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A Macerata chi ha cantato “che belle le foibe da Trieste in giù" ha superato tutti i limiti della decenza equiparandosi moralmente al pazzo che sparato all’impazzata

Isolare l’odio a destra e a sinistra per scongiurare il revival degli orrori della storia

di ilTorinese pubblicato domenica 11 febbraio 2018

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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Il giorno del ricordo evidenziato in modo sorprendente da molti giornali e tg ,come forse non era mai accaduto , e’ stato funestato da disordini e intemperanze . A Macerata chi ha cantato “che belle le foibe da Trieste in giù” ha superato tutti i limiti della decenza equiparandosi moralmente  al pazzo che sparato all’impazzata . I disordini di Torino  di cui hanno fatto le spese gli ambulanti di corso Cincinnato, segnano un ritorno ai tempi terribili di 50anni fa ,quando ogni sabato il centro  torinese era funestato da manifestazioni di violenza. Il razzismo violento e farneticante  del pazzo di Macerata ha delle affinità con il lucidissimo  e sanguinario razzismo di Tito che fece infoibare 15mila italiani . Il nazionalismo, combinato con il comunismo, fu una miscela esplosiva pari al razzismo nazista che portò ai campi di sterminio. La violenza, gli slogan, le intolleranze rischiano di funestare la campagna elettorale. Ci vuole senso di responsabilità e il fronte antifascista deve sconfessare ed isolare le frange dei centri sociali come la Lega deve assumere una posizione chiara sui fatti di Macerata e  non solo. Certamente il numero altissimo di migranti clandestini può creare tensioni sempre più forti e incontrollabili, così come i giovani estremisti nostalgici del fascismo giocano a creare situazioni di  grave tensione politica che vanno condannate senza incertezze.  La campagna elettorale esige calma e serenità . I fomentatori di odio vanno isolati e condannati. Sia a destra che a sinistra.  Nel 1968 un gruppo di comunisti fanatici e non giovani  mi distrusse a Porta Palazzo  il palco dove io stavo parlando per il partito liberale . Mi salvai a stento da un linciaggio per una battuta  forse infelice con cui iniziai il comizio a fianco di Mario Altamura candidato alla Camera dei deputati  Allora il Pci mi espresse scuse ufficiali. Poi il ‘68 degenerò ella violenza . Ricordiamo cosa accadde cinquant’anni fa per non ripetere la storia. Ci vuole un  fermo richiamo alla ragione che rammenti a  tutti  le regole della democrazia che richiede tolleranza e pazienza, ma anche fermezza.