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In molti sostengono che le origini di questo accessorio siano da collocare in epoca romana

Il nodo che fa moda

di ilTorinese pubblicato lunedì 20 febbraio 2017

Le origini della cravatta risalgono alla Guerra dei trent’anni (1618-1648), quando i mercenari croati della Frontiera militare croata in servizio in Francia, indossando i loro tradizionali, piccoli foulard annodati, suscitarono l’interesse dei parigini.

di Paolo Pietro Biancone*

 

Lo sapevate che un senatore italiano non può entrare in Senato senza la cravatta e che due ricercatori, Thomas Fink e Yong Mao del Laboratorio Cavendish dell’Università di Cambridge, hanno dimostrato attraverso modelli matematici che una cravatta convenzionale ha esattamente 85 nodi possibili?

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Le origini della cravatta risalgono alla Guerra dei trent’anni (1618-1648), quando i mercenari croati della Frontiera militare croata in servizio in Francia, indossando i loro tradizionali, piccoli foulard annodati, suscitarono l’interesse dei parigini. A causa della lieve differenza di pronuncia tra la parola croata per “croati”, hrvati, con la corrispondente francese croates, quel particolare foulard prese il nome di cravatta (cravate in francese). Luigi XIV cominciò a indossare una cravatta di pizzo intorno al 1646, all’età di sette anni, e la improntò come accessorio di moda per la nobiltà francese. Questo nuovo articolo di abbigliamento diede inizio a una vera e propria “mania della moda” in tutta Europa: uomini e donne d’alto rango portavano avvolti intorno al collo strisce di tessuto, cravatte di pizzo o jabot, che prendevano molto tempo e fatica per essere indossati.   Anche se in molti sostengono che le origini di questo accessorio siano da collocare in epoca romana, tanto che i legionari, già nel secondo secolo dopo Cristo, erano soliti utilizzare un ornamento molto simile: sulla Colonna di Traiano del 113 d.C., realizzata per celebrare le vittorie dell’imperatore sui Daci (tra il 101 e il 106 d.C.), se ne trova una raffigurazione.

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Tuttavia, non c’è un vero e proprio legame tra l’accessorio antesignano della cravatta e la sua versione moderna. La cravatta può essere realizzata in diversi materiali, il più usato, comunemente, è la seta. Tuttavia, sul mercato, sono presenti anche modelli in cashmere e in lino, oltre che in altri tessuti. Un particolare da osservare attentamente per valutare la buona fattura di una cravatta sono le cuciture: sono costituite da tre pezzi separati e poi uniti con una macchina da cucito o manualmente. Il passante può essere cucito all’interno della cravatta e alcune maison inseriscono le due estremità nella cucitura. Si tratta di una caratteristica che fa di una cravatta una buona cravatta: il vero lusso sta nei cravatta storicadettagli, come sempre più spesso accade. Il comparto cravatteria, seppur di nicchia e legato al mercato degli accessori moda maschili, è di rilievo in Italia con fatturati che superano i 50 miliardi di euro. Tuttavia, i dati economici segnano qualche difficoltà: secondo i dati Sita Ricerca elaborati per SMI, l’export delle cravatte registra una flessione del fatturato pari all’8,8%;mentre l’import delle cravatte si attesta a un +0,2%. La cravatteria ha subito un marcato ridimensionamento per effetto di un’ulteriore riduzione di consumo di questo prodotto, sia in Europa che in America, mentre l’Asia ha evidenziato un interesse sempre maggiore per la cravatta made in Italy. In Italia la cravatta è sinonimo di E.Marinella a Napoli, in attività dal 1914, con un fatturato di 17 milioni di euro e 60 dipendenti. Una “bottega di famiglia” della moda di lusso

conosciuta in tutto il mondo: a storia della famiglia Marinella comincia con il capostipite Eugenio Marinella che a 34 anni e dopo quindici anni nel settore dell’abbigliamento maschile, decise che era giunto il momento di cambiare lo stile ed il modo di vestire di un uomo che conta.

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Due illustri blasoni affiancano il marchio E.Marinella Napoli sin dalle origini, a testimonianza del prestigio che il negozio acquisisce da subito: quello dell’Ordine della Giarrettiera, quale fornitore ufficiale della Casa Reale Inglese, e lo Stemma Borbonico. L’internationalisation Business Award è stato conferito a Maurizio Marinella dall’UK Trade Investment (UKTI) per il contributo all’innovazione ed

cravatta2all’internazionalizzazione dato dall’azienda napoletana al sistema produttivo britannico.

Ma anche il distretto comasco fa parlare di sé nel comparto della cravatteria. Qui il fatturato della cravatteria registra un +23% e si punta su mercati esteri e innovazione. In particolare, si punta al “nodo su misura”, ossia un pacchetto che propone ai buyer cravatte in fibre nobili, fatte a mano, con codino personalizzabile con le iniziali dei clienti. E infine una curiosità: La cravatta più costosa del mondo dal valore di 6.000 dollari, composta di seta, lana e oro. In un nanometro di spessore si racchiude un peso di otto grammi e 24 carati. Alla base della realizzazione di questo esclusivo accessorio di lusso vi è un progetto svizzero che è approdato alla creazione di un innovativo materiale tessile, ovvero una fibra ricoperta di atomi d’oro, ottenuta dalla combinazione di poliestere e atomi del metallo. Il materiale, che finora ha ricevuto il consenso di 2 industrie tessili, nasce dal lavoro dei ricercatori del Gold Fiber Project dello Swiss Federal Laboratories for Materials Science and Technology (Empa).

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In un esperimento precedente, in cui i ricercatori avevano ricoperto delle fibre in poliestere con degli atomi d’argento, si era scoperto che questo metallo conferiva al tessuto delle proprietà antibatteriche ed elettroniche. Al pari dell’argento, anche l’oro possiede tali proprietà e per questo motivo è stato scelto come il principale materiale con cui realizzare la lussuosa cravatta di Weisbrod Zwerre AG. Per confezionare la cravatta si è proceduto bombardando un lingotto con ioni di argon ad elevata velocità. Successivamente, gli atomi sono stati staccati dal lingotto e sono stati applicati ad una fibra in poliestere. La produzione del materiale è applicabile su scala industriale ed interessa, in particolare, anche l’industria elettronica, per il confezionamento di prodotti come le fibre e i sensori antistatici. Le cravatte confezionate con questo esclusivo materiale tessile risultano estremamente plastiche, durevoli nel tempo, resistenti ai lavaggi, nonché decisamente eleganti e raffinate.

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*Professore Ordinario di Economia Aziendale e coordinatore del Corso di Dottorato in Business & Management