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Il Siulp sulla vicenda Polfer e sul caso Daisy

di ilTorinese pubblicato lunedì 30 luglio 2018

“Un poliziotto spara per difendersi dall’aggressione di un uomo di colore e nel contempo una donna italiana di colore, viene colpita in un occhio da un uovo lanciato dal finestrino di un auto in corsa: due fatti spiacevoli, ma guai a non distinguerli.”

E’ il Segretario del SIULP di Torino che nel commentare e giustificare la reazione del poliziotto della Polfer di Torino che si è visto costretto a sparare contro un giovane Somalo la cui intenzione era quella di colpirlo con una forchetta da barbecue, come aveva fatto poco prima con il suo collega, ribadisce l’importanza di dotare le forze dell’ordine di strumenti in grado di neutralizzare le aggressioni: il taser, opportunamente voluto in via sperimentale dal Ministro dell’Interno,  è sicuramente uno di questi. “Si chiuda in fretta continua Eugenio Bravo, la sperimentazione del taser (anche per definire le sue potenzialità), si addestrino i poliziotti e i carabinieri all’uso e si distribuisca a tutti i pattuglianti questa “pistola elettrica”; siamo stufi di assistere a ferimenti continui di poliziotti e carabinieri impegnati a garantire il controllo del territorio”.Nello stesso tempo il Segretario del SIULP esprime la propria solidarietà all’atleta italiana di colore ferita all’occhio dal lancio di un uovo da parte di un “imbecille”; “ i due fatti sono chiaramente distinti e separati, dichiara Bravo,  anche se il denominatore comune è il colore della pelle: in un caso trattasi di un malintenzionato di colore, nel caso dell’atleta ferita trattasi di una biasimevole comportamento dispregiativo verso una donna di colore che passeggiava in area equivoca. Tuttavia per il Segretario del SIULP di Torino, “Il peggior servizio che si possa fare verso chi lavora contro il razzismo è quello di dar sfogo ad errate istintive strumentalizzazioni dettate dalla schizofrenia di dimostrare che gli atteggiamenti avverso persone di colore debbano essere sempre e comunque interpretati come razzistici, senza capire che i pregiudizi possono rischiare di trasfigurare la realtà dei fatti e, una volta che questi siano smentiti dalle indagini, non potranno che ingenerare un pregiudizio al contrario, rendendo sempre meno credibili le denunce razzistiche e sempre più contestabili”. Gli atti razzistici vanno perseguiti e repressi senza indugi, purché siano realmente dettati dall’odio razziale e non da imbecillità comprovata e per questo, prima di pronunciarsi, è sempre meglio attendere l’esito delle indagini.

 

Siulp Torino