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Caleidoscopio rock USA anni 60

In Virginia dissero no

di ilTorinese pubblicato sabato 21 aprile 2018

Avete presente la C.I.A.? Tranquilli, non si parlerà di servizi segreti, controspionaggio o verità nascoste… Dal 1961 circa, le aree a sud e ad ovest di Washington (DC) oltre il fiume Potomac diventarono zone-fulcro di comando di alto livello. Al di là del confine, in Virginia, al preesistente Pentagono (contea di Arlington) venivano ad aggiungersi i C.I.A. headquarters a Langley, località appartenente al census-designated placed di McLean. Fortunatamente negli anni Sessanta a McLean e dintorni non gravitavano solo dipendenti della C.I.A. o del cosiddetto”apparato”, ma anche musicisti di belle speranze. Fu così che verso la fine del 1963 si costituì la band The Apollos, che ebbe come nucleo originario i fratelli Dave e Don Harney (chit) e Jim Price (b); a questi si aggiunsero, dopo alcune sostituzioni, Wayne Groves (batt), John Parisi (org) e Tom Vorhauer (V). Le esibizioni coprirono soprattutto l’area nord-est della Virginia e la zona di Washington; fra le venues si segnalano “Mac’s Pipe and Drum”, la “Firehouse” di Fairfax e la famosa “Roller Rink” di Alexandria (qui The Apollos furono support band di gruppi quali The Vogues, The Mad Hatters, The British Walkers). Un’affermazione ad una “Battle of the Bands” locale consentì, presso gli Edgewood Studios di Washington, la registrazione di una demo di 4 brani; due di questi erano originali (scritti da Vorhauer-Parisi e Don Harney) e sarebbero poi stati il materiale del primo 45 giri. “That’s The Breaks” [T. Vorhauer – J. Parisi] (Delta MM 183; side B: “Country Boy”, 1965) uscì con etichetta Delta [Music Company] e con la produzione del manager della band, Bill Mosser. Il brano divenne presto una hit locale, ma diede visibilità anche ad ampio raggio, tanto che la MGM records si fece avanti per acquisire i diritti del pezzo; The Apollos tuttavia rifiutarono la proposta, in quanto scettici sulla convenienza di cedere subito i diritti del brano che li aveva fatti emergere con tanta rapidità.

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Quasi in parallelo si presentarono anche due talent scouts della Paramount Artists, che sollecitarono più volte la band per un contratto, ma a patto che fosse rimosso il manager Bill Mosser. Anche in questo caso The Apollos respinsero la proposta, ma ne pagarono presto le conseguenze; la Paramount disse che “i ragazzi si sarebbero pentiti di non aver firmato il contratto” ed ebbe inizio una specie di boicottaggio pilotato che li condannò ad una sorta di black list. John Parisi lasciò e venne sostituito da Dwight James. La band, entro un breve lasso di tempo, vide i propri brani disertati dalla programmazione delle radio nazionali e le proprie incisioni rifiutate dai negozi di dischi. L’onda negativa raggiunse il secondo single 45 giri, inciso con etichetta Montgomery: “Target Love” [Mosser-Harris] (Montgomery 0011-12; side B: “It’s a Monster”, 1966), nonostante il buon livello, ebbe scarso riscontro nelle classifiche e purtroppo scomparve presto dai radar. Dopo l’estate 1966 Vorhauer, Price e Groves dovettero lasciare per motivi personali e di studio; subentrarono Doug Collis (V) e Wayne Goubilee (batt), che con i fratelli Harney cercarono di proseguire un’avventura ormai già segnata da un mercato musicale non più favorevole. La parabola de The Apollos si chiuse probabilmente entro l’inizio del 1967; tuttavia non ha impedito agli Harney, a Price, Vorhauer e Groves di incidere nel 2013 un album celebrativo del cinquantennio e di organizzare nel 2017 un’ultima reunion a Hot Springs in Arkansas, ricordando ancora le origini a McLean e Falls Church e le feste alla George C. Marshall High School.

 

Gian Marchisio

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