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Sul podio Gianandrea Noseda

Il Macbeth, un noir ante litteram

di ilTorinese pubblicato mercoledì 7 giugno 2017

Approda al teatro Regio di Torino, per la regia di Emma Dante, la prima opera shakespeariana di Verdi

Gianandrea Noseda sarà sul podio dell’ Orchestra e del Coro del teatro Regio per dirigere, mercoledì 21 giugno alle 20, Macbeth, la prima opera di Giuseppe Verdi tratta da Shakespeare, nonché la sua unica di ambientazione soprannaturale e fantastica. Il nuovo allestimento viene affidato alla regia di Emma Dante, attrice, regista e drammaturga siciliana, tra le voci più innovative e rivoluzionarie del panorama teatrale internazionale. Il cast è di eccezione; grandi solisti daranno vita a una partitura di notevole intensità musicale: Dalibor Jenis interpreterà Macbeth, Anna Pirozzi Lady Macbeth, Vitalij Kowaliow indosserà i panni di Banco e Piero Pretti quelli di Macduff. L’opera Macbeth sarà anche presentaa al Festival internazionale di Edimburgo dal 18 al 20 agosto prossimi, assieme alla Boheme di Puccini e alla Messa da Requiem di Verdi, nell’ambito di un’importante tournée che vedrà la direzione di Gianandrea Noseda, sul podio dell’ Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino.” Macbeth – spiega Noseda – rappresenta un’opera visionaria, un noir ante litteram e, dal punto di vista drammaturgico, costituisce un decisivo progresso rispetto a quanto scritto da Verdi fino ad allora. Macbeth è un vero e proprio laboratorio, in cui il compositore sperimenta un nuovo modo di intendere il teatro. La scrittura vocale, qui, è in funzione delle parole, i cantabili sono quasi incidentali e inseriti in un contesto assolutamente innovativo. Emerge nell’opera verdiana una tinta scura, inquietante, che avvolge lo spettatore dall’inizio alla fine, raggiunta soltanto in un’altra opera, il Wozzeck di Berg”.

“Ho realizzato – spiega la regista Emma Dante – un Macbeth ricco di stregoneria, dove satiri con falli ingravidano in continuazione le streghe che, così, perpetuano la loro specie. Le pance delle streghe diventano contenitori di profezie, ventr magici che producono e predicono il futuro, qualcosa che ha a che fare con il sesso e la morte”. La scenografia è molto semplice; la scena del banchetto, per esempio, presenta troni dorati, il più alto dei quali misura due metri e mezzo di altezza. Rappresentano il desiderio di Macbeth di raggiungere il potere che, una volta raggiunto, scomparirà e lo renderà terribilmente solo. Lady Macbeth sarà protagonista della scena del sonnambulismo, invasa da letti di ospedale, che rappresentano la sua condizione patologica. Per il finale la foresta di Birnam, formata da pale di fichi d’India, costituirà un luogo simbolico in cui la potenza della natura prenderà il sopravvento sulla creatura umana.

Forse nessuna opera ha procurato a Verdi tanti tormenti, ripensamenti, speranze e altrettante delusioni come il Macbeth, e non poteva essere altrimenti, perché esso costituisce il primo approccio del compositore a Shakespeare, un approccio basato interamente sulla propria visione del poeta inglese, a differenza di Otello e Falstaff, mediati dal librettista Arrigo Boito, che mise a disposizione del maestro la sua profonda conoscenza e la sua prospettiva di Shakespeare. La prima parigina di Macbeth, nel 1865, portò all’accusa rivolta a Verdi di non conoscere il grande poeta inglese. Nel 1846, quando Verdi accettò di scrivere un’opera destinata al teatro La Pergola di Firenze, aveva in mente tre soggetti, L’ Avola, i Masnadieri e Macbeth, e poi scelse quest’ultimo che definì “una delle più grandi creazioni umane.

 

Mara Martellotta