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Dialogo a teatro tra l'ex Procuratore della Repubblica Gian Carlo Caselli e Pif alle Serre di Grugliasco

La bellezza contro rassegnazione, paura e omertà

di ilTorinese pubblicato martedì 14 novembre 2017

La bellezza può essere insegnata e, anzi, se ciò venisse fatto si fornirebbe alle persone una preziosa arma contro la rassegnazione, la paura e l’ omertà. Questo è stato il nucleo del lavoro teatrale andato in scena sabato 11 novembre scorso al Teatro Le Serre di Grugliasco dal titolo, appunto, “Dialogo sulla bellezza”, con Pif e il magistrato Gian Carlo Caselli. Ha inaugurato la stagione teatrale della compagnia Viartisti Teatro e fa parte del progetto pilota di Alta formazione del pubblico dal titolo “Il teatro che bonta’! Spettatori si nasce o si diventa? “, in programma fino a gennaio 2018. Il prossimo evento del ciclo si terra’ domenica 26 novembre prossimo alle 21 sempre al Teatro Le Serre, con Grazia di Michele in concerto acustico, accompagnata alla chitarra da Fabiano Lelli.


Lo sguardo di un artista capace di raccontare la realtà della mafia con la leggerezza e la bellezza dei cieli aperti è stato affiancato, sabato 11 novembre scorso, a quello di un magistrato, già Procuratore della Repubblica, come Gian Carlo Caselli, che ha dedicato la propria vita alla lotta contro e mafie, dando vita a un dialogo originale e intenso sulla necessità etica della Bellezza nella vita di un Paese. L’artista e il magistrato si sono proposti nella serata come costruttori di bellezza e hanno sottolineato come questo valore coincida con l’applicazione della legge e con il negativo di tutto ciò che è bruttezza, incarnata dalle mafie, dalla immoralità e dagli abusi edilizi.

Si attribuisce a Peppino Impastato un discorso che, in realtà, lui non pronunciò mai. Ma poco importa. Forse l’importante è proprio quel concetto di bellezza che emerge dal discorso pronunciato dall’attore, Luigi Lo Cascio che, nel film “I cento passi”, ha interpretato Giuseppe Impastato, detto Peppino, militante comunista, giornalista e poeta, ucciso nel maggio del ’78, dietro ordine del boss Gaetano Badalamenti, uno dei massimi esponenti di Cosa Nostra, e per il cui delitto le condanne giunsero solo 25 anni dopo.

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omerta’. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso ci si abitua con pronta facilità,si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinuino più l’abitudine e la rassegnazione, ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

Nel corso dell’evento teatrale è stata anche sottolineata, in un dialogo spesso costellato da un tono ironico e battute anche scherzose, l’importanza della proposta di una riforma costituzionale per inserire il riconoscimento da parte della Repubblica italiana della bellezza come valore e elemento costitutivo della Repubblica stessa. La bellezza di cui hanno parlato Pif e Gian Carlo Caselli, che si basa sulla concezione elaborata da Pippo Impastato, si concentra su due elementi: il rispetto delle regole e quello degli altri. I principali motori della vita sono due, la bellezza che s’impone come obiettivo la tutela dell’essere umano e quella spirituale. È anche stato dato largo respiro durante lo spettacolo alle figure dei magistrati uccisi da Cosa Nostra Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sottolineando il fatto che, durante la loro carriera dedicata a sconfiggere la mafia, siano stati oggetto di invidia e di pesanti attacchi da parte dei loro stessi colleghi magistrati.

ms