Home » Cosa succede in città » La rubrica della domenica
SPIGOLATURE DI VITA E STORIE TORINESI

La rubrica della domenica

di ilTorinese pubblicato domenica 23 dicembre 2018

Il pd piemontese – Una scuola a prevalenza non italiana – Il mio Natale – E’ mancato lo scrittore Andrea G. Pinketts

 

Il pd piemontese
I risultati del congresso del pd piemontese contro candidati ( uno di matrice renziana tiepida ,uno di Chiara estrazione ds e un’altra di origine cattolica dichiarata ,al di là delle tattiche elettorali interne , rivela il disfacimento dell’idea -forza da cui quel partito era nato : l’alleanza tra ex comunisti ed ex democristiani. Si parlo ‘ di una fusione a freddo. I risultati elettorali delle politiche e quelli del congresso rivelano che quell’ipotesi politica Si e ‘ consumata e non è più riproponibile  . Gratta, gratta e sotto un pd trovi un ex comunista o  un ex Dc nostalgico. Il progetto politico di Prodi appare  davvero finito. Ed è un grave danno per la stabilità democratica che il polo di centro- sinistra si sgretoli, dando spazio ai personalismi e alle correnti . Sicuramente l’assenza dei laici liberali in quel polo ha avuto il suo peso perché ridurre il progetto al rapporto tra cattolici ed ex marxisti (in effetti alcuni si stanno rivelando tutt’altro che ex)ha minato, fin dall’inizio, un disegno politico di più vasto respiro. Una sinistra liberale in Italia è sempre esistita, ma i vari ulivi e le varie unioni ,compreso il Pd, lo hanno ignorato, vedendo nell’orgoglioso  “comunista” Chiamparino l’ultimo dei mohicani.



Una scuola a prevalenza non italiana
A Torino  la scuola Parini   e’ ormai frequentata da una minoranza di Italiani e da una maggioranza di immigrati delle più diverse provenienze. C’è chi si compiace di questa situazione e, sottovalutando il problema, evidenzia che il problema, ad esempio,  del presepe a Natale in questo contesto sia stato risolto, rinunciandoci perché ormai privo di senso. Non è così ,quella scuola prefigura un’Italia multietnica che ha perso ogni identità ,quella che piace al Papa ,ma non può piacere agli Italiani. Non sono leghista, Salvini mi infastidisce e mi preoccupa con le sue divise da poliziotto, ma quella scuola torinese non mi piace .Altro che un esempio a cui guardare, come sostiene “La stampa “.

 

Il mio Natale
Ieri sera ho ascoltato per caso  un concertino di clarinetti in via Po che si esibiva in canti tradizionali del Natale.  Mi sono fermato ad ascoltarli. Fra tanta frenesia di regali e di confusione prenatalizia mi hanno fatto tornare bambino, quando mio padre mi portava al presepe meccanico dell’”Annunziata ” di via Po che, ancora oggi, appare molto suggestivo:un’immersione nel proustiano tempo perduto che oggi anno rivive. Il Natale ,credenti o non credenti, dovrebbero viverlo in modo diverso da quello corrente. Chi crede, lo dovrebbe vivere come momento religioso, chi non crede, lo dovrebbe vivere  come la favola bella dell’infanzia con Gesù Bambino portatore di qualche sobrio dono. Gli americanismi  più o meno reaganiani e trumpiani che hanno imbastardito la festa, andrebbero abbandonati, comprese le canzoni in lingua inglese che non c’entrano nulla con la nostra cultura natalizia fatta di canti latini o in lingua italiana come “Tu scendi dalle stelle” . Dopo il concertino mi è venuta voglia di andare  a “San Lorenzo”, alla Novena natalizia in latino. Almeno una volta ogni anno ci vado . Per rivivere vecchie esperienze non sopite e per vivere atmosfere lontane dal clima odierno di una chiesa che , sovente, sento abbastanza  lontana. E’ stata una gioia  entrare recentemente in una chiesa di Firenze e vedere il celebrante che usava l’antico altare preconciliare che dava le spalle ai credenti. A livello storico capisco e condivido le scelte del Concilio Vaticano II, a livello emotivo rimpiango, invece, i vecchi riti e il latino. L’ateo Massimo Mila, critico musicale di un certo nome,  amava il gregoriano e rifiutava i nuovi canti. Anch’io, almeno a Natale, mi sento sulla sua stessa lunghezza d’onda.

E’ mancato lo scrittore Andrea G. Pinketts

E’ stato l’ultimo scapigliato milanese nato nel secolo sbagliato ,uno dei gli ultimi scrittori bevitori,come è stato scritto. Lo conobbi ad Alassio e ad Andora in occasione di eventi culturali. Appariva sempre un po’ brillo, anche se ad indicarlo era più il tono impastato  della voce perché in effetti il suo discorso  si manteneva lucido, spesso autoironico.La prima volta che lo ascoltai, rimasi indignato nel sentirlo ricordare il pittore Mario Berrino.  Fumava continuamente, intervallando bicchieri di liquori ed abbondanti  boccali di birra. Sembra che fosse anche un discreto  tombeur des femmes. E’ morto precocemente a  57 anni. Negli Anni 90 ebbe un certo successo letterario, anche favorito dall’essere frequente ospite del “Maurizio Costanzo”, come lo era stato Sgarbi. Ci lascia qualche libro giallo. Confesso che non ho mai aperto un suo libro .La Milano noir di cui era il simbolo, non mi interessava. Quando lo ascoltai in Riviera, non fui mai tentato di stabilire con lui un rapporto personale, come avrei potuto fare facilmente, tanto era la differenza del mio modo di pensare e del mio modo di concepire la stessa trasgressione. Al di là della realtà o della finzione volta crearne il personaggio, a me sembrava un uomo drammaticamente solo ed infelice.  Spero di essermi sbagliato e che abbia invece vissuto la gioia di vivere nelle  poche decine d’ anni che gli sono state concesse. In effetti si chiamava Giovanni Andrea Pinchetti, un cognome molto borghese che lui aveva anglicizzato, pur restando in fondo  molto milanese .E come molti milanesi amava Alassio. Ed è ha avuto un funerale religioso in una chiesa di Milano , come ogni signor Pinchetti che si rispetti. Il Pinketts, con la morte, era scomparso. 

 

***


Lettere        scrivere a quaglieni@gmail.com

Ristoranti
Ho letto la nuova pubblicazione dei ristoranti 2019 dell’Accademia italiana della cucina, l’istituzione fondata da Orio Vergani nel 1953 a tutela della tradizione della cucina italiana. Ci sono presenze ed assenze di ristoranti incredibili. Come mai ?         B.Tesio

.
Anch’io ho letto quella guida ,l’unica seria perché, non inquinata da interessi commerciali o politici, per non dire di altri interessi ,non sempre confessabili che connotano alcune guide .Fanno bene a non mettere “Il Cambio” a Torino , ad esempio. Ma indubbiamente alcune assenze lasciano un po’ perplessi. Certi ristoranti segnalati vanno invece  provati perché chi li consiglia e’ attendibile . In ogni caso e’ un volume che merita attenzione perché si diversifica dalla guida Michelin che da’ stelle anche a chi non  se le merita e dai vari Gamberi rossi che sono inquinati dalla politica.
                                                                   

Leggi qui le altre news: ULTIME NOTIZIE