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Con l’obiettivo di allinearsi alle migliori esperienze internazionali e arricchire la propria offerta didattica

Ingegneri e scienze umane

di ilTorinese pubblicato lunedì 3 giugno 2019

Tutte le principali università tecniche centro e nord-europee, così come quelle nordamericane, hanno da almeno vent’anni introdotto in maniera mirata una componente di humanities, cioè corsi dedicati a materie umanistiche, nella formazione dei loro studenti, con almeno uno o due corsi obbligatori all’inizio del percorso universitario uniti a un’offerta di corsi di humanities a scelta a completamento della formazione individuale

 

Con l’obiettivo di allinearsi alle migliori esperienze internazionali e arricchire la propria offerta didattica, l’attività di ricerca e quella di terza missione e di responsabilità sociale grazie al contributo di studiosi umani e sociali specificamente interessanti ai temi della scienza e della tecnologia, il Politecnico di Torino ha costituito il Gruppo di Lavoro SUSST – Scienze Umane e Sociali per le Scienze e la Tecnologia, di cui fanno parte, oltre a Juan Carlos De Martin (coordinatore), Giovanni Durbiano, Giovanni Vincenzo Fracastoro, Vittorio Marchis (Politecnico di Torino), Maurizio Ferraris e Peppino Ortoleva (Università degli Studi di Torino), Cristina Becchio (IIT e Università degli studi di Torino), Paolo Volonté (Politecnico di Milano) e Luca De Biase (scrittore e giornalista).

 

Dopo un confronto con le diverse aree culturali dell’Ateneo e con le più significative esperienze europee, il Gruppo ha organizzato un primo incontro pubblico dal titolo “Quale ingegnere per il XXI secolo?” per condividere le riflessioni sul ruolo delle scienze umane e sociali nella formazione degli ingegneri frutto del lavoro di questi mesi del Gruppo SUSST, portare testimonianze qualificate di esperti internazionali e confrontarci con la comunità accademica e con esponenti della società civile.

 

L’incontro è il risultato finale della prima fase di istruttoria; nei prossimi mesi, il Gruppo SUSST elaborerà un rapporto che verrà consegnato agli Organi di Governo dell’Ateneo nell’autunno, in modo che le indicazioni emerse possano divenire azioni concrete per innovare la formazione degli studenti e, in generale, migliorare l’impatto del Politecnico.

 

“Lo sviluppo della cultura politecnica necessita, per proporre adeguate risposte alle attuali sfide etiche, politiche e sociali che ci pone la complessità del mondo contemporaneo, di una maggiore interazione con le scienze umane e sociali, soprattutto per quello che riguarda le ingegnerie”, commenta il RettoreGuido Saracco, che prosegue: “Il nostro obiettivo è di creare impatto autentico sulla società e, per farlo, dobbiamo formare ingegneri sempre più creativi, che devono saper andare oltre alla pura formazione tecnica”.

 

Dopo i saluti del Rettore Guido Saracco e di Juan Carlos De Martin, Delegato del Rettore per la Cultura e la Comunicazione e coordinatore di SUSST, il programma dell’incontro di oggi ha proposto gli interventi di illustri personalità che a livello europeo si sono occupate di queste tematiche: Hervé Biausser (ex Rettore dell’École Centrale di Parigi), Béla Kapossy (Dean del College of Humanities dell’EPFL), Filippo Santoni de Sio (Docente di Etica della Tecnologia, TU Delft), Olivier Bouin (Direttore della Rete di Istituti di Studi Avanzati, Francia) che hanno illustrato alcune delle più interessanti realtà europee.

 

Nel pomeriggio, un panel moderato da Luca De Biase ha ragionato sulla proposta di un modello italiano: sono intervenuti Guido SaraccoGianmaria Ajani, Rettore dell’Università degli Studi di Torino, Christian Greco, Direttore del Museo Egizio, Maurizio Ferraris, di Iniziativa “Scienza Nuova” dell’Università di Torino eDonatella Pinto, Head of Human Resources di COMAU S.p.A.

Ha concluso la giornata l’intervento di Sebastiano Foti, Vice Rettore per la Didattica del Politecnico.

 

“Proprio nel nostro Ateneo sono nate alcune delle prime riflessioni sul rapporto tra scienze umane e sociali e tecnologia, con la pionieristica esperienza dell’Istituto Superiore di Scienze Umane di circa 20 anni fa; oggi, facendo tesoro delle esperienze esistenti, a partire dal Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio e dal Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione, il Politecnico intende non solo riproporre nel dibattito accademico questi temi, ma proporre azioni concrete per formare ingegneri migliori perché consapevoli delle conseguenze del loro lavoro e quindi capaci di prendere decisioni più ragionate e, in senso generale, di lavorare meglio in un mondo che sta cambiando”, ha commentato Juan Carlos De Martin, Delegato del Rettore per la Cultura e la Comunicazione e coordinatore del Gruppo di lavoro SUSST.

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