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SPIGOLATURE DI VITA E STORIE TORINESI

La rubrica della domenica

di ilTorinese pubblicato domenica 6 gennaio 2019

Salvini, la Costituzione, il rispetto delle leggi – I 90 anni del pittore Gribaudo – Vent’anni dalla morte di De André – Anna Maria Paletto, una donna gioiosa – Succede a Trieste 

 

Salvini, la Costituzione, il rispetto delle leggi 

Salvini non è certo una vestale della Costituzione della Repubblica italiana che forse conosce abbastanza poco. Il decreto- sicurezza potrebbe suscitare qualche dubbio di costituzionalità che comunque in modo inequivocabile la firma del Presidente Mattarella al decreto ha fugato, se è vero che compito del Presidente è quello di vigilare sulla costituzionalità delle nuove leggi .Ho avuto in più occasioni modo di esprimere le mie riserve sull’operato di Salvini che certo non ritengo un modello di ministro dell’Interno capace di adempiere al suo ruolo istituzionale. Ciò detto, non posso non essere in profondo contrasto con i Sindaci di Palermo e di Napoli che intendono violare il rispetto delle leggi votate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica. Compito di verificare la costituzionalità di una legge in seconda istanza spetta alla Corte Costituzionale e nessuno è autorizzato ,specie se Sindaco, a violare le leggi. Ci può essere una critica politica al decreto-sicurezza o ad alcuni articoli, ma è impensabile violare le leggi da parte di un pubblico ufficiale come un Sindaco. Diverso appare il discorso avviato dal presidente della Giunta Regionale del Piemonte che vuole far valutare se ci sia la possibilità di un ricorso alla Corte Costituzionale da parte della Regione ,un tema che appare più propagandistico che altro, in vista della campagna elettorale di  maggio che contrapporrà  soprattutto il centro – destra alle ,per ora ,modeste possibilità di rielezione del governatore il quale ha pensato di  trarre spunto da Orlando e De Magistris per aprire un nuovo fronte polemico

 

I 90 anni del pittore Gribaudo

Molti fervidi auguri al pittore Ezio Gribaudo per i suoi 90 anni, purtroppo non tanto ben portati, se devo considerare una recente scenata pubblica di qualche mese fa a cui ho assistito.  Ho letto la lunga intervista da lui concessa a “La Stampa” ,affidata ad Emanuela Minucci, una cronista , e non un critico/a d’arte, come sarebbe stato più opportuno. Gribaudo ha vantato tante amicizie tra i grandi artisti del Novecento, ma forse non molti sanno che è stata la sua attività di consulente editoriale per una tipografia specializzata in pregevoli pubblicazioni d’arte a consentirgli di entrare in contatto con questi personaggi. In tutta la lunga intervista non c’è, si può dire, una parola sull’arte di Gribaudo e sulla sua collocazione storico- critica. E forse non c’è perché risulta difficile riuscire a collocarlo nell’arte italiana di oggi.

 

Vent’anni dalla morte di De André

L’11 gennaio saranno vent’anni dalla morte di Fabrizio De André, celebrassimo cantautore diventato un mito della generazione che oggi ha tra i 70 e gli 80 anni. Il famoso Faber viene considerato un grande artista, un grande musicista e un grandissimo poeta. Ha incarnato lo spirito ribelle e anarcoide del ’68 e degli anni successivi. Fu addirittura considerato un maestro dai cattivi maestri dell’epoca. Don Andrea Gallo, il bizzarro prete contestatore di Genova , parlò di un <<Quinto vangelo secondo De André>> e la sua compagna Dori Ghezzi addirittura ha sostenuto ,non senza una certa impudenza, che Manzoni ha creato il romanzo popolare e che Faber ha cantato il popolo. Forse ciò che di lui resta vivo è il cantautore ligure,quello di Creuza de ma in cui si esprime nel dialetto ligure. Non è casuale che in provincia di Savona dei suoi attempati fans abbiamo costituito un gruppo folcloristico di “fieu “ultrasettantenni che tiene vivo il culto del cantante. Le mie preferenze continuano ad andare a Bruno Lauzi che, senza clamori peudo-rivoluzionari, è riuscito a rappresentare qualcosa per me di molto più significativo. Ma io, nel ’68, non ero in piazza a far casino.

 

Anna Maria Paletto, una donna gioiosa 

 E’ mancata improvvisamente la sera della vigilia di Natale nella sua casa di Torino la prof. Anna Maria Paletto, andata via in punta di piedi , così com’era vissuta,attorniata dal marito e dai tanti amici che allietava con la sua presenza lieve e gioiosa. Io l’ho conosciuta tanti anni fa quando era un’avvenente, giovane professoressa ,rossa di capelli e quasi sempre vestita di rosso, anche se era ferocemente anticomunista :un’eccezione nella scuola dov’era. Anche per l’eleganza raffinata del suo abbigliamento che stonava con quell’ambiente frequentato da professoresse sempre in jeans ed eskimo. Amava voluttuosamente la vita e la libertà. Non accettava freni alla sua libertà che non fosse la cura all’anziana madre che viveva con lei. Era brillante,intelligente,sprigionava dalla sua pelle sempre abbronzatissima la frenesia del vivere. La sua compagnia era preziosa e gradevole. Aveva sempre pronta una battuta di spirito. Pensarla morta mi fa inorridire.Ho appreso la notizia con dolore e stupore e , andando su Facebook ,ho trovato un suo messaggio del 10 giugno 2010: “So di essermi comportata da maleducata, andandomene prima della fine della presentazione ,ma il personaggio era talmente squallido ,nella sua presunzione, soprattutto nei tuoi confronti ,che non ho resistito. Come sempre ,però ho apprezzato la tua compostezza, la sottile ironia di alcuni tuoi interventi, forse ,anzi sicuramente, non colti dal Nostro.Scusami ancora per la mia fuga, ma con gli anni il mio carattere non migliora” . Non aveva peli sulla lingua. Io non sono riuscito a ricostruire a quale presentazione si riferisse perché lo squallore delle persone sta diventando un elemento sempre più frequente quindi è impossibile riuscire ad individuare il personaggio del 10 giugno 2010.  Io la ricordo tanti anni fa in una spiaggia con un topless mozzafiato. Voglio ricordarla da viva nello splendore della sua giovinezza e della sua bellezza, una proustiana fanciulla in fiore. Chi ha conosciuto Anna Maria, capisce che quella immagine evocata non è un ricordo fuori luogo.  

 

Succede a Trieste

Trieste e’ una città molto fredda e la bora non perdona. Il Vice Sindaco di Trieste, tal Paolo Polidori, leghista, che ha personalmente sottratto ad un senzatetto  le coperte ,buttandole in un cassonetto, per tenere  pulita la città,  è  un barbaro privo di ogni umanità che si è vantato del gesto ignobile, commentandolo con un “Me ne frego “ . Tra i compiti di quel vice  sindaco   Invece ci sarebbe stato anche quello di provvedere in qualche modo ai senzatetto. La città di Svevo e di Saba si ribella di fronte a questa mancanza di umanità da parte  di un  bulletto che disonora la tradizione civile di Trieste in cui per secoli  hanno saputo convivere tre culture.

 

Lettere   scrivere a quaglieni@gmail.com

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Sulla bruttezza di piazza Valdo Fusi

Durante le festività natalizie è comparso in piazzale Valdo Fusi uno schermo luminoso con la scritta Brutto e l’hashtag Bruttodavvero. Una luce d’artista non ufficiale, regalata dal collettivo Simplification Art. Cosa ne pensa ?       Gastone Noci 

                                                                     

Spero che serva a riaprire il discorso sulla bruttezza di piazzale Valdo Fusi, un vulnus al contesto di palazzi storici circostanti,anche se a dare un bel colpo fu l’edificio della Camera di Commercio firmata da Mollino . Il piazzale intitolato a Fusi è la quintessenza della bruttezza. Neppure le piante crescono, tanto è vero che adesso non sostituiscono quelle secche. Un luogo squallidissimo che la luce d’artista non ufficiale evidenzia ,non si sa se volutamente o inconsciamente. Valdo Fusi era un uomo raffinato, colto, un amante tenerissimo di Torino ,della sua architettura barocca, del Guarini in modo particolare. Era un difensore della città e dell’ambiente urbano. Gli è toccato in sorte di vedere il suo nome abbinato ad un obbrobrio. Credo che da anni si stia rivoltando nella tomba. 

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