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La Giornata Mondiale della Pace

di ilTorinese pubblicato lunedì 31 dicembre 2018

Rosina (Ordine Assistenti sociali del Piemonte): “Le azioni professionali rischiano di essere inefficaci se le politiche non tutelano i diritti umani e la giustizia sociale”

 

1° gennaio 2019, Torino. Oggi si celebra la 52ma Giornata Mondiale della Pace.

Secondo l’ultima edizione dell’Atlante mondiale delle guerre e dei conflitti, la situazione in Medio Oriente è già quella di una vera e propria guerra. E il conflitto israelo-palestinese è solo una delle 36 guerre che si stanno svolgendo. E dalle guerre sono toccate in particolare le persone comuni. Al mondo, quasi il tredici per cento della popolazione mondiale vive con meno di 1,90 dollari al giorno: in valori assoluti, in condizione di povertà estrema, vivono 902 milioni di persone (circa quindici volte la popolazione italiana).

 

L’Ordine Assistenti sociali del Piemonte ha preso posizione perché, per quanto le guerre tradizionali ed i conflitti possano sembrare realtà lontane e apparentemente distaccate, la violenza e l’offesa ai diritti umani rappresentano i veri avversari contro cui lottano i professionisti dell’aiuto nelle comunità locali.

 

Barbara Rosina (Presidente dell’Ordine regionale) afferma: «La Giornata mondiale della Pace è un’occasione importante per manifestare i nostri interrogativi, divulgarli, con la speranza che diventino quelli di tutti. In tempi in cui gli episodi di razzismo, intolleranza, discriminazione e disuguaglianza sono ritornati ad essere prepotentemente al centro della narrazione quotidiana, ci domandiamo cosa si possa fare per realizzare una società più giusta, equa, inclusiva e solidale. Il Codice Deontologico dell’assistente sociale, costituito dai principi e dalle regole che devono essere osservate e fatte osservare nello svolgimento dell’attività professionale, ci orienta. Ripartire da questa cornice è necessario, ma non basta. Se, infatti, non vi è un assetto normativo nazionale e regionale che garantisce e tutela la libertà, l’uguaglianza, la socialità, la partecipazione, la giustizia sociale, le azioni professionali rischiano di essere inefficaci».

 

«Poiché siamo al servizio delle persone, – ribadisce Alessandro Andretta (consigliere dell’Ordine e assistente sociale presso l’Ufficio Pio della Compagnia San Paolo a Torino) – la disciplina del Servizio Sociale dovrà diventare voce sempre più autorevole nel combattere quelle politiche che disprezzano l’uomo e la società in cui vive».

 

I nuovi disordini internazionali stanno coinvolgendo i paesi occidentali e, solo al momento, l’Italia ne risulta indenne. La vera minaccia emergente non è, però, tanto il terrorismo quanto l’inadeguatezza della leadership occidentale e della “comunità della sicurezza” ad affrontarlo. Ed anche su questo punto che si esprimono gli assistenti sociali piemontesi.

Rosina asserisce: «Come spiega Mini in “La guerra dopo la guerra. Soldati, burocrati e mercenari nell’epoca della pace virtuale”, per battere il terrorismo occorrerebbe prima di tutto battere la paura dentro di noi e agire per eliminarne le cause. Il terrore è il motore della “paranoia occidentale per la sicurezza”. Esso è, inoltre, diventato anche uno degli strumenti di cui dispongono i governi per influenzare decisioni e imporre un modello totale che in ogni caso sanno di non potere controllare pacificamente».

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