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A COLLOQUIO CON IL COMANDANTE DELLA POLIZIA STRADALE DEL VCO

Il pericolo è il mio mestiere

di ilTorinese pubblicato giovedì 30 marzo 2017

Il titolo è emblematico, per molti versi: è anche il titolo di una fortunata serie TV di alcuni anni fa, è anche il nome di un cartone animato, è un aforisma che rende l’dea e vale per coloro (e non sono pochi, oggi molto più di ieri…..) che lavorano dove c’è pericolo: l’elenco sarebbe lungo, ma vorrei restringere il campo a chi sta al volante e, guarda caso, a chi li controlla.

Chi non ha mai trasgredito al Codice della Strada, alzi la mano!

Chi non ha mai superato i limiti di velocità, imposti sui vari tipi di strada?

Chi non ha mai usato il telefonino mentre era al volante?

Se c’è un solo lettore che risponde ai vari requisiti, verrà fatto santo: anche se, ovviamente, “est modus in rebus”: di andare a 140 o di dimenticarsi di accendere i fari in autostrada sarà capitato a tutti, di frenare improvvisamente e mettersi di lato per rispondere alla chiamata sul cellulare, sarà capitato a tutti. Gli sbruffoni che vanno costantemente in terza corsia a 200 all’ora in autostrada sono tanti, ma non tutti. Così pure quelli che telefonano al volante, anche per raccontarsi stupidaggini, saranno tantissimi, ma non tutti.

Siamo vittime e carnefici, al tempo stesso. E le forze dell’ordine? Agenti della Polizia Stradale, Carabinieri, Vigili Urbani? Vittime e carnefici: in teoria carnefici, in realtà vittime.

Il colloquio tra chi scrive e Marco Bragazzi, Comandante della Polizia Stradale del Verbano Cusio Ossola è stato molto cordiale, interessante, istruttivo, significativo.

La domanda, come ormai il lettore può aver intuito, era: “Come intervenite sulle due trasgressioni principali da parte di chi guida? Sull’autostrada, molti vanno a velocità ben superiori a 130 KM/h; sulle strade statali provinciali o in centro città, moltissimi sono coloro che tengono all’orecchio il cellulare e intanto guidano.”

“Le leggi ci sono, possiamo anche renderle più severe: purtroppo poi dipende da come si applicano. Lei ha citato autostrade e strade statali: anche la nostra superstrada Ornavasso – Domodossola è molto pericolosa e limite dei 90 non viene rispettato.”

“Moltissimi sono poi coloro che non sanno che” continua il Comandante, “quando inizia a piovere dopo un periodo di siccità, la fanghiglia che si forma sulla strada, aumenta notevolmente i pericoli legati alla tenuta di strada: anche a velocità normali, gli incidenti sono all’ordine del giorno. Le rilevazioni di velocità sono di due tipi: TUTOR (che viene sempre segnalato da un cartello) e TELELASER: il primo misura una velocità media, su un tratto autostradale, il secondo la velocità istantanea, anche su strade normali; la differenza sostanziale tra gli autovelox fissi e quelli mobili sta nel fatto che i rilevatori fissi sono installati permanentemente senza necessitare della presenza della polizia, mentre i mobili necessitano della presenza di una pattuglia.”

“Ma, le multe, arrivano poi ‘a destinazione’?”.

“ Sì, tutte! Anche se i pagamenti non sono immediati, le scappatoie ci sono…….

Avremmo bisogno anche di un numero superiore di pattuglie, anche in autostrada……un mondo a sé stante. Il cellulare ? è la prima fonte di incidente: la buona notizia è che, dall’anno scorso, sono state istituite pattuglie in borghese”.

In effetti, chi usa sistematicamente il cellulare, se vede una divisa, ci mette due secondi ad appoggiarlo sul sedile, per poi riprenderlo poco dopo.

Non mancano nemmeno le reazioni scomposte nei confronti degli agenti: tra gli automobilisti “modello” c’è gente con precedenti penali, ubriachi e …. chi più ne ha…..

Poi, finisci l’intervista e, nelle ore successive, senti leggi o certe notizie, del tipo : “tir si ribalta in autostrada e travolge gli operai di un cantiere: due morti, un terzo è gravissimo; arrestato il conducente, accusato di omicidio stradale. Finisci col pensare che, in confronto, certe infrazioni sono veniali, ma che comunque bisognerebbe costruire molte più carceri.

 

Elio Motella