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Nel 1982 suscitò curiosità e interesse. Lo aveva pubblicato Adelphi

“Il piccolo almanacco di Radetzky”

di ilTorinese pubblicato giovedì 18 febbraio 2016

A galleggiare  su tutto, come un velo di nebbia,  l’assurdità assoluta e palpabile della guerra. Un “catalogo poetico” di straordinario fascino

radetzky austria

C’è un piccolo libro ( ma solo per le sue dimensioni)  che nel 1982 suscitò curiosità e interesse. Lo aveva pubblicato Adelphi e s’ intitolava “Il piccolo almanacco di Radetzky”. L’autore, Gilberto Forti, raccontava le cronache – in versi –  sui grandi scrittori e artisti dell’Impero asburgico, nell’ora del suo tramonto, e su sei vittime della seconda guerra mondiale. Un libro decisamente bello e originale che apriva uno sguardo sulla Grande Guerra attraverso gli occhi di grandi personaggi passati poi alla storia per altri motivi (Freud, Musil, Kraus e tanti altri) che si trovavano, in quelle pagine,  messi a confronto con eventi piccoli ,  quotidiani, a volte assurdi.

radetzky fortiEd a galleggiare  su tutto, come un velo di nebbia,  l’assurdità assoluta e palpabile della guerra. Un “catalogo poetico” di straordinario fascino,in cui si trova Hofmannsthal che presagisce la fine della “nostra vecchia Austria, assediata da ombre nere, da torbidi presagi”, il tenente Musil che vede in faccia la morte sul campo di battaglia, Kafka che in sogno immagina le future camice brune naziste, Edith Stein che si fa suora cattolica ma muore in un lager come martire ebrea, Freud che spiega ai suoi alunni la connessione tra coraggio soldatesco e viltà scientifica. “Non abbiate timore. A prima vista / può sembrare poesia, ma sono storie / di due guerre, raccolte da un cronista / che si è perduto fra vecchie memorie. / Il testo, anche se ha righe disuguali, / non differisce in nulla da una prosa, / con nomi, date e luoghi ben reali – / sia documento o cronaca o altra cosa”.

radetzky cecco beppeCon questa chiave di lettura, Forti apre il suo racconto per poi sfogliare, pagina dopo pagina,  gli “annali dispersi” dell’Impero asburgico, cogliendone le voci e riproducendole, trascritte in versi discorsivi su persone e vicende. Così s’incontrano la famiglia Canetti al concerto, l’ultima ora dell’Imperatore,  il Golem  che appare a Gustav Meyrink, il suo “biografo”. E ancora: Ettore Schmitz tra i naufraghi del Wien,  Wittgenstein in viaggio da Asiago a Cassino, Oskar Kokoschka  che è dato per disperso o  l’epidemia che uccide Egon Schiele.  “Esistono incantevoli libri segreti che raddoppiano, anche per questa loro qualità, il piacere della lettura. Il radetzky forti2piccolo almanacco di Radetzky appartiene a quel genere”, scrisse Corrado Augias. Aggiungendo come “in un periodo così affollato di cronache, romanzi, storie, Forti è stato capace di mettere insieme avvenimenti ed episodi che mai nessuno prima aveva accostato con tanta appassionata perizia e finezza d’evocazione. Così facendo ci dà di quegli anni di guerra un volto inaspettato e più d’una sorpresa”. Quelle narrate da Forti ( eccellente traduttore, morto nel 199 a 77 anni)  sono storie familiari e remote, trascritte come fogli di un “lunario” che racconta, dal 1914 al 1918, anno per anno, mese per mese, il tramonto dell’Impero e le vicende personali dei suoi scrittori e dei suoi artisti, fino alla sconfitta che distruggerà la vecchia compagine e libererà nuovi demoni. In pratica, la fine di un mondo e di un modo d’intendere la vita e i rapporti tra gli uomini che non avrebbe più avuto eguale.

Marco Travaglini