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“quell'immagine incancellabile che ebbe della Russia"

Il segreto di Goli Otok, l’isola Nuda

di ilTorinese pubblicato giovedì 12 gennaio 2017

goliL’isola prese il nome di Goli Otok (isola nuda) proprio perché è una massa di pietra deserta. I venti che soffiano con insistenza non permettevano ad alcuna pianta di sopravvivere a lungo. Questa isola priva di vita e con il suo aspetto che evocava la morte, era ideale per un carcere dove nessuna legge umana sarebbe più esistita. Nessuno avrebbe potuto avere accesso al carcere, avrebbe potuto fuggire. Nessuno al mondo avrebbe saputo delle atrocità che i detenuti avrebbero dovuto subire!”. Così si legge neldiario-libro dal titolo “Il segreto dell’Isola nuda”, di Claudia Sonia Colussi Corte, pubblicato nella collana Autografie dell’Archivio Diaristico Nazionale di  Pieve Santo Stefano. Un libro che rimanda a una pagina drammatica della storia balcanica: quella dei prigionieri dell’isola Calva (in croato Goli otok), situata a breve distanza dal litorale croato, proprio sul confine con l’arcipelago dalmata. Questa piccola isola rocciosa, battuta dalla bora e quasi priva di vegetazione, è divenuta tristemente famosa nel secondo dopoguerra quale sede di un campo di concentramento della Jugoslavia destinato a ospitare gli oppositori al regime di Tito. In particolare, dopo la rottura tra Stalin e Tito del 1948, sull’isola vennero deportati molti dei comunisti, jugoslavi e non, vicini alle posizioni staliniste. Gli italiani imprigionati a Goli Otok (per lo più immigrati dal monfalconese nel 1946) furono circa trecento. L’isola cessò di essere un campo di “rieducazione politica” nel 1956, ma la colonia penale fu chiusa definitivamente solo nel 1988. Claudia è stata testimone silenziosa di un sogno infranto: quello del padre,Cherubino Colussi,affascinato dal comunismo sovietico, alla ricerca di una terra ideale che accogliesse lui e la famiglia. Così, nel 1946, Claudia e i genitori lasciarono Monfalcone e si trasferirono a Lussimpiccolo, paese d’origine del padre, dove l’uomo credette di poter concretizzare le sue speranze di uguaglianza.

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La Russia era troppo lontana  e “allora perché non andare a vivere al paese natio, Lussimpiccolo, che è il più bel paese del mondo? […]. La Jugoslavia non era lontana. […] Così la grande, incomparabile madre Russia, protettrice di tutti i paesi socialisti, gli sarebbe stata più vicino”. Ma le tante speranze furono presto vanificate: la Jugoslavia ruppe i rapporti con l’Unione Sovietica e perseguitò chi – secondo Tito – era rimasto legato allo stalinismo.  Fu così che il Tribunale Supremo di Spalato arrestò Colussi,  condannandolo a quattro anni di reclusione e a un anno di libertà goli-2condizionata per attività sovversiva: prigioniero politico, deportato a Goli Otok, l’Isola Nuda. Claudia e la madre, sfrattate da casa, senza reddito, terrorizzate da possibili rappresaglie, tornarono in Italia nell’attesa di notizie. Il rientro in Jugoslavia, un anno dopo,  per la bambina di circa 10 anni, coincide con il ricordo indelebile di Goli Otok, l’isola che “divenne la tomba per tanti innocenti, e per tantissimi fu il luogo dove le mostruosità commesse dagli uomini agli uomini arrivarono al loro apice”. Nel gennaio 1954, dopo molte ore di viaggio, le goli1due donne incontrano per quindici minuti un uomo irriconoscibile, provato. Per le feste natalizie, grazie a un’amnistia, ”un bussare quasi timido turba la quiete della casa” e Claudia può riabbraccia il padre “con le guance scarne[…] vestito poco e male […] con la testa rasata”. Dal febbraio 1951 alla fine del 1954 Cherubino Colussi uomo condivise la sorte di almeno altri duemila carcerati, molti dei quali“sono deceduti per estenuazione, torture, malnutrizione e malattie”. Un ricordo ingombrante che accompagnerà Claudia e i suoi genitori per tutta la vita. Claudia è stata testimone, sino all’ultimo, della sorte di suo padre, che è deceduto senza ripudiare i suoi ideali, pensando ad un futuro migliore nel quale ci sarebbe stata giustizia, fratellanza, benessere per tutti i popoli. Nonostante l’orrore vissuto mantenne nel cuore “quell’immagine incancellabile che ebbe della Russia, leggendo i libri dei suoi grandi scrittori”. 

 
Marco Travaglini