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L'intervista: Viveca Sten

La regina del giallo scrive (anche) di cucina

di ilTorinese pubblicato domenica 13 maggio 2018

di Laura Goria

Leggendo i gialli di Viveca Sten viene voglia di andare alla scoperta di Sandhamn, la piccola isola affacciata sul Mar Baltico, nell’arcipelago di Stoccolma, dove lei ambienta trame omicide.

La scrittrice in questi giorni è al Salone del libro di Torino per presentare “Estate senza ritorno” (Marsilio), suo 5° libro tradotto in Italia, mentre oggi in Svezia è stato pubblicato il 9°. Arriva con i suoi abbaglianti occhi che virano al color fiordaliso, simpatia a mille e una disponibilità -rara nell’Olimpo degli autori- che conquista. E’ una delle autrici scandinave di “crime” di maggior successo: pubblicata in 24 paesi, 4 milioni di copie vendute nel mondo ed ha ispirato la serie televisiva “Omicidi a Sandhamn” seguita da 30 milioni di spettatori, andata in onda anche in Italia. Ci si appassiona parecchio alle sue storie ambientate a Sandhamn; protagonisti fissi il detective Thomas Andreasson -uomo disilluso e provato dalla morte in culla della figlioletta- e la sua amica avvocato Nora Linde, alle prese dapprima con la difficile gestione di matrimonio e carriera, poi con il divorzio e due figli da crescere. Nei suoi libri sembra alto il tasso di mortalità del luogo; ma dalle pagine emerge anche il fascino di un’atmosfera fuori dal mondo, tra colorate case del villaggio, mare e cielo sconfinati.In “Estate senza ritorno” sempre di delitto si parla e sempre a Sandhman scorre il sangue durante il weekend di solstizio, festa tradizionale di mezza estate, che attira turisti a frotte. Tra villeggianti e gruppi di giovani, nessuno ode il grido di aiuto di una ragazza che si accascia priva di sensi. Anche Nora si prepara a far festa insieme al suo nuovo compagno Jonas, quando ecco che scompare la figlia di lui, la 14enne Wilma, e sulla spiaggia viene trovato il cadavere di un suo amico.


Come nasce l’ispirazione per le sue trame? E’ vero che a volte per i nomi s’ispira alle tombe del piccolo cimitero dell’isola?

«Si perché mi piace l’idea di riciclare e utilizzando i nomi di queste persone, in un certo senso, le faccio rivivere. Nei miei gialli ci sono sempre l’isola di Sandhman, Thomas e Nora, ma poi ho bisogno anche di altri personaggi».

Com’è nata l’idea di questa storia?

«Quando l’ho scritta i miei figli avevano 13,16 e 19 anni: ero la madre di adolescenti e quindi potevo capire benissimo l’ansia, la preoccupazione e la paura. Ogni volta che uscivano non dicevano con chi, né dove andavano, non rispondevano al telefono e non rientravano all’ora stabilita. Così ho pensato a una storia in cui potessero riconoscersi i genitori di figli nel pieno dell’età più difficile».

Dai suoi gialli è stata tratta una fiction di successo…lei ha partecipato in qualche modo?

«Si, leggo la sceneggiatura ma non la scrivo, perché i copioni richiedono una tecnica diversa.Di solito appaio in ogni stagione almeno per 5 secondi, anche se magari si vedono solo i miei capelli castani. Sono stata una cameriera, l’ospite a un cocktail party, una mamma con bambini….in qualche modo ci sono sempre».

La sua famiglia da generazioni ha una casa a Sandhamn, qual è il suo rapporto con l’isola e come la descriverebbe?

«Per me è un po’ come una seconda casa, dove vorrei sempre essere. E’ anche il 3° personaggio protagonista delle mie storie, oltre a Thomas e Nora. Ho pensato che fosse perfetta per il romanzo poliziesco perché è un luogo bellissimo, un vero e proprio paradiso estivo; però è giusto che in questo tipo di romanzi ci sia contrasto con la presenza di un assassino che aspetta nell’ombra».

C’è qualcosa di lei in Nora?

«Nonostante lei sia un avvocato come me, non volevo darle la mia personalità e ci tenevo che fossimo differenti. Io mi sento molto più simile a Pernilla, la moglie di Thomas. Nora è ansiosa, sempre lì che si chiede se ha fatto la cosa giusta o sbagliata; io invece decido in modo molto veloce e penso all’azione».

In quest’ultima avventura, Nora dopo il divorzio ha una storia con Jonas: lei sta per compiere 41 anni , lui ne ha 7 di meno. Lei come vede le unioni in cui la donna è più grande?

«Dico finalmente!».

Si prospetta anche l’idea di una famiglia allargata con i figli di Nora e Jonas…cosa ne pensa?

«Oggi è una cosa abbastanza comune ovunque, perché il concetto di famiglia sta cambiando, ci sono anche bambini che hanno 2 papà o 2 mamme. Sicuramente non è semplice. Ho voluto raccontare quanto sia già difficile riuscire a gestire dei bambini quando si è sposati; se poi ci sono coppie diverse ed ex coniugi che devono sincronizzarsi è ancora più complicato. Nella loro relazione Nora e Jonas hanno standard diversi e qualche tensione: lei pensa che lui sia troppo indulgente con Wilma…ed è un esempio dei problemi che possono sorgere».

E per il detective Thomas Andreasson a chi si è ispirata?

«Volevo creare un poliziotto che fosse una persona reale e non un cliché; mi ero un po’ stancata di quelli americani che bevono troppo, non hanno bisogno di dormire o mangiare, non costruiscono relazioni, oppure le hanno pessime, specie quelle coi figli. Thomas è più vero e apprezzabile, tanto che a volte i lettori mi chiedono il suo numero di telefono: lo amano e seguono le sue vicende private ancor più della trama gialla… questo mi piace molto».

Perché ha deciso di rendergli la vita particolarmente tragica?

«Quando ho iniziato a scrivere questi gialli Thomas aveva 39 anni ed ho pensato che nessuno arriva a quell’età senza essere stato toccato da qualcosa nella vita, sicuramente ci sono stati eventi tragici e altri felici. L’ho creato compassionevole verso gli altri, ma anche con un profondo dolore dentro ed ho deciso che il motivo fosse la morte della figlia».

Lei vive a nord di Stoccolma con suo marito e i vostri tre figli, come descrive la sua famiglia e la sua vita?

«Mi definirei un po’ il motore della mia famiglia, il centro. Ma siamo tutti molto uniti. Quando viaggiamo, nonostante i figli abbiano 19, 22 e 25 anni, condividono ancora la stanza e amano stare vicini; cosa che mi rende molto felice perché volevo proprio che diventassero un team. Fin da quando erano piccoli ho voluto trasmettere l’idea che io e mio marito, felicemente sposati da 28 anni, avevamo stessi principi, valori e una parola univoca».

Perché ha smesso di fare l’avvocato per dedicarsi alla scrittura di crime story?

«I primi 4 libri li ho scritti mentre ancora lavoravo, poi è arrivato il successo internazionale, la serie tv ed era praticamente impossibile gestire entrambe le cose. Così ho preso la decisione di abbandonare l’avvocatura e non mi sono mai pentita».

Cosa l’affascina delle trame con delitto?

«In realtà ho un ventaglio di interessi più ampio. Oltre a 9 polizieschi ho scritto anche 1 libro di cucina; insieme a mia figlia 3 libri fantasy per adolescenti tra i 10-15 anni, ambientati sempre nell’arcipelago; e 3 libri di natura giuridico – legale».

In Svezia il tasso di violenza è piuttosto basso, come si spiega il grande successo della letteratura noir?

«Se si vive in un ambiente sicuro ci si può permettere di leggere di crimini o catastrofi apprezzandone la tensione, perché alla fine della giornata si dorme nel proprio letto in un ambiente pacifico e calmo. Mentre penso che se si vive, per esempio, in zona di guerra non si ha voglia di leggere altra violenza».

La sua giornata tipo?

«Dipende, se sono in tour promozionale, come la scorsa settimana in Canada, le cose sono diverse. Ma normalmente quando sono a casa mi sveglio e faccio esercizi per 45 minuti perché ho avuto problemi con la schiena; poi se la giornata è dedicata alla scrittura mi ci dedico fino alle 18 con qualche intervallo per caffè, incombenze domestiche, esigenze dei figli e un po’ di stretching. Se invece sono sola a Sandhman posso scrivere fino a tarda sera».

Le sue grandi passioni? Quando non scrive cosa ama fare?

«Lo sci d’inverno nel nord della Svezia; poi mi piace molto cucinare…fare pane, biscotti…».

 

 “Estate senza ritorno” (Marsilio)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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