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I tanto vituperati Salvini e Di Maio sono riusciti nell'intento di eleggere i presidenti di Camera e Senato

La navigazione del Pd è senza rotta e si arena sull’Aventino

di ilTorinese pubblicato martedì 27 marzo 2018

Stupisce fino all’irritazione politica questo “Aventino” del Pd. Si tirano fuori visto che “abbiamo perso e tocca a voi governare”. Con la speranza che i reciproci veti rendano impossibile la formazione di un governo. Rendano inutile l’aver votato. E per ora ci stanno riuscendo. I tanto vituperati Salvini e Di Maio sono riusciti nell’intento di eleggere i presidenti di Camera e Senato. Con strane affermazioni da parte degli altri come: i pentastellati hanno perso la loro verginità o questo é un inciucio”.  Come un malato terminale il Pd era di fatto contento dopo il no a Berlusconi. Si sono incartati, non ne escono.  Ma da quello che si capisce leghisti e grillini si stanno appropinquando nel formare un governo. Il Pd? Aventino, Aventino. In attesa che l’empasse magari li rimetta in gioco e speranzosi nelle capacità del Presidente fella Repubblica. Non é la prima volta. Con Giorgio Napolitano che accettò di essere rieletto con la condizione di fare le riforme. Ed il successivo tragico errore di delegare Matteo Renzi con i relativi disastri. Ma tutto ciò é storia,  recente ma pur sempre storia. E il pd forse vuole ripartite ma deve  individuare il suo zoccolo duro di Occhettiana memoria, deve individuare una rotta, capendo da quale porto può partite e a quale porto vuole approdare. Forse pretendo troppo. Per “navigare” bisogna avere una rotta che si chiama linea politica. Ed anche qui pretendo troppo. Una volta si diceva: studiare e fare la gavetta. Poi è arrivata la rottamazione e  ci sono state le new entries, diciamocelo,  molto ma molto deludenti. Da dove partire? Ricostruire il partito? Degnissima affermazione che non fa i conti con la sua esistenza. Almeno potenziale. Ora con la moria di deputati e senatori le dissanguate casse del partito avranno meno entrate. La bancarotta del Pd non sarebbe solo politica. Partire dal popolo delle primarie? Renzi ha stravinto alle primarie e straperso le politiche. Qualcosa del meccanismo non torna. Gli iscritti? Con tutto rispetto per il singolo il più delle volte sono truppe “cammellate”. E i dirigenti? Qui si fa articolata l’analisi. Il più delle volte all’incarico politico nel partito si abbina un incarico nelle istituzioni. . A tal proposito in Piemonte e Torino il tutto é emblematico. Ho incontrato ex parlamentari del Pd. Palese la delusione. Chi dice che smette di fare politica. Chi viceversa intensifica il suo impegno politico sul territorio. Un ritorno alle origini. Davide Gariglio si è dimesso, atto forzatamente dovuto. La vecchia quercia di Giancarlo Quagliotti non gli ha fatto sconti e con lo stile comunista gli ha fatto gli auguri per il nuovo incarico romano. Solo Davide Ricca sodale del democristiano Gariglio parla di normalità delle dimissioni. Lui ” turista per caso” continua nel suo lavoro di Presidente di quartiere, eletto perché sodale dell’altro Davide, storico sodale del Matteo fiorentino. Ed ecco la zampata di Nadia Conticelli e dell’arrabbiato Stefano Esposito. Due garanti : Chiampa e la novarese Giuliana Manica. Entrambi da 50 anni in politica. Non è facile trovare chi ha esperienza, capacità e soprattutto disponibilità.  Bisogna averne voglia. E già si ventilano alcune certezze. Davide Gariglio non sarà il candidato del Pd come governatore piemontese. Sergio Chiamparino continua nello studiare da segretario nazionale e magari Giuliana Manica girerà il Piemonte per capire che cosa si può fare. Insomma, tutto rinviato al congresso. Con la certezza che se si dovesse rivotare sarebbe un disastro. Un disastro , sia ben chiaro per tutta la sinistra. Ma a questa sinistra, mi raccomando,  non parlare di unità.  Di condivisione anche, pur momentanea  Quello ideologicamente più affine a te é sempre il nemico più prossimo. Oggi più che sperare si dovrebbe tornare alla politica. E  l’Aventino non é un modo d’agire politicamente. O forse con questo voto si è veramente passati alla terza repubblica. Mi ha particolarmente colpito una affermazione di Beppe Grillo: il sistema é ed era in crisi. Noi Pentastellati ci siamo solo assunti  l’onere di dare l’ultima spallata. Se ha ragione, ciò che c’era nella seconda repubblica é superato. Nella prima la sostanziale dicotomia tra Dc e Pci. Con la discesa in campo del Berlusca che contrastava i “comunisti” rappresentati dal centrosinistra.  Ora la terza dove si ” affaccia” la dicotomia tra Salvini e Di Maio. Tra la Lega non più Lega Nord e i pentastellati rappresentanti di un Sud apoteosi dell’ evasione fiscale e della precarietà. Con un centro Italia terra di conquista per entrambi. Si dice che la Storia non si ripete. A Torino nelle votazioni dopo la divisione dal Pci  Rifondazione ebbe più voti del Pds. Ora Rifondazione é un gruppetto extraparlamentare e il Pds ottenne più voti dell attuale Pd… Forse entrando in un’ altra era gli orizzonti o i poeti saranno diversi dai porti del passato. 

 

Patrizio Tosetto

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