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PAROLE ROSSE / di Roberto Placido

La Madamin di Torino

di ilTorinese pubblicato domenica 23 dicembre 2018

Dopo la grande manifestazione Si Tav di sabato 10 novembre, in Piazza Castello a Torino, sono assurte a notorietà, anche nazionale, le organizzatrici della manifestazione. Con loro, le sette donne, professioniste, è diventato noto ai più il termine torinese, piemontese, madamin. Tanto che l’unico uomo che ha proposto e concorso ad organizzarla, l’ex sottosegretario ai Trasporti del governo Berlusconi, Bartolomeo ” Mino ” Giachino, è stato definito, un po’ per assonanza con il cognome ed un po’ per sminuirne il ruolo, madamino. Coniando così, non esistendo nella lingua piemontese, un neologismo. Ma la vera madamin di Torino è Lei, il Sindaco della città di Torino, Chiara Appendino. Questo non per situazione famigliare, colgo l’occasione per informare chi non conoscesse bene i termini piemontesi ed il loro significato. Si chiamava madamin la ragazza che si sposava ed andava, come succedeva una volta, specialmente in campagna e qualche volta anche in città, a vivere nella famiglia del marito assumendone anche il cognome. La suocera era madama e lei madamin. A Torino, tra l’altro, la madama era il termine con il quale si chiamava ed ancora si chiama la Polizia ed anche, sigh, la Juventus, ma questa è un’altra storia. Tornando alla nostra madamin Appendino in questi due anni e mezzo di consiliatura si è dimostrata proprio una “piccola” signora. Ha dimostrato una modestia, una mancanza di guida, di visione e progettualità imbarazzante e preoccupante. Ha evitato e si è sottratta, non presenziando, a tutte le sedute del Consiglio comunale dove poteva esserci uno scontro, Tav, Trasporti o, incredibile, la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nei giorni della nascita del governo. Il buon giorno si è visto dal mattino con la scelta della “squadra” di assessori. Tranne due o tre il resto dei carneadi che con il passare del tempo non si sono rivelati dei campioni ma quasi tutti incapaci e nel migliore dei casi di una modestia sconvolgente. Fino ad ora una vera e propria “via crucis”. Dopo un anno, giugno 2017, cambia l’assessore all’ambiente Stefania Giannuzzi per manifesta inadeguatezza è la prima e molto probabilmente non sarà l’unica. I ” boatos” pongono in testa a questa particolare classifica l’assessore ai Trasporti Maria Lapietra che ha il triste primato del più grande ingorgo, Piazza Baldissera, mai avvenuto a Torino. E che dire della superficialità con la quale ha scelto i suoi più stretti collaboratori, il potente capo di gabinetto Paolo Giordano, prima coinvolto nella vicenda Ream, poi nella tragedia di Piazza San Carlo, voglio ricordare che vi fu un morto e oltre 1500 feriti, neanche nei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Poi “intercettato” in un’indagine sul bilancio GTT che coinvolge i vertici dell’azienda pubblica dei Trasporti, Giordano non è coinvolto, chiede al Presidente dell’azienda di togliere una multa per mancanza di biglietto ad un suo “amico “e per la quale e per il sommarsi delle vicende precedenti fu costretto, tra il tripudio di molti “grillini”, a dimettersi.

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E che dire della scelta del capo ufficio stampa del Comune? Quel Luca Pasquaretta che si era guadagnato, occupandosi di tutto e di più, il nomignolo di “pitbull”. In due anni, Pasquaretta, realizza l’exploit di finire in due inchieste, quella, sempre lei, della tragedia di Piazza San Carlo, per avere autorizzato senza nessun atto ufficiale l’allestimento, al Parco Dora, di un maxi schermo e la seconda, che gli costa le dimissioni, per una, sembrerebbe finta, consulenza al Salone del Libro. Se per Giordano si era scatenato il tripudio per Pasquaretta siamo alla “ola”. Ed ancora il ritardo sulla seconda linea della metropolitana, il “coprifuoco”, unica grande città italiana, la sera dello scorso fine anno. Si sprecarono gli sfottò sui social, i torinesi a capodanno ad Asti. Chi di social ferisce di social perisce. Per non dimenticare due feste patronali, San Giovanni, la prima praticamente a numero chiuso. Era più facile entrare in un carcere di massima sicurezza che in piazza. La seconda con i ” fuochi” digitali e silenziosi per pochi eletti , alla faccia del popolo tutto. Parte la rivoluzione dei biglietti del tram con due vere “perle” un aumento degli abbonamenti stratosferici ed il biglietto elettronico “BIP” che non funziona tanto da portare ad una precipitosa retromarcia. Su tutte la madre di tutte le promesse, cancelleremo il “sistema Torino”. Risultato? Tutti quelli di prima confermati! Per non parlare di una serie di nomi indicati nelle società pubbliche o partecipate. In qualche caso senza i requisiti negli altri con una costante, modesti. Non possiamo dimenticare poi il gruppo consiliare, del Movimento 5 stelle, che ha la maggioranza assoluta in “Sala Rossa” i cui componenti si distinguono per un’estemporaneità, un’approssimazione ed una debolezza che a pochi paragoni e mai verificatasi prima nel consiglio comunale torinese. Lo specchio di questa situazione, dove brilla per pochezza e mancanza di incisività, è l’opposizione che non ha ancora elaborato il lutto della sconfitta, Ci sono poi i dati di fine anno riportati dall’edizione torinese del Corriere della Sera. Il confronto con la precedente consiliatura, quella guidata dal Sindaco Piero Fassino, è impietoso. L’attuale Consiglio comunale parla poco e decide meno.

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Il segno meno svetta su tutto, sedute, ore impegnate, interventi e presenze in aula e nelle commissioni. L’unico segno positivo lo si trova nelle dichiarazioni dei redditi di Sindaco, Assessori e Consiglieri comunali a Cinque Stelle che hanno visto aumentare il proprio reddito da un +5% ad un +612%. Per alcuni si è rivelato, in anticipo, un vero e proprio reddito di cittadinanza. Fermandomi dall’andare avanti in questo lungo elenco dove senz’altro manca qualcosa, non posso non fare un’ultima considerazione sulla nostra madamin Appendino. Non le basterà, se mai dovesse ripresentarsi, venendo così meno a quanto ha dichiarato e cioè che con questa esperienza termina la sua avventura politica ed amministrativa, continuare a fare una delle poche cose che gli riesce bene e cioè andare per centri d’Incontro per anziani, Feste di Via, Case di Riposo con in testa il Cottolengo quasi che fosse una madamin di carità. Da questo vero e proprio cahier de doleances la nostra madamin Sindaco sarà travolta. La sciagurata e tragica, proiezione della finale di Champions League, con tutte le conseguenze immediate in essere e future, l’accusa di falso in bilancio, vicenda Ream, per un debito non inserito nel bilancio della Città, la manifestazione Si TAV di Piazza Castello che ha creato una vera frattura tra la città ed il suo Sindaco. Se la consiliatura dovesse arrivare alla fine naturale, tra due anni e mezzo, non so ancora cosa riusciranno a combinare. Lavorando poco per fortuna si riducono le possibili negatività, ma concorrono ad aumentare il declino di Torino che, come ho già scritto, è iniziato con il Sindaco Chiamparino, proseguito con Fassino e continua, ancora più speditamente, con madamin Appendino. Nonostante tutto questo, a dimostrazione della rottura profonda che si era creata e che portò al successo di Chiara Appendino e del Movimento 5 Stelle, la maggioranza dei torinesi non rimpiange la precedente amministrazione.

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P.S. A Natale si dice che bisogna essere più buoni ed io mi sono impegnato, in quanto scritto sopra, ad esserlo. Con questa ultima “fatica” chiudo questo 2018 di “Parole Rosse” e ci ritroviamo il prossimo anno. Colgo così l’occasione per fare gli auguri di Buon Natale e di un felice e sereno Anno Nuovo.

Roberto Placido

 

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