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SPIGOLATURE DI VITA E STORIE TORINESI

La rubrica della domenica

di ilTorinese pubblicato domenica 24 marzo 2019

La Tav, ma non solo –  La vittoria postuma di Fassino – Ferruccio Borio maestro di giornalismo – Lettere

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La Tav, ma non solo 

Il sindaco di Parma Pizzarotti, ex grillino, ha detto a Chiamparino, suo nuovo alleato,che la Tav non basta ed ha perfettamente ragione. Il centro – sinistra,per altro senza neppure averne i titoli,non può diventare il difensore esclusivo della Tav ,quando in effetti, in passato, la sinistra era ideologicamente contraria alle grandi opere o molto tiepida sull’ argomento. Ci vuole un’idea complessiva di Piemonte futuro che il governatore uscente non ha ,anche perché conclude un quinquennio di governo molto grigio e senza prospettive. Un’idea di futuro forse c’è l’avrebbe il centro- destra ,ma la perdurante mancanza di un candidato presidente mina alle radici la possibile competizione che può trasformarsi in un vero e proprio suicidio politico .Se non si accordano entro marzo,c’è il rischio che ridiano fiato al presidente uscente che appare logorato e assai poco convincente,al punto di doversi alleare anche con un ex grillino.

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La vittoria postuma di Fassino

 Lunedì scorso in piazza Palazzo di Città c’era anche l’ex sindaco Piero Fassino insieme al migliaio di commercianti che protestavano contro la Ztl prolungata e a pagamento.La manifestazione non è riuscita perché non è stata in grado di coinvolgere i cittadini che sono rimasti a casa. Gli stessi commercianti del centro non hanno partecipato in numero significativo .Il sindaco Appendino li ha affrontati ,rischiando lo scontro fisico ,anche se i contestatori di lunedì non sono certo estremisti.  Per quanto ci sia stato qualche tentativo in proposito,non c’è stato un coinvolgimento della città nel suo insieme e il problema del centro aperto o chiuso sembra lasciare indifferenti i più.  Ero vicino  a Fassino in piazza  ed ho notato come molti dei presenti si siano avvicinati a lui per salutarlo e per dirgli che lui era meglio di Appendino. Molti dei manifestanti, stanchi del”sistema Torino”, avevano sicuramente votato per la pentastellata,non immaginando cosa avrebbe fatto. Se avessero letto il programma, avrebbero visto che il centro chiuso era tra i suoi obiettivi primari. Vincitore morale di lunedì appare Fassino e va riconosciuto che lo scarso numero di cittadini sceso in piazza ha rafforzato la pur debolissima Appendino .  Oggi appare  certo che le mobilitazioni di piazza non premiano più e anche le “madamine “devono trarne anch’esse qualche conclusione. In primis non debbono apparire come se fossero a sostegno di liste elettorali né per le regionali né per le europee, pena il loro appannamento. 
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Ferruccio Borio maestro di giornalismo
Sono dieci anni che è mancato uno dei giornalisti torinesi più importanti, Ferruccio Borio , storico capo cronista de “La stampa “ con De Benedetti e con Ronchey e in seguito direttore del “Piccolo” di Trieste, del “Lavoro” di Genova  e infine  della “ Gazzetta del Popolo”, l’antagonista torinese con cui aveva gareggiato per tanti anni, sbaragliandola.Nato a Torino nel 1922, studente universitario e ufficiale di Fanteria,dopo l’8 settembre 1943, aderì alla guerra partigiana, militando in  una Divisione GL di cui divenne il commissario politico. Subito dopo la guerra entrò alla “Stampa” dove costruì una cronaca seguitissima dai torinesi che decretò il sorpasso della “Gazzetta”, facendo del giornale della Fiat il primo quotidiano piemontese  in assoluto. Fu lui a creare la rubrica “Specchio dei tempi “ che ancora oggi è un fiore all’occhiello del giornale,sia pure un po’ appassito. Le migliaia di lettere dell’era Borio non ci sono più e spesso la scelta delle lettere pubblicate lascia molto a desiderare. Borio aveva il fiuto per la notizia, ma soprattutto era un uomo aperto a tutti, disponibile a raccogliere idee e anche suggerimenti. Fu lui a pubblicare il mio primo articolo su un quotidiano ed ebbi indietro il mio testo con le sue correzioni: imparai come non si doveva scrivere per un giornale e quell’ esperienza mi fu preziosa. Ho ancora i fogli ingialliti con i segni della sua matita blu. Borio fu  profetico autore di un libro dal titolo I giornali nella bufera e di una bella storia dei sindaci di Torino.  Era un uomo appassionato del suo lavoro e con i torinesi  riuscì a stabilire un dialogo come nessun altro. Andava nei quartieri e nell’area metropolitana a fare affollatissimi incontri con i lettori che erano dei veri e propri bagni di folla .Se Borio avesse deciso di entrare in politica, come fecero altri giornalisti,sarebbe stato sicuramente eletto deputato .  Aveva una grande fantasia anche nel creare nuove rubriche,in una parola,nel catturare l’attenzione dei lettori che compravano con fedeltà il giornale che era diventato quasi un’abitudine irrinunciabile dei torinesi. Ricordare quel mondo è ricordare un passato andato distrutto. Oggi i giornali vendono pochissimo e sono letti poco.  Hanno anche perso di credibilità e sono scritti in modo approssimativo. Con Borio a capo era tutta un’altra storia perché i lettori si trovavano un prodotto giornalistico di eccellenza.  Va ancora aggiunto che Borio inizialmente aveva a sua disposizione una sola pagina di cronaca,quindi doveva costantemente combattere con lo spazio. Ma il suo giornale riusciva sempre a non trascurare nessun particolare che contasse perché sapeva cogliere la notizia e rispettare il pluralismo informativo.Era un uomo calmo,sereno e creativo:un esempio di giornalista oggi sempre più raro. 
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Lettere     scrivere a quaglieni@gmail.com
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Ancora su Firpo
Leggo sempre la sua rubrica e ho letto l’articolo e la lettera con la sua risposta su Luigi Firpo che io ho conosciuto come impareggiabile giocatore di bridge. Non sono d’accordo sul fatto che si lasciasse condizionare dalla moglie. Firpo aveva un caratteraccio per conto suo. Aveva un ego smisurato, era arrogante e presuntuoso ed era anche abbastanza opportunista. Dopo essere stato socialdemocratico come suo zio Vincenzo Ramella,dopo essere stato ancor prima un fascista come il socialdemocratico Terenzio Magliano, ebbe anche simpatie verso il PCI.           Ettore Richi    
                                                             
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Ho conosciuto bene Firpo e, almeno in parte, concordo con lei. Aveva un carattere impossibile. Se fu fascista, non ebbe però la presunzione di fare il vate dell’antifascismo per far dimenticare il suo passato come fecero tanti altri. Fu soprattutto un grande erudito che non riuscì a diventare un grande studioso. Oggi nessuno si occupa della sua opera scientifica, ormai quasi totalmente dimenticata.I suoi libri non vengono ristampati e la sua “Storia delle idee politiche” da lui curata per la Utet  rivela tutti i limiti degli anni in cui è stata fatta. 

 

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