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Su proposta di Massimo Iaretti

Il Consiglio dell’Unione Valcerrina approva una mozione per tutelare la lingua e la letteratura piemontese

di ilTorinese pubblicato martedì 26 dicembre 2017
Il Consiglio dell’Unione dei Comuni della Valcerrina ha approvato all’unanimità una  mozione presentata dal consigliere Massimo Iaretti (consigliere del Comune di Villamiroglio dove è capoguppo della lista Progetto Villamirogtlio MPP, in rappresentanza delle minoranze) riguardanti la tutela della lingua piemontese. Il documento impresa l’Unione a rappresentare alla Regione Piemonte, in particolare al presidente Sergio Chiamparino, all’assessore alla cultura Antonella Parigi ed al presidente del Consiglio reginale, Mario Laus, l’istanza di farsi portavoce presso il
governo nazionale affinché il piemontese venga riconosciuto e tutelato come lingua
minoritaria ai sensi della legge 482 del 1999 sulle “Norme di tutela delle minoranza
linguistiche storiche”. In secondo luogo la mozione impegna l’Unione della Valcerrina a
promuovere, ed eventualmente, patrocinare d’intesa con i Comuni che ne fanno parte ed
altri esterni ad essa, iniziative che siano finalizzate a tutelare, valorizzare e diffondere lo studio della lingua e della letteratura piemontese. “Il piemontese – spiega Iaretti, che è anche presidente del Movimento Progetto Piemonte – è  un idioma diffuso in maniera pressochè esclusiva nel territorio della Regione Piemonte e la lingua piemontese è stata riconosciuta come tale già nel 1981. Inoltre anche l’Unesco ha scelto di inserirla fra le lingue in pericolo, meritevoli di tutela”. E nonostante il riconoscimento avvenuto nel 1999 da parte dell’assemblea di Palazzo Lascaris come “lingua regionale”, a tuttoggi non è stata inserita, a livello centrale, tra quelle tutelate dalla normativa nazionale. “E’ una vera contraddizione in termini – dice ancora Massimo Iaretti – perché per molti
emigrati è rimasta il vincolo che li tiene legati alla Madre Patria dei loro genitori, ancora
parlata nell’uso comune in famiglia. Ho avuto modo di costatare direttamente che ci
sono figli di emigrati della nostra regione, specialmente in Sud America, che non
parlano italiano, avendo come madre lingua lo spagnolo, ma si esprimono perfettamente
in piemontese. Ed è davvero un controsenso che qui si lasci morire una lingua ed una
letteratura storica, mentre, ad esempio in Argentina, in atenei come quelli di Cordoba o
di Rosario vi sono dei laboratori linguistici, oltre tutto molto frequentati, di
piemontese”. Di qui la decisione di presentare una mozione, che è stata approvata senza
alcuna obiezione, dal Consiglio, cui seguiranno a breve anche iniziative concrete per
raggiungere l’obiettivo prefissato, e che sarà presentata anche ad altri enti locali.
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