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SPIGOLATURE DI VITA E STORIE TORINESI

La rubrica della domenica

di ilTorinese pubblicato domenica 21 ottobre 2018

Il referendum nel Vco – Luci d’artista a Torino – L’incontro, l’ “osservanza massonica”, la laicità – La borghesia già allineata con il nuovo governo?

 

Il referendum nel VCO
Oggi nel Verbano Cusio Ossola  si vota al referendum per il distacco della Provincia dal Piemonte per passare alla  regione Lombardia . Il voto avrà valore solo se verrà rispettato il quorum nella partecipazione degli elettori  alla consultazione. E’ la prima volta che succede in Italia per un’intera provincia e ciò dice molto della politica inefficace della Regione Piemonte che non ha saputo neppure fare una legge elettorale equa per il VCO . Il promotore  del referendum e’  un personaggio poco credibile perché transfuga da Forza  Italia in cui fu senatore e vice-coordinatore regionale piemontese, passato alla Lega, ma  le ragioni del distacco non sono prive di fondamento. Il Piemonte negli ultimi 5 anni ha trascurato il VCO e i legami con  Milano sono oggettivi. Le regioni  nel 1970 nacquero con confini che non corrispondevano ai rapporti economici .Il PLI che fece la battaglia contro le regioni, lo mise in evidenza inutilmente .I confini andavano almeno  rimodellati in rapporto alla realtà economica novecentesca . Forse le stesse regioni non dovevano essere istituite perché sono state spesso inefficienti e motivo di sperperi  . Quindi gli elettori del VCO hanno  dei motivi validi  per unirsi ad una realtà territoriale come quella lombarda che ha una anche una forte politica turistica ,rispetto a quella assai carente del Piemonte  soprattutto degli ultimi cinque anni.

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Luci d’artista a Torino

Non ho mai ritenuto “Luci d’artista “ una grande e,meno che mai, una geniale attrattiva turistica, né tanto meno un elemento di particolare valore artistico. Salerno nel periodo natalizio batte mille volte Torino .Sarebbe interessante conoscere il costo annuo di queste luci d’artista torinesi tanto celebrate da chi le ha realizzate oltre vent’anni fa e da chi si illude che attraggano acquirenti nei loro negozi.L’idea però di disseminarle in periferia ,togliendole in via Roma, appare davvero peregrina ,per non dire stupida. La periferia ,come anche il centro in verità ,va tutelata dalle buche nelle strade e nei marciapiedi, più che arricchita di luci d’artista .Eliminarle da via Roma è un errore grossolano. C’è da sperare che, invece , piazza San Carlo venga liberata dal lugubre armamentario definito luci d’artista che rende buia la piazza ,come negli scorsi anni,durante le feste. Dopo oltre vent’anni andrebbe tutto rivisto e nessuno si illuda che ci siano turisti che vengano a Torino per vedere ventennali luci d’artista già viste e riviste ,senza mai essere riuscite a diventare classiche come era nelle intenzioni ambiziose dei suoi ideatori.

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L’incontro, l’ “osservanza massonica”, la laicità

Il giornale di Bruno Segre ripropone sempre le stesse cose da tanti anni, il suo direttore ha festeggiato con manifestazioni faraoniche i cent’anni .Un po’ di anni fa Segre voleva realisticamente vendere il giornale, anche se ad un prezzo incredibile perché certo un giornale come quello è destinato più a produrre perdite che guadagni. Si rivolse anche a me e declinai gentilmente l’offerta. E’ un giornale fazioso, rancoroso, di stretta “osservanza massonica”, un retaggio più dell’800 che del ‘900. E c’è gente, in verità poca, che fa di Segre una sorta di santo laico, un Giordano Bruno scampato al rogo, un’icona laica da venerare, dimenticando che i laici usano sempre lo spirito critico e non ricorrono alle incensature d’occasione. La laicità è cosa diversa dal laicismo dottrinario del suo giornale, anzi è il suo opposto perché si fonda sul rispetto di tutte le idee. La libera stampa è sempre un fatto positivo che arricchisce il panorama informativo, ma “L’incontro” e’ davvero un “mattone“ sempre più illeggibile anche graficamente, perché è un concentrato di polemiche biliose , obsolete, ripetitive e quindi scontate . Negli anni della battaglia per il divorzio feci molti dibattiti e persino alcuni comizi insieme all’ avv. Segre che già allora notai diverso rispetto al mio modo di essere laico. Negli anni il divario e’ diventato un abisso anche perché per me liberale , il modo di vedere la realtà è molto lontano da chi si avvita, forse inconsapevolmente, nelle sue idee e di fatto non vuole reali confronti che significano innanzi tutto saper porre in discussione se’ stessi.Le celebrazioni faraoniche recenti di Segre hanno dimostrato intenti che non solo mi sono estranei, ma mi infastidiscono.

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La borghesia già allineata con il nuovo governo?

A pranzo in un noto ristorante di Milano di via Manzoni,molto apprezzabile per il risotto e la milanese, ho ascoltato casualmente e involontariamente due imprenditori che elogiavano il governo giallo-verde e criticavano i vertici europei per la presunta severità nei suoi confronti per il Def .Ed ho pensato a quella borghesia milanese che ,quasi cent’anni fa , aveva finanziato e appoggiato Mussolini o successivamente al 28 ottobre del ’22 si convertì quasi subito al fascismo.E’ pericolo reale anche oggi questo adeguamento opportunistico . Certo ,gli uomini sono diversi da quelli di quasi un secolo fa ,ma il loro opportunismo è identico.E può dare un colpo mortale alla democrazia in Italia ,oltre che all’economia ,affidata a dilettanti velleitari che si coprono le spalle con vecchi professori servili ed obbedienti ai loro ordini.Non dimentichiamo che da Milano non è quasi mai mai venuto nulla di positivo alla storia d’Italia e che le peggiori avventure politiche sono nate in quella città .

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Lettere         scrivere a quaglieni@gmail.com

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IV novembre

Ho letto il suo intervento sul IV novembre 1918 festa nazionale e concordo con lei, ma sembra che nulla si muova in questa direzione.    Gino Usseglio       

                                                                               

Spero ancora in un tardivo ravvedimento,ma da leghisti ostili al Risorgimento da sempre e da grillini ignoranti ed antinazionali e’ difficile attendersi che il IV Novembre venga dichiarato, nel centenario della Vittoria, festa nazionale.Loro tutto ciò che è storia e cultura lo considerano ciarpame incomprensibile.

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