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Ma l’investimento in anni di studio per conseguire il titolo porta i suoi frutti?

La laurea: status simbol o passaporto per il benessere?

di ilTorinese pubblicato mercoledì 17 agosto 2016

Nello specifico, ad aumentare sono i candidati al test di Medicina e Odontoiatria e quelli alla prova di Veterinaria, mentre quelli al test di Architettura diminuiscono

di Paolo Pietro Biancone*

campus universita 2

Mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più d’ un cantante. Lo canta Francesco Guccini in l’Avvelenata già dal 1976. Affermazione ancora attuale quarant’anni dopo e lo sostengono le future matricole del prossimo anno accademico, che in massa si sono iscritte ai test per l’accesso ai corsi universitari a numero programmato. . Il Miur ha da poco diffuso il numero dei candidati ai test d’ingresso 2016 che hanno perfezionato l’iscrizione sul portale Universitaly per le facoltà ad accesso programmato: si registra il boom di aspiranti medici, odontoiatri, veterinari e architetti che quest’anno sono 80.843, ben 1.392 in più rispetto allo stesso dato del 2015. Nello specifico, ad aumentare sono i candidati al test di Medicina e Odontoiatria e quelli alla prova di Veterinaria, mentre quelli al test di Architettura diminuiscono. Se universitàperò nel complesso questi aspiranti universitari sono di più, lo stesso non si può dire di tutti i posti disponibili. Chi ambisce a un futuro come medico o odontoiatra, e che per questo si è registrato sul portale per sostenere la prova del prossimo 6 settembre, fa parte di un gruppo di 62.695 candidati, oltre 2mila persone in più rispetto all’anno scorso. Tuttavia, i posti disponibili a Medicina e Odontoiatria per il 2016 sono 10.132 (9.224 per Medicina e 908 per Odontoiatria), 173 in meno in confronto al 2015 (quando quelli di Medicina erano di più, 9.513, e quelli di Odontoiatria di meno, 792). Anche quest’anno, come lo scorso, passerà circa 1 candidato su 6. Diminuiscono ancor di più le probabilità di passare per chi ha completato la procedura online per il test di Veterinaria. Si tratta di ben 7.987 persone, 169 in più rispetto al 2015. Peccato che i posti disponibili per questa facoltà siano invece in calo: solo 655 persone potranno entrare rispetto alle 717 di un anno fa. Insomma, ce la farà meno di 1 candidato su 10. Decisamente meglio va invece per chi tenterà la sorte con il test di Architettura. Questo perché gli iscritti su Universitaly per il 2016 (10.161) sono in calo rispetto a quelli 2015 (10.994), mentre i posti disponibili per quest’anno, seppure in diminuzione, sono comunque 6.991. Tradotto in parole povere, questo significa che entrerà ad Architettura poco meno del 70% dei candidati. Insomma, anche se nel 2015 le possibilità di riuscita erano leggermente maggiori (il dato era intorno al 71%) non ci si può certo lamentare.

Questa la situazione dei corsi a numero programmato, attenzione: altri corsi di natura economica, ingegneristica non prevedono il numero programmato, ma il test di accertamento dei requisiti minimi (Tarm), che è obbligatorio sostenere per potersi iscrivere.

Ma l’investimento in anni di studio per conseguire il titolo porta i suoi frutti? Secondo l’ultima indagine Almalaurea, che ha indagato le performance formative di quasi 270 mila laureati del 2015 usciti dalle 71 Università coinvolte. In particolare, 154 mila laureati di primo livello, 77 mila laureati nei percorsi magistrali biennali e 32 mila laureati a ciclo unico, a un anno dal titolo tra i magistrali il differenziale occupazionale è pari a 21 punti percentuali: è occupato il 74% dei laureati residenti al Nord e il 53% tra coloro che risiedono nelle aree Meridionali. Il tasso di disoccupazione è pari al 17% tra i colleghiPOLITECNICO del Nord e sale al 36% tra quelli del Sud. In tale contesto i laureati residenti al Centro si collocano di fatto in una condizione intermedia. Gli occupati che lavorano al Sud mostrano una migliore stabilità lavorativa (autonomo effettivo e tempo indeterminato) rispetto ai colleghi del Nord: ad un anno dalla laurea, possono contare su contratti stabili rispettivamente il 30% contro il 25%. Questo è dovuto al fatto che nel Mezzogiorno, in risposta alle difficoltà del mercato del lavoro locale, è più elevata la percentuale del lavoro autonomo, che coinvolge l’11% degli occupati contro il 7% del Nord. Si registrano ampie differenze tra Nord e Sud anche in merito alle attività lavorative non regolamentate che interessano il 3% dei laureati magistrali del Nord e il 10% di quelli del Sud. Elevate anche le differenze retributive: tra i neolaureati che hanno iniziato l’attuale attività lavorativa dopo la laurea e lavorano a tempo pieno, il differenziale è pari al 16%. Al Nord, il guadagno è di 1.290 euro mensili netti rispetto ai 1.088 euro dei colleghi del Mezzogiorno. In merito all’efficacia del titolo, indicatore che combina la richiesta della laurea per l’esercizio del lavoro svolto e l’utilizzo – nel lavoro – delle competenze apprese all’Università, le differenze sono marginali. Il titolo è efficace o molto efficace per il 51% degli occupati al Nord contro il 53% al Sud. Su questo risultato incide la maggiore diffusione al Sud delle attività di natura autonoma caratterizzate da livelli più alti di efficacia.

E in termini di reddito, chi guadagna di più a 5 anni dalla laurea sono gli ingeneri con un’entrata mensile pari a circa 2000 euro, seguito dai laureati in economia, nelle diverse declinazioni, che mediamente registra uno stipendio di 1700 euro al mese. Il fanalino di coda spetta agli psicologi con neanche 800 euro al mese.

Ben altri redditi vantano i calciatori, ma questa è un’altra storia.

*Professore Ordinario di Economia Aziendale dell’Università di Torino

Coordinatore del Corso di Dottorato in Business & Management