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Fino al 14 luglio

Informale. Da Burri a Dubuffet, da Jorn a Fontana

di ilTorinese pubblicato giovedì 11 aprile 2019

Al Castello di Miradolo, tutta l’energia e la libera creatività dell’Informale attraverso un’attenta selezione dei suoi maggiori protagonisti internazionali

San Secondo di Pinerolo (Torino)

Dai sacchi di Burri al padre dell’ Art Brut, Dubuffet; dal gesto “selvaggio” del danese Jorn ai tagli di Fontana. E’ un panorama quanto mai ampio e fortemente qualificato, quello proposto , intorno al tema dell’“Arte Informale” (passando fra Stati Uniti, Europa e Asia), dalla grande mostra curata da Francesco Poli e ospitata, fino al 14 luglio prossimo, nelle dodici sale espositive del Castello di Miradolo, sede della Fondazione Cosso, promotrice della rassegna. Oltre sessanta sono le opere esposte, fra dipinti, disegni e sculture a firma di una buona quarantina di artisti fra i grandi protagonisti, a livello mondiale, di quell’arte cosiddetta “informale” (il termine fu coniato nel 1951 dal critico francese Michel Tapié per titolare la mostra “Signifiants de l’Informel” alla Galleria “Paul Falchetti” di Parigi) che nasceva nel primi anni deldopoguerra dominando la scena internazionale per tutti gli anni Cinquanta, sulla spinta della volontà di “enfatizzare – annota Francesco Poli – la libera creatività soggettiva e l’intensificazione delle emozioni, attraverso la forza espressiva della materia e l’energia segnica e gestuale”. Questo il dato caratteristico comune a tutti gli “Informali” rappresentati in mostra, cifra di “anarchica tensione creativa, in cui non è assente un’ultima eco dello spirito dell’artista romantico”, pur se in contesti creativi diversificati – a livello geografico concettuale e pur anche individuale (all’interno di similari movimenti) – messi ben in luce in un iter espositivo sapientemente articolato e contraddistinto per spazi tematici. Per quanto riguarda il contesto europeo, in primo piano troviamo i grandi protagonisti della scena parigina, dalle forme estreme e “melmose” di Jean Fautrier al “linguaggio grafico della follia” di Jean Dubuffet, fino alla raffinata gestualità di Georges Mathieu e alle opere tanto dense di spessore materico da sembrare “intonaci impregnati di drammatici colori” realizzati da Antoni Tàpies, affiancati alle nervose striature di Hans Hartung. E poi ancora i lavori di Nicolas De Stael, Bram Van Velde ed Helena Viera da Silva accanto ai più significativi componenti del Gruppo “CoBRA”, quali Asger Jorn con opere di forte ascendenza primitivo-espressionista, accanto al “Nu” di Karel Appel, a Pierre Alechinsky (suo l’intenso “Les yeux bleus” del ’68) e a Reinhoud. Negli States, si parla il linguaggio dell’“Espressionismo Astratto”, ben rappresentato dall’intenso labirinto di colori di Hans Hofmann, così come dalle opere dell’armeno Arshile Gorky o di Mark Tobey (fortemente affascinato dall’arte calligrafica orientale) o ancora di Norman Bluhm, Conrad Marca-Relli e Sam Francis. Di particolare interesse anche il gruppo degli artisti giapponesi, dagli esponenti del Gruppo “Gutai” (“Concreto”) come Sadamasa Motonaga accanto ad altri “battitori liberi” dell’Informale, fra i quali Sofu Teshigahara, presentato anche a Torino da Tapié. Uno sguardo attento e a tutto campo è dedicato ovviamente alla sezione Italia, che comprende tutti i maggiori artisti del movimento, da Lucio Fontana ad Alberto Burri, via via fino a Giuseppe Capogrossi, Emilio Vedova, Giulio Turcato, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Emilio Scanavino, Tancredi e Gastone Novelli. Un focus particolare è infine riservato alla situazione di Torino, già in quel periodo (nel ’59 apriva, fra l’altro, la Galleria Civica d’Arte Moderna) città di punta per l’arte contemporanea. A testimoniarlo, troviamo esposte al Castello di Miradolo opere di Luigi Spazzapan – di prorompente forza materica “La palude (ardente)” del ’57 – accanto all’“Omaggio a Tiffany” del ’62 di Ezio Gribaudo, al libero volo di “Bricolage” di Carol Rama, accompagnato a opere di Albino Galvano, Franco Garelli, Piero Ruggeri, Pinot Gallizio e Mario Merz. Di grande suggestione anche l’inedita installazione sonora che guida passo a passo la mostra – con un mix di brani tratti dalle sperimentazioni musicali di Jean Dubuffet (che non fu, quindi, solo pittore e scultore) e dalle composizioni di Miles Davis e Luciano Berio – pensata ad uopo dal progetto artistico “Avant-dernière pensée”, diretto da Roberto Galimberti.

Gianni Milani

“Informale. Da Burri a Dubuffet, da Jorn a Fontana”

Castello di Miradolo – Fondazione Cosso, via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo (Torino); tel. 0121/502761 o www.fondazionecosso.com

Fino al 14 luglio

Orari: ven. sab. dom. e lun. 10/18,30

Nelle foto

– Karel Appel: “Nu”, olio su tela, 1962
-Pierre Alechinsky: “Les yeux bleus”, acrilico su carta intelata, 1968
– Hans Hofmann: “The Call”, olio su tela, 1958
– Sadamasa Motonaga: “Senza titolo”, olio su tela, 1960
– Luigi Spazzapan: “La palude (ardente)”, olio su masonite, 1957
– Ezio Gribaudo: “Omaggio a Tiffany”, olio su tela, 1962
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