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Questi malintesi capitano anche nelle migliori famiglie e per andare avanti bisogna perdonare il fratello più grande

La questione Fincantieri

di ilTorinese pubblicato venerdì 4 agosto 2017

OBIETTIVO ITALIA – Questa Unione Europea ci lascia sempre a bocca aperta e con il fiato sospeso; in ogni disputa e contenzioso sembra che il giudice da Berlino si sia trasferito a Bruxelles, Strasburgo a parte; eppure non sempre si ha, specialmente in materia economica e industriale, la percezione che effettivamente il massimo organo di mediazione super partes tra Stati e Unione Europea abbia una visione così strategica e imparziale.Come non ricordare il capitolo vergognoso delle “quote latte”, dello zucchino lungo un numero preciso di centimetri per risultare a norma, del numero infinito di leggi circa la produzione e lo smercio di genere alimentari, non sempre a vantaggio dell’economia italiana e dei suoi operatori di mercato? Se inoltre l’essere iscritti al Club dei 28 paesi membri costa più di quello che rende, questione Euro a parte, molti da sempre sono stati scettici a

esultare per l’adesione italiana a tale organizzazione internazionale.Se poi, dopo la Brexit, che a oggi non si è ancora ben definita, i motori veri della struttura continentale sono Francia e Germania, appare pacifico che gli altri 26 Stati abbiano un ruolo marginale nel delineare le prospettive comuni, per esempio anche in materia di immigrazione, nel caso specifico dell’attuale invasione africana, dove in un certo qual modo Italia e Grecia, così diverse ma così simili tra loro, sono state nei fatti lasciate sole a se stesse, circondate nei loro confini interni da delimitazioni agguerrite nella difesa e tutela delle rispettive frontiere stagne alla penetrazione di qualunque rifugiato o immigrato.

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Chi difende l’operato dell’Unione, addirittura con un progetto politico in fase embrionale da proporre in alternativa al Partito Democratico qualora dovesse implodere, ci ricorda quotidianamente che l’Italia a oggi non avrebbe un futuro al di fuori di essa; altri ancora sostengono che, se l’Italia non uscirà dalla zona Euro al più presto, non avrà un presente. Certamente ogni disputa, se affrontta con la calcolatrice alla mano, diventa complessa e problematica da esaminare, senza poi contare i cosiddetti “business-plan” tanto amati e tanto odiati, perché puntualmente smentiti e predisposti secondo le necessità più impellenti; per fortuna che c’è la CEDU a Strasburgo che ci ricorda quanto in Italia vi sia una quotidiana violazione dei diritti umani, e che le decisioni della nostra magistratura, così tecnica e indipendente, siano, in molti casi, sorprendentemente contrarie ad essi addirittura nei principi cardine e più profondi. L’Unione Europea è sicuramente un progetto ambizioso che, però, rischia di essere un “gigante dai piedi di argilla”, a sua volta determinato da forze nazionali o internazionali capaci, rispetto all’ente stesso, di attuare politiche di pressioni efficaci.Tutto questo per dire che la questione Fincantieri appare molto più delicata di quanto possa sembrare a prima vista poiché, nello specifico, si può pacificamente intravedere un sovrastato di norme e leggi in pacifico contrasto con gli interessi e le mire delle singole aziende, società di capitali quotate in Borsa, e dei rispettivi dipendenti, nelle quali non è semplice districarsi specialmente se, come per scontato, ogni soggetto coinvolto cerca di interpretarle e applicarle a proprio uso e consumo, con al momento un’Unione Europea latitante o forse inesistente, specialmente se si deve dare torto alla Francia che, come precedentemente argomentato, è il principale pilastro dell’Europa di oggi, il cui presidente Macron si è innalzato a paladino o meglio a protettore, per non dire garante, del Club dei 26.

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Sembra chiaro che una mediazione della Grande Germania, sempre mossa dal sanguigno intramontabile motto “Deutschland Uberalles”, nel contenzioso possa essere utile a tutti, ma è pacifico che, se non si guardano le leggi, per esempio la principale in natura, cioè quella del libero mercato (garantita dall’UE), con occhi immacolati e cristallini, la tentazione di appoggiare in termini opportunistici il più forte, che pacificamente è la Francia e che a titolo puramente conservativo ha temporaneamente nazionalizzato STX a tutela dell’invasore italiano, che giusto per ricordarlo ha acquistato le quote dal Tribunale di Seul a suon di milioni di Euro, la disputa passa a un livello di trattativa più sommerso non lontano dal tanto criticato ma mai dimenticato “mondo di mezzo”, quello dove io ti do una cosa e tu ne dai una a me. Una cosa è certa. All’interno della grande famiglia europea, che ci dovrebbe tutelare anche militarmente dai Paesi confinanti (tipo la Libia ?), Francia e Germania, quando c’è da prendere, prendono forse anche senza dire grazie, quando c’è da dare, fatti vostri a seconda dei casi con un bel gesto dell’ombrello.Mi sento di consolare la Grande Unione Europea, questi malintesi capitano anche nelle migliori famiglie e per andare avanti bisogna perdonare il fratello più grande e volersi bene.

Carlo Carpi