anche di cenare con lui e Mario Soldati che era suo amico, ma non volle mai essere un autore Einaudi per la “tirchieria” – mi diceva lui – di quella casa editrice e per l’orientamento politico troppo vicino ai comunisti . Giulio  veniva considerato autoritario e bizzoso , Mila lo definiva il “Principe “ , altri lo  ritenevano un tiranno giacobineggiante, altri ancora un gran borghese travestito da comunista  . Mi capitò anche di frequentare per qualche tempo la  sua seconda moglie separata Renata che non era molto indulgente con l’ex marito. Ho letto alcuni  ricordi giornalistici di Giulio a vent’anni dalla morte, vistosamente  troppo celebrativi ,scritti da ex collaboratori che non hanno imparato il senso critico che il tempo trascorso impone. Io , al di là delle debolezze  dell’uomo che diventano piccole cose, vorrei ricordare che fu sicuramente un grande editore italiano di livello internazionale -un po’ quello che Gobetti avrebbe voluto diventare a Parigi, se la morte non l’avesse stroncato-  anche se commise degli errori. Non mi sento  tuttavia di perdonargli la sua sudditanza per troppi anni al PCI di cui la casa editrice torinese  fu più che una fiancheggiatrice. Pensando a ciò che Giulio  nel 1998 mi disse di Mila compagno di strada dei comunisti, ritengo che avesse superato certi radicalismi snob che mantengono  invece i vecchi collaboratori sopravvissuti ed  ancora nostalgicamente ancorati a certe vulgate . A questo proposito, non posso dimenticare che fu proprio Einaudi a pubblicare il “Mussolini “ di Renzo De Felice che definì vulgate certe storie resistenziali  marcatamente ideologizzate, dalle quali anche Claudio Pavone con il suo saggio sulla “guerra civile “ ,aveva preso nettamente le distanze.  Per Einaudi ,a riscattare certe compiacenze verso i comunisti ,basterebbe la pubblicazione di De Felice che suscitò le ire scatenate di tutta la storiografia marxista .

Lettere   scrivere a quaglieni@gmail.com
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Il corteo no Tav
Cosa pensa della manifestazione delle madamine di sabato ? Io questa volta non le seguirò . Mi hanno stancato . Fanno propaganda ,volenti o nolenti, per Chiamparino.     Aldo Cerullo
                                                                                                             
Sono andato convintamente in piazza tre volte , due volte in piazza Castello e una volta in piazza Carignano. Questa volta sarò a Madrid e quindi impossibilitato ad intervenire al corteo. Temo che possa essere ,come dice lei, una manifestazione pro Chiamparino . Non aver saputo coinvolgere il candidato presidente Cirio mi  e’ parso un errore delle madamine che pure apprezzo. Per altri versi non si può costantemente scendere in piazza . La parola deve passare ai partiti e dovremo votare in maggio  in base anche alle scelte che i partiti faranno circa la Tav. L’alleanza del presidente uscente con la sinistra estrema no Tav  fa diminuire la credibilità in materia del centro-sinistra.Ma anche la posizione della Lega non è chiara .
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Prunas Tola
L’ho ascoltata alla bella manifestazione organizzata da Alessandra Belotti al castello del Valentino in ricordo del Conte Vittorio Prunas Tola .E’ stato un bellissimo ricordo e mi ha stupito che il pretendente al trono Vittorio Emanuele non abbia mandato due righe per ricordare uno che ha servito suo padre Umberto e la sua Casa per lunghi  decenni,acquisendo dei meriti eccezionali.   Rita Rubiola
                                                                                                                      
E’ stato importante ricordare un grande italiano come Vittorio Prunas a 50 anni dalla morte.E’ stato un omaggio dell’aristocrazia torinese ,ma anche di tanti torinesi. E’ un grande merito di Alessandra Belotti e del Gruppo Savoia di Torino che hanno saputo prendere l’iniziativa nella cornice più azzeccata con evento destinato ad essere ricordato. Anch’io mi sarei atteso un saluto del principe Vittorio Emanuele che conobbe sicuramente Prunas, ma non sono addentro alle cose per poterle  dare una risposta in merito.

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