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A firmarne la dirompente regia Damiano Michieletto

In scena al Regio la Lucia di Lammermoor

di ilTorinese pubblicato martedì 3 maggio 2016

Il capolavoro di Donizetti diretto da Gianandrea Noseda

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Damiano Michieletto firma la regia di una dirompente Lucia di Lammermoor di Donizetti, che è stata uno dei suoi primissimi lavori teatrali, che gli è valso il titolo di enfant prodige. A metterla in scena, mercoledì 11 maggio alle 20, il teatro Regio di Torino, la cui Orchestra e Coro saranno diretti da Gianandrea Noseda. L’allestimento, in prima italiana, proviene dall’Opernhaus di Zurigo.

Eccezionalmente si alterneranno tre celebri soprani nella parte di Lucia: Jessica Pratt (11, 13, 15 e 18 maggio), Elena Mosuc (14, 17, 19 e 21 maggio) e Diana Damrau il 22 maggio, che affronterà il ruolo anche nella successiva tournée del Teatro Regio a Parigi al Theatre des Champs-Elysees e il 29 maggio alla Philarmonie Essen. Si tratta di tre eccezionali soprani, ognuna con grandi doti vocali e con un timbro particolarmente adatto a rendere la complessa parte della protagonista, tra passi di delicata malinconia e funambolici virtuosismi, che risultano tra i più difficili di tutto il repertorio ottocentesco. Sir Edgardo di Ravenswood sarà il tenore Pietro Pretti, artista di grande duttilità, impegnato in passaggi impervi alternati a momenti di pura liricita’, richiesti dalla parte. Lord Enrico Ashton sarà il baritono Gabriele Viviani, interprete molto apprezzato in questo ruolo, che ha portato sui più importanti palcoscenici di tutto il mondo.

La messa in scena di Michelietto, presentata a Zurigo nel 2009, è una riflessione sul potere maschile che genera sofferenza e opprime le donne. “I personaggi femminili nelle opere liriche ottocentesche -spiega il regista – sono rappresentate da una costellazione di vittime; la mia Lucia è affiancata in tutta l’opera da un fantasma femminile, un vero e proprio alter ego. Quel fantasma è la morte, perché per me Lucia si suicida e sceglie la morte come via di fuga per scappare dalla gabbia in cui il fratello l’ ha rinchiusa. Alla fine della scena della pazzia si gettera’ dalla torre che domina la scena. L’allestimento è molto semplice, costituito da una grande torre di vetro, che rappresenta la scena fissa e la torre in rovina degli Ashton, metafora di una società in procinto di crollare e che ha assolutamente bisogno di un matrimonio, quello tra Lucia e Ashton, per rimettersi in sesto”.

La Lucia di Lammermoor di Donizetti andò in scena per la prima volta nel 1835 e fu riconosciuta immediatamente come un successo indiscusso del suo autore. Si articola in due parti, in cui si compie il tragico destino di Lucia, e rappresenta una delle prove vocali più appassionanti di tutto il repertorio lirico. L’opera lirica del compositore bergamasco è tratta da un romanzo storico di Walter Scott, ambientato nella Scozia del Cinquecento, capolavoro del realismo drammatico- romantico della prima metà dell’Ottocento.

Mara Martellotta

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