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ACCORDO “PROGETTARE IL FUTURO”

Industria 4.0, dieci miliardi per le imprese

di ilTorinese pubblicato mercoledì 29 novembre 2017

È stato presentato a Parella, in provincia di Torino, con la collaborazione di Confindustria Canavese e Confindustria Valle d’Aosta, l’accordo triennale “Progettare il futuro” siglato tra Confindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo, dedicato alla competitività e alla trasformazione delle imprese, per cogliere le opportunità offerte dalla “quarta rivoluzione industriale”

 

  • Al centro le opportunità aperte dal Piano Nazionale Industria 4.0, a sostegno della trasformazione e della crescita del sistema produttivo  
  • Valutazione creditizia attraverso un innovativo modello di rating, che dà valore anche ai fattori qualitativi intangibili dell’impresa e alle specificità di settore
  • Valorizzazione del programma filiere, per migliorare l’accesso al credito dei fornitori strategici: in Piemonte hanno già aderito 55 aziende capi filiera
  • Piemonte e Valle d’Aosta presentano alcuni importanti primati per utilizzo di tecnologie ICT e dotazione di capitale umano
  • Valle d’Aosta prima regione per quota di imprese attive nell’e-commerce (23% vs. 11% Italia) e seconda per diffusione della banda larga nelle imprese (al 98,1%)
  • Piemonte prima regione per investimenti in R&S sul Pil (2,03% rispetto alla media italiana dell’1,3%) e seconda per addetti in ricerca (5,9 ogni mille abitanti)
  • In Piemonte è forte la presenza di start up: sono 435, pari al 5,4% del totale nazionale; 301 nella sola provincia di Torino, terza dopo Milano e Roma
  • Da una ricerca di Intesa Sanpaolo emerge che il 64% delle imprese piemontesi produce beni strumentali che possono beneficiare dell’iper-ammortamento

 

La partnership mette a disposizione un plafond nazionale di 90 miliardi di euro, dei quali 10 miliardi destinati alle imprese del Nord Ovest, ed è presentata dentro i luoghi deputati ad accogliere e far proprie le finalità dell’accordo: le imprese. L’evento odierno, in particolare, è stato ospitato nella sede di OSAI Automation System, azienda multinazionale leader nel settore dell’automazione dei processi industriali, che dal 1991 ha il proprio quartier generale nel cuore del Canavese e che ha saputo prontamente raccogliere la sfida governativa, predisponendo nei propri prodotti tecnologie e piattaforme “Industry 4.0 ready”. All’incontro hanno partecipato Carlo Robiglio, neo eletto Presidente della Piccola Industria di Confindustria, alla sua prima tappa del roadshow, Gisella Milani, Presidente Piccola Industria Confindustria Canavese, Giancarlo Giachino, Presidente Piccola Industria Confindustria Valle d’Aosta, Cristina Balbo, Direttore Regionale Piemonte Valle d’Aosta e Liguria Intesa Sanpaolo, Fabrizio Guelpa, Responsabile Industry & Banking Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo. I supporti al rinnovamento del sistema produttivo sono stati il tema della tavola rotonda, alla quale hanno preso parte Fabio Benetti, Direttore Generale OSAI A.S., Luca Calò, Direzione Regionale Piemonte Valle d’Aosta e Liguria Intesa Sanpaolo, Valter Cantino, Direttore Dipartimento di Management Università di Torino, Antonio Grassino, Presidente SEICA, eccellenza del territorio leader nella progettazione e produzione di sistemi di test. A moderare il giornalista Domenico Lanzilotta.

Per l’industria italiana, costituita soprattutto da PMI, lo sviluppo di Industria 4.0 e il relativo Piano del Governo possono essere la strada per recuperare competitività e per creare nuovi posti di lavoro grazie a elevate competenze, nuovi modelli di business e tecnologie innovative. Le opportunità di sviluppo per le realtà aziendali che riusciranno a cogliere questa sfida sono enormi, ma richiedono un intervento a tutto tondo, con investimenti su capitale umano, ricerca, innovazione, organizzazione aziendale, digitalizzazione e più in generale sulla diffusione di una nuova cultura d’impresa. Occorre partire subito, perché le tecnologie sottostanti Industria 4.0 necessitano di 10-15 anni per raggiungere la completa maturità nel mercato ed essere pienamente efficienti.

Tra i temi trattati nell’incontro odierno, un’attenzione particolare è stata riservata all’innovativo modello di rating messo a punto da Intesa Sanpaolo anche grazie alla pluriennale collaborazione con Confindustria Piccola Industria. Insieme alla consueta valutazione economico finanziaria, il nuovo modello, validato dalla BCE dopo un lungo percorso di elaborazione, dà valore anche ai fattori qualitativi intangibili dell’impresa, quali i marchi, i brevetti, le certificazioni di qualità e ambientali, le attività di ricerca e sviluppo, d’innovazione e digitalizzazione, i progetti di sviluppo e di posizionamento competitivo, la gestione del rischio d’impresa, la proprietà e il management. Anche l’appartenenza a una filiera è un valore intangibile di cui il modello di rating tiene conto: il rating del cosiddetto “capo filiera” è infatti esteso alla catena dei fornitori, che possono così condividerne il merito creditizio. Le prime sperimentazioni hanno già dimostrato i vantaggi, in termini di facilitazione di accesso al credito e condizioni economiche più favorevoli.

Carlo Robiglio, presidente Piccola Industria Confindustria: «Le nuove tecnologie e la continua accelerazione digitale stanno trasformando in modo irreversibile il nostro sistema industriale. In questa delicata fase il nostro compito è quello di sostenere e guidare quante più imprese possibile nell’interpretare e governare il cambiamento, spronandole a cogliere con successo le nuove importanti opportunità di crescita create dalla quarta rivoluzione industriale e ottimizzando i vantaggi del Piano Industria 4.0. La nostra ambizione, come Piccola Industria, è quella di diventare il più grande laboratorio di crescita del Paese.  Ogni azienda, anche se piccola, ha le carte in regola per competere nel mondo, ma per farlo deve ampliare il business, investire in innovazione a tutto tondo, affrontare percorsi di internazionalizzazione e rafforzamento patrimoniale, aprendo il capitale e adottando una gestione sempre più manageriale. L’accordo con Intesa Sanpaolo che presentiamo oggi, costituisce un tassello fondamentale di questo progetto di crescita culturale e dimensionale delle nostre PMI.»

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Cristina Balbo, direttore regionale Piemonte Valle d’Aosta e Liguria Intesa Sanpaolo: «Il Piemonte sta esprimendo segnali di vitalità importanti: lo testimonia il nostro prossimo traguardo di 3 miliardi di erogazioni complessive entro l’anno, tra famiglie e imprese. La crescita è sostenuta anche dall’export, con risultati eccellenti soprattutto dei distretti del territorio, che nel secondo trimestre hanno messo a segno un progresso del 15,3%. Grazie alla sinergia tra incentivi fiscali e normativi, ai tassi d’interesse favorevoli, all’ampiezza degli strumenti finanziari a disposizione, il contesto oggi è particolarmente favorevole per la messa a terra di maggiori investimenti, che possono rendere più solide e competitive le nostre aziende. L’accordo che presentiamo oggi vuole aiutare le PMI a migliorare la propria capitalizzazione, a innovare e a superare il divario digitale, per crescere ancora di più anche sui mercati esteri. Rimane come punto di attenzione l’investimento sul capitale umano, che va accelerato. Con i nostri programmi diffusi sul territorio, abbiamo portato in aula oltre 200 imprese ed erogato oltre 2.000 ore di formazione su temi portanti come l’internazionalizzazione, la digitalizzazione, l’imprenditoria femminile. Punto di forza della collaborazione con Confindustria Piccola Industria è il modello di rating appena varato, che ci consente di valorizzare sempre più gli investimenti negli asset intangibili: è un cambio epocale nella valutazione dell’impresa e nel sostegno del nostro sistema produttivo, nel quadro di un’economia che per guardare al futuro deve fare investimenti strategici e qualitativi.»

 

Gisella Milani, Presidente Piccola Industria Confindustria Canavese: «La quarta rivoluzione industriale è ormai avviata, anche nel nostro territorio. Essa rappresenta una grande opportunità per le nostre aziende, ma perché esse possano adeguarsi e aderire pienamente a questa evoluzione tecnologica e produttiva devono poter contare anche su adeguate risorse finanziarie e su strumenti che permettano alle imprese di cogliere al meglio le opportunità offerte dalle misure governative previste nel Piano Industria 4.0. L’accordo con Intesa Sanpaolo rappresenta un impegno concreto per rafforzare il percorso di modernizzazione del tessuto imprenditoriale locale ormai in atto: la Piccola Industria di Confindustria Canavese intende dare il massimo supporto alle PMI locali affinché possano utilizzare al meglio le risorse messe in campo da questo accordo accompagnandole così nel loro percorso di trasformazione digitale.»

 

Giancarlo Giachino, Presidente Piccola Industria Confindustria Valle d’Aosta: «La digitalizzazione è una grande sfida per rendere le nostre imprese più competitive trasformandole in fabbriche intelligenti. In questa fase è determinante dare alle imprese gli strumenti per investire in nuovi macchinari, patrimonializzarsi, per espandersi verso nuovi mercati, per la ricerca e la formazione. L’auspicio di noi piccoli imprenditori è che il sistema bancario ci aiuti a cogliere le opportunità offerte dalla quarta rivoluzione industriale.»

 

Fabrizio Guelpa, responsabile Industry e Banking Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo: «L’Italia deve riuscire ad accelerare i propri ritmi di crescita e raggiungere la media dell’Eurozona. La forte presenza nel nostro sistema dell’industria manifatturiera richiede scelte di politica economica che rafforzino il sistema produttivo. Sono dunque positive le scelte legate a Industria 4.0, in quanto politiche trasversali che agiscono in maniera orizzontale sulla produttività del sistema e rafforzano la competitività. Il piano Industria 4.0 può innescare un processo virtuoso di crescita: la spinta alla domanda interna di beni di investimento può alimentare il portafoglio ordini delle imprese italiane e piemontesi della meccanica, dove è alta la quota di aziende che produce macchinari 4.0. Per potenziarne gli effetti sulla crescita economica, Industria 4.0 deve essere intesa in senso ampio e far parte di politiche a favore del rafforzamento del capitale umano, della diffusione della banda larga e di un più efficiente utilizzo delle tecnologie digitali. Un’azione coordinata, di ampia portata, può significativamente migliorare il livello di crescita potenziale del nostro Paese.»

 

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I quattro pilastri dell’accordo

  • ü Ecosistemi di imprese e integrazione di business
  • ü Finanza per la crescita
  • ü Capitale umano
  • ü Nuova imprenditorialità

 

  • ü Ecosistemi di imprese e integrazione di business

Intesa Sanpaolo e Piccola Industria Confindustria intendono mettere a disposizione un insieme di soluzioni che permettano alle imprese di trasformarsi, migliorando i processi produttivi, ricorrendo a nuove tecnologie e a nuove metodologie, tra cui i percorsi “Lean 4.0” che abilitano le imprese alle tecnologie digitali. Per la realizzazione dei progetti di sviluppo delle imprese, Intesa Sanpaolo si avvarrà anche del proprio Innovation Center, struttura che raccoglie tutte le iniziative avviate dal Gruppo nel campo dell’innovazione. L’iniziativa intende rappresentare anche un momento evolutivo di AdottUp, il Programma per l’adozione delle start up” e offrire nuove opportunità alle start up in esso sviluppate.

  • ü Finanza per la crescita

L’accordo punta a finanziare la crescita del business valorizzando il patrimonio intangibile delle imprese attraverso un nuovo modello di relazione basato sui fattori qualitativi legati al credito: tra questi la capacità innovativa, la formazione e la strategicità della catena fornitore-champion. Sono inoltre previste adeguate soluzioni finanziarie a medio-lungo termine oltre al migliore utilizzo degli strumenti di supporto, a cominciare dal rinnovato Fondo di Garanzia. Per programmare la crescita, bilanciando i livelli di debito a favore del capitale di rischio, è fondamentale il ricorso all’Equity per il rafforzamento del sistema produttivo. A tal proposito l’accordo intende sviluppare iniziative che favoriscano la patrimonializzazione delle imprese. Infine si prevede l’estensione a comparti strategici per l’economia italiana del Progetto Filiere, l’innovativo modello di credito di Intesa Sanpaolo che ha finora prodotto 495 contratti con aziende capofila (di cui 55 in Piemonte), con oltre 15.000 fornitori, 89.000 dipendenti e un giro d’affari di 69 miliardi.

  • ü Capitale umano

L’accordo punta anche a favorire l’alternanza scuola-lavoro con l’obiettivo di far diventare l’azienda il luogo in cui lo studente consolidi e arricchisca le conoscenze apprese, sviluppando competenze spendibili nel mondo produttivo o acquisendo esperienze funzionali alla creazione di nuove imprese, in linea con il Piano Nazionale Industria 4.0.

  • ü Nuova imprenditorialità

Intesa Sanpaolo mette a disposizione il modello di valutazione delle startup. È un nuovo algoritmo DATS (Due Diligence Assessment Tool Scorecard), già inserito nelle Regole di concessione del credito, a supporto della valutazione creditizia delle start up e in futura estensione alle PMI innovative. Si tratta del primo modello di valutazione “forward looking” adottato da una banca per i finanziamenti in debito, basato su logiche derivate dalla valutazione degli investitori in Venture Capital, mutuando le competenze costruite negli ultimi anni all’interno del Gruppo Intesa Sanpaolo. Questo nuovo strumento consente alle imprese e alla banca di cogliere al meglio le opportunità offerte dalle misure governative e le agevolazioni per la crescita, recentemente estese dal Piano Industria 4.0.

 

 

L’economia del Piemonte e della Valle d’Aosta

 

Le economie del Piemonte e della Valle d’Aosta presentano una struttura industriale molto diversa. A differenza della Valle d’Aosta, l’economia piemontese può infatti contare su un’ottima vocazione industriale. Grazie alla forza della sua industria il Piemonte riesce ad esprimere un buon avanzo commerciale, pari a circa 13,7 miliardi di euro nel 2016 (più di un quarto del totale italiano). L’export regionale, dopo aver chiuso il 2016 in leggero arretramento, ha ripreso a correre nel primo semestre 2017, registrando una variazione tendenziale pari al +11,3%, superiore al dato complessivo italiano (+8%). Sono stati trainanti l’automotive, la meccanica, l’oreficeria e la chimica.

In un contesto di domanda internazionale favorevole, anche la Valle d’Aosta, nonostante la sua bassa propensione all’export, è tornata a crescere a tassi sostenuti, mostrando un progresso tendenziale delle esportazioni pari al 27% circa nei primi sei mesi del 2017. La crescita sui mercati esteri ha interessato soprattutto la metallurgia, l’automotive, le bevande e l’elettrotecnica.

Il contributo del canale estero non è tuttavia sufficiente per ridare slancio all’economia della regione. È infatti cruciale la spinta del canale interno e, soprattutto, degli investimenti. Più in particolare, sarà importante vincere la sfida del digitale attraverso un’accelerazione degli investimenti, finora frenati dall’incertezza che domina i mercati. L’ambiente è certamente favorevole, grazie alla presenza di significative misure governative a sostegno degli investimenti innovativi, alla disponibilità di buone condizioni di finanziamento e di un bacino di risorse interne.

Si tratta di una grande opportunità per le imprese di queste regioni che mostrano un grado di utilizzo delle tecnologie ICT in aumento e già su livelli ottimi nel 2016:

  • la diffusione della banda larga nelle imprese è pari al 93,6% in Piemonte e al 98,1% in Valle d’Aosta;
  • la quota di addetti che utilizza computer connessi a Internet è salita al 40,7% in Piemonte e al 36% in Valle d’Aosta;
  • la percentuale di imprese con sito web è pari al 77,2% in Piemonte e al 72% in Valle d’Aosta, mostrando un vantaggio nei confronti della media italiana;
  • in Piemonte l’11% delle imprese sono attive nel commercio elettronico (in linea con la media italiana), mentre in Valle d’Aosta si sale al 23% (al primo posto in Italia).

In termini di dotazione di capitale umano e tecnologico il Piemonte appare ben posizionato, mentre la Valle d’Aosta mostra ampi margini di miglioramento. In Piemonte il numero di laureati in materie scientifiche e tecnologiche è superiore alla media italiana (nel 2012 il 17,6 contro il 13,2 italiano ogni mille abitanti tra i 20 e 29 anni) così come il numero di impiegati in ricerca e sviluppo (nel 2013 il 5,9 contro il 4,1 italiano ogni mille abitanti). Al contempo, la Valle d’Aosta, penalizzata dalla sua bassa vocazione industriale e dal ridotto peso delle imprese di grandi dimensioni, mostra un numero contenuto di addetti in ricerca, pari a 2,5 ogni mille abitanti.

Inoltre, il Piemonte è la prima regione italiana per incidenza della spesa totale per R&S sul Pil (2,03% rispetto all’1,3% medio italiano), grazie agli elevati investimenti delle imprese in R&S (pari all’1,6% del PIL per il Piemonte e allo 0,7% in Italia). È molto distante la Valle d’Aosta, che a causa della sua bassa intensità di ricerca e sviluppo (solo lo 0,4% è investito in R&S) mostra una propensione a registrare brevetti inferiore alla media italiana (67,5 ogni milione di abitanti vs 74,8 dell’Italia). Il Piemonte presenta invece una buona intensità brevettuale; spicca, in particolare, la provincia di Torino, che si posiziona al secondo posto in Italia per numero di brevetti (l’8% circa del totale italiano), alle spalle di Milano. È numerosa la presenza di start up sul territorio piemontese, attive nei processi di trasferimento tecnologico: erano 435 a fine ottobre 2017, il 5,4% del totale nazionale; di queste 301 sono localizzate nella provincia di Torino (terza città in Italia dopo Milano e Roma). Anche la meccanica piemontese sembra essere pronta a vincere la sfida di Industry 4.0. Sono questi i principali risultati che emergono da un’indagine ad hoc condotta ad aprile 2017 nella Direzione Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta Intesa Sanpaolo. Tra le 61 imprese della meccanica intervistate, il 64% produce beni strumentali che possono beneficiare dell’iper-ammortamento qualora “connessi” (impianti 4.0). Di queste, il 67% produce effettivamente macchinari 4.0, un dato solo di poco inferiore a quanto osservato tra i competitor internazionali. La propensione ad esportare questi macchinari è elevata: il 42,3% delle imprese dichiara di realizzare più della metà del fatturato da macchinari interconnessi attraverso la vendita sui mercati esteri. Lo sviluppo di macchinari 4.0 è stato possibile grazie alla presenza di centri interni di R&S all’azienda e all’interazione con clienti e fornitori, italiani ed esteri. Un ruolo ancora marginale è ricoperto dall’Università.