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SPIGOLATURE DI VITA E STORIE TORINESI

La rubrica della domenica

di ilTorinese pubblicato domenica 22 luglio 2018

Guareschi riscoperto – La fine degli Zar – Anna Antolisei e Pitigrilli – Olimpiadi 2026, addio 

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Guareschi riscoperto  

Sono passati esattamente 50 anni dalla scomparsa di Giovannino Guareschi, amato da milioni di lettori ,ma oggetto di disinteresse e persino di aperta ostilità da parte di quasi tutta l’intera intellighentia italiana radical chic che lo considerava un fascistoide e un provinciale.  Guareschi fu internato militare in Germania dal 1943 al 1945,direttore di “Candido” sul quale condusse battaglie memorabili ,autore di Don Camillo, di una serie di libri tradotti in tutto il mondo, ma che in Italia non ottenne nessun premio letterario importante. Ero un giovane universitario quando mancò nel luglio 1968,ma sentii subito la necessità di scrivere un articolo su di lui, mentre i grandi giornali liquidavano in poche righe la notizia della sua morte. Ad Alassio ho inaugurato nel maggio scorso, aprendo le manifestazioni guareschiane, una targa nell’atrio della biblioteca sul mare dove nel 2008 lo avevo ricordato nel centenario della nascita. Su di lui ho parlato in tante occasioni, ma oggi ,a cinquant’anni dalla sua morte, voglio solo evidenziare il valore umano e letterario della sua vita e della sua opera, un valore che lentamente, ma inesorabilmente sta emergendo, mentre su certi miti letterari sta cadendo l’oblio. Oggi Guareschi è uno scrittore riscoperto. Era anche un uomo tutto di un pezzo che patì l’internamento in Germania per rimanere fedele al giuramento al Re e subì il carcere per essere incorso in assoluta buona fede in un errore ed aver pubblicato una vignetta che venne considerata oltraggiosa per il Presidente Einaudi . Non interpose appello alla sentenza e si fece più di un anno di detenzione: un esempio unico tra i giornalisti nostrani che diffamano e uccidono l’onorabilità delle persone, senza mai pagare il conto del loro operato. Mentre gran parte della cultura e del giornalismo parteggiarono nel 1948 per il fronte popolare socialcomunista, Guareschi si schierò dalla parte opposta ,dando un grande contributo alla sua vittoria, con le sue vignette memorabili.  Ai suoi funerali c’erano quattro gatti ,l’Italia ufficiale fu vigliaccamente assente. Era il ’68 e nel momento del disfacimento dei valori ideali in cui aveva sempre fermamente creduto, Giovannino non poteva più vivere in quell’Italia che si lasciava irretire dai fanatici e dai violenti che allora imperversavano e che nessuno seppe fermare. A sessant’anni morì ,lasciando una traccia e un ricordo che vive nel tempo.

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La fine degli Zar 

Cent’anni fa l’intera famiglia imperiale russa venne trucidata in modo truculento. La rivoluzione doveva eliminare i Romanoff. Un mio professore di storia disse che si trattò di una nemesi storica inevitabile. Non era così perché la vicenda storica di Nicola II era molto più complessa e il bolscevismo non si rivelò una liberazione del popolo russo, ma la più opprimente delle dittature. Per dirla con una metafora, la falce ha mietuto più teste che spighe di grano e il martello ha forgiato più spade che aratri. Quella fine terribile dello Zar e della sua famiglia dimostra un collegamento diretto tra il terrore giacobino che imperversò e insanguinò la Francia rivoluzionaria e il terrore sanguinario sovietico. Oggi lo Zar viene celebrato dalla Chiesa russa e i suoi resti sono venerati in una chiesa di San Pietroburgo. Un segno della imprevedibilità della storia che non è mai giustiziera come crede chi usa il forcipe della violenza per cambiarla radicalmente nell’illusione di una palingenesi impossibile perché utopistica e contraria alla natura stessa dell’uomo.

 

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Anna Antolisei e Pitigrilli 

Anna Antolisei è una scrittrice torinese affermata e coraggiosa che non si è mai allineata al conformismo. E’ autrice di romanzi di successo, è poetessa raffinata. E’ anche giornalista libera da pregiudizi. Il suo recentissimo libro Pitigrilli, un aforista in ombra,ed.Joker, è un libro prezioso perché ci consente di riscoprire una autore ingiustamente dimenticato.  L’Antolisei è presidente dell’associazione italiana per l’aforisma e del premio internazionale per l’aforisma “Torino in sintesi” a cui ha saputo dare crescente prestigio. L’aforisma è una forma letteraria difficile perché in modo fulminante esprime un giudizio,un pensiero morale,diventando quasi una sentenza.  Pochi scrittori hanno saputo cimentarsi con l’aforisma,anche se oggi, paradossalmente, chi usa Twitter è un involontario autore di aforismi.Spesso un aforisma banale ,grossolano,inutilmente polemico. Il dono della sintesi è di pochissimi scrittori, anche se l’aforisma ha dietro di sé una lunga storia. In Italia maestri dell’aforismo sono stati Leo Longanesi ,Ennio Flaiano, Giuseppe Prezzolini,non a caso tutti personaggi anticonformisti che non si sono mai serviti della parola per ovattare il proprio pensiero.Scriveva Gesualdo Bufalino che un aforisma ben fatto sta tutto in otto parole. Anna Antolisei ci offre con il suo nuovo libro il principe italiano dell’aforisma,quel Pitigrilli ,al secolo Dino Segre, che-scrive l’Antolisei nella magistrale prefazione-è stato <<un autore amato e detestato,osannato e denigrato,portato alle stelle e poi spinto giù fino alle stalle>>. Pitigrilli fu un autore “scandaloso” con opere umoristiche a sfondo erotico che ebbero un grandissimo successo tra le due guerre mondiali ,demonizzato successivamente per la sua finora non acclarata collaborazione all’Ovra fascista. Pitigrilli venne perciò messo al bando,mentre la sua opera letteraria è totalmente esente da implicazioni politiche. E il libro dell’Antolisei lo dimostra perché gli aforismi di Pitigrilli sono l’esatto opposto del clima retorico del regime fascista. Sono schioppetanti di ironia e di sarcasmo,esprimono un’intelligenza libera . Sarebbe impossibile estrarre dalla miniera rappresentata dal libro qualche esempio perché tutti o quasi gli aforismi sono degni di essere letti.  Ne cito uno perché mi pare renda bene lo spirito di Pitigrilli e della stessa Antolisei: <<La folla è come la limatura di ferro che si agglomera intorno a qualsiasi calamita .Meglio essere calamita che limatura>>. Quanti scrittori e giornalisti oggi sono limatura che si lascia attrarre dai più diversi magneti dell’interesse politico e/o economico che sia.

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Olimpiadi 2026, addio 

Non sono mai stato uno sfegatato sostenitore delle Olimpiadi invernali torinesi. Non ne ero entusiasta nel 2006 ,non lo sono neppure oggi. Ritengo, anzi, che non tutto ciò che accadde nel 2006 sia stato oro che luccica. Il voto del Consiglio Comunale di Torino e le contorsioni delle diverse forze politiche ,in primis i 5 Stelle,ha comunque posto una pietra tombale sull’ipotesi di replicare nel 2026 le Olimpiadi a Torino.Troppe le contraddizioni,troppi i tatticismi, troppa l’ambivalenza da parte di Appendino.Anche l’opposizione non ne esce bene .A preparare il 2006 c’erano uomini come Castellani e Ghigo che oggi ci sogniamo. In questa occasione i parlamentari torinesi si sono rivelati inesistenti. Patetici i volontari del 2006 che si ritengono degli eroi per aver fatto volontariato per qualche tempo,ad agitarsi in piazza per il 2026,forse pensando ai loro nipoti.Le vicende di Torino 2026 sono la cartina di tornasole di una classe politica torinese che non c’è .E anche di una società civile latitante e mediocre.

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Lettere scrivere a quaglieni@gmail.com

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L’Italia in declino 

Perché non scrive più da mesi di gastronomia e ristoranti ?Le sue osservazioni erano sempre interessanti, mentre adesso non affronta più temi leggeri.    Filippo Mancuso                               

 

Non scrivo più di temi leggeri perché ritengo i mesi che viviamo terribili. L’Italia dopo il 4 marzo è diventata un’Italietta destinata al declino,in mano a pasticcioni,ignoranti, intolleranti, esaltati. Montale scriveva l’elogio dell’uomo della strada. Io vedo invece con preoccupazione quella che Polibio definiva olocrazia,cioè il dominio della folla,della massa. Tra Gesù e Barabba la folla scelse Barabba. Il governo del Paese è affidato a chi non sa esercitare un ruolo dirigente,ma cerca solo di accarezzare le viscere della folla. Può essere la fine della democrazia,forse non ci rendiamo conto del baratro dove siamo finiti. Sono temi che riprenderò nelle prossime settimane , approfondendo il ragionamento. Sarei lietissimo di sbagliare nella mia analisi,ma temo che i prossimi mesi ci riserveranno spettacoli desolanti.E vedo con preoccupazione che c’è già chi sta saltando sul carro dei possibili vincitori.

 

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I preservativi a scuola 

Ho letto di una petizione per introdurre nei locali dei servizi igienici delle scuole superiori piemontesi macchinette che distribuiscono preservativi a prezzi calmierati. A sembra una proposta stupida. Lei cosa ne pensa?                                                   Stefania Giglio 

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Più che stupida mi sembra una proposta vecchia e poco opportuna.Una ventina di anni fa un liceo torinese introdusse i preservativi , suscitando lo scandalo dei benpensanti e del mondo cattolico.Lo stesso liceo evito’ di replicare l’esperienza che non si rivelò felice. Essa e’ sicuramente poco opportuna perché darebbe quasi per scontato l’uso dei preservativi a scuola.  Nella scuola post-sessantottina il sesso nei locali scolastici erano cosa normale. Il sesso e’ cosa bellissima e in particolare il sesso sicuro e’ auspicabile,ma non credo sia compito della scuola  vendere preservativi a prezzi scontati. E’ invece compito della scuola aprirsi ai temi dell’educazione sessuale affidata a persone esperte e non a dilettanti.In passato erano i professori di religione ad affrontare il tema “scabroso”del sesso. Oggi il tema del sesso che non e’ più scabroso, va affidato a competenti , con l’auspicio che le famiglie non rinuncino alla loro funzione educativa anche in questo ambito.