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SPECIALE IV NOVEMBRE

La rubrica della domenica

di ilTorinese pubblicato domenica 4 novembre 2018
A cent’anni dal IV novembre 1918
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Oggi si dovrebbe ricordare in tutta Italia il centenario della Vittoria che segnò la fine della Grande Guerra. Si dovrebbe, ma non sono certo che esso verrà ricordato nel modo opportuno e adeguato ad un centenario. Io ho in mente che , cinquant’anni fa, nel 1968, nel pieno del clima della contestazione, il ricordo di Vittorio Veneto venne minimizzato.Ma a dare un contributo determinante ad offuscare quella data fu il governo Andreotti, quello appoggiato dai comunisti, che nel 1976 tolse il IV novembre dalle festività nazionali. Il motivo fu quello di evitare i ponti e favorire il lavoro in tempo di crisi. In effetti mai come quest’anno vediamo come sia sopravvissuta la tradizione dei ponti e la crisi si sia ulteriormente acuita. Ma le forze estranee ed ostili al Risorgimento già allora colpirono non a caso, tra le festività nazionali, quella che ci ricordava la realizzazione del Risorgimento con la riconquista di Trento e Trieste. Gli appelli, a partire dall’Associazione Nazionale Alpini, a ristabilire, almeno per quest’anno, la festa nazionale del IV novembre sono caduti nel vuoto: un governo di ignoranti e un Presidente della Repubblica – duole dirlo- non sensibile al tema in questione hanno lasciato cadere gli appelli.Così ci troviamo con un insieme di manifestazioni – Torino in testa – che non si rivelano adeguate alla data che andrebbe ricordata. Piccoli eventi , non coordinati tra di loro, che non rappresentano soprattutto agli occhi dei giovani un elemento di riflessione . Brilla nel programma torinese l’assenza della scuola di ogni ordine e grado. La sola Università ha programmato un ricordo dei suoi Caduti nella grande guerra, superando in modo encomiabile l’orario domenicale di chiusura. Che le scuole torinesi siano  assenti ci fa capire come i vertici scolastici e i docenti considerino la storia d’Italia. Non debbono poi lamentarsi del crescere a vista d’occhio dei bulli che imperversano.
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D’altra parte la maggioranza degli italiani e dei torinesi forse non sa neppure più cosa significhi la data del IV novembre perché la demagogia e l’ignoranza hanno prevalso. Se l’estrema destra si è impossessata del ricordo della Vittoria in modo volgarmente strumentale, ciò è dovuto anche a chi non va oltre alle frasi fatte dell’”inutile strage” e dell’”immane massacro”.Nessuno ha mai messo in discussione che ci furono 650 mila morti, ma ciò che non dovrebbe essere posto in dubbio è il loro sacrificio per l’Italia che merita di essere ricordato al di là di ogni altra valutazione, così come non dovrebbe essere dimenticato che nelle trincee del Piave si è formata l’identità italiana e che la guerra ha portato al compimento del Risorgimento rimasto interrotto nel 1870 con Roma capitale del Regno.Chi  come scrive, ha avuto nella sua famiglia combattenti, volontari e caduti, non può accettare la mistificazione e l’oblio. Non posso accettare la mistificazione pseudo -storica più vistosa, in base alla quale si vede in quella guerra le origini del fascismo, come recita una certa, insistita e dozzinale vulgata perché quella guerra la volle anche l’interventismo repubblicano e democratico e persino autenticamente socialista come dimostrano i nomi di Battisti, di Salvemini, di Calamandrei, di Ernesto Rossi, di Parri, di Bissolati, di Carlo Rosselli. Furono il fior fiore dell’antifascismo e la vedova di Battisti, Ernesta, rifiutò sdegnosamente il tentativo dei fascisti di impadronirsi del martire dell’irredentismo e divenne un punto di riferimento dell’antifascismo di matrice democratica. Mio nonno stesso, amico di Damiano Chiesa e di Cesare Battisti, fu interventista e poi antifascista intransigente. In famiglia il futuro ministro Marcello Soleri ,neutralista come Giolitti, ma poi combattente in guerra (malgrado fosse deputato ),ferito e decorato di medaglia d’argento, era l’esempio che mio nonno mi citava spesso. Ho appreso dalla sua scuola a sentirmi patriota e non posso dimenticare che nel 1966 ultraottantenne mi accompagnò a Trento a rendere omaggio a 50 anni dal loro martirio al Castello del Buon Consiglio a Cesare Battisti, Damiano Chiesa e Fabio Filzi.   
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A me ragazzino,che fossi a Torino o fossi in vacanza in campagna, a ricordarmi quella storia era anche il faro della Vittoria la cui luce si diffondeva dal colle delle Maddalene su Torino e giungeva fino ad Asti. Oggi quella luce forse non dice più nulla a nessuno. Invece, è proprio guardando al passato che si trovano le energie morali che consentono ad un popolo di tenere duro e di risorgere.L’aver cancellato quelle pagine di storia e di eroismi ha provocato un danno irrimediabile ad un Paese in cui una recente e troppo rapida unificazione rendeva indispensabile il mantenimento di simboli che purtroppo sono stati ignorati, infranti ed a volte sbeffeggiati in nome di un’antiretorica nauseante che già pervadeva le scuole quando io le frequentavo e che nel corso dei decenni ha ritenuto di poter far tabula rasa di tutti i valori nazionali.  L’Italietta di oggi e la piccola Torino di oggi non possono fare di più per il IV novembre e sia reso onore a chi non dimentica e non calpesta un passato di cui gli Italiani dovrebbero andare orgogliosi.E’ stata l’unica guerra non combattuta tra italiani e l’unica guerra conclusa con una vittoria. Piaccia o non piaccia, questa è la storia d’Italia. Se qualcuno ha ancora a cuore l’Italia, oggi, esponga il tricolore al proprio balcone. Quei Caduti e quei combattenti di cento anni fa lo meritano!
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Lettere    scrivere a quaglieni@gmail.com
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La disfida della Tav
Cosa pensa del voto anti Tav del Consiglio comunale di Torino, mentre la sindaca era negli emirati arabi? A me parte l’ennesima emarginazione di Torino   Nanni Chionetti
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E cosa si aspettava dalla signora Appendino e dai suoi consiglieri ? Erano contrari alla Tav e sono rimasti tali.A far sorridere sono quelli che hanno affermato che la Appendino era diversa dalla Raggi e l’hanno sostenuta in un modo più o meno scoperto anche dopo il 3 giugno di due anni fa.S ono quegli ambienti che all’insegna dell’ambiguità hanno puntato su di un sindaco che non proviene dal grillismo ruspante. Invece, hanno dovuto toccare con mano che Appendino è una grillina che al massimo va a Dubai a promuovere Torino, mentre i suoi votano per una città che penalizza i trasporti internazionali,”conditio sine qua non” per gli investimenti.
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Devastazione in Liguria
Sto passando con la famiglia il ponte dei Santi nella mia casa nel Ponente Ligure.Vedo attorno a me la devastazione del vento e del mare che ha messo k.o. la Liguria. Ma crede che basti prendersela con il destino cinico e baro?  Lina Corbucci
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No, non è colpa solo del destino o ,se vogliamo,del meteo,come si dice oggi.E’ anche colpa dell’incuria e della mancanza di investimenti adeguati per la tutela del territorio.I verdi hanno fatto un grande bordello oltre vent’anni fa ,senza lasciare traccia di sé. La speculazione edilizia ha avuto ed ha le sue gravi responsabilità . La tutela delle spiagge, che sono elemento vitale per il turismo, non ha avuto l’attenzione che meritava.Mi permetta però di evidenziare i tanti titolari di attività commerciali che si sono messi all’opera per riprendere al più presto le proprie attività .Già da due giorni ad Alassio ci sono ristoranti che hanno ripreso a lavorare. E’ questa Italia che lavora che meriterebbe di essere valorizzata e tutelata invece di dare redditi di cittadinanza ai nullafacenti i quali, neppure nel caso di calamità naturali, si mettono all’opera per dare una mano. 
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