Home » LIFESTYLE » Ieri, quando c’era un domani
LA TORINO CHE NON C'E' PIU'

Ieri, quando c’era un domani

di ilTorinese pubblicato mercoledì 6 febbraio 2019
STORIE DI CITTA’  di Patrizio Tosetto
La neve ovatta tutto. In città poi se si ha l’occasione ci si barda per benino. Scarponi alla bisogna e via camminare. Tutto diventa bianco e tutto diventa ricordo di quei film in bianco e nero. Di quelli vecchi che ti fanno star male. Sì, proprio così, a volte il ricordo ti fa stare un po’ male. Ne vale la pena. Non perché ciò che dirai o penserai serva a cambiare in meglio il presente. Ricordi perché vivi ed il tempo passa e camminare aiuta nel pensare , riflettere e ricordare. Non c’ è solo il proprio ricordo. C’ è anche quello  di seconda mano. Mio nonno paterno lavorava alla Fiat Materferro. Tutte le mattine dal lunedì al sabato partiva in bicicletta da Vanchiglietta dove abitava. 6 o 7 km andare e 6 o 7 chilometri a tornare. Bici balilla della Bianchi. Lui era pure un benestante rispetto a chi la bici non si poteva permettere. Tutti i giorni, neve compresa. Anzi mi raccontava che quando c’era la neve respirava meglio. Ed il carbone sporcava il mantice. Quando c’ era, il carbone, perché in guerra scarseggiava e si stava in casa con i vestiti addosso. Risparmi su risparmi investiti rigorosamente in oro. Oro indispensabile per salvare mio padre dalle grinfie dei fascisti di via Asti. Ci scherzavamo su dopo, raccontandoci della neve, del carbone e della bicicletta. Ricordo o perlomeno penso di ricordarmi i carbonari che partivano da Stura e portavano da via Lauro Rossi il carbone fino a Porta Palazzo. Si stendeva sopra a grandi lenzuola e si vendeva al chilo. I venditori  erano uomini oramai tutti neri in volto e chi comprava erano donne con i mariti che lavorano alla Feroce (la Fiat). Allora a Porta Palazzo si andava anche di domenica. Rigorosamente a piedi e nei momenti eccezionali il ritorno in tram. Giusto perché si era fatto tardi ed alle 12,30  si doveva pranzare. Anche la classe operaia aveva i suoi tempi. Allora non c’ era costruito nulla dei mercati coperti. Piccolo, vedevo il mondo molto più grande. Porta Palazzo era uno spazio enorme come un mare che allora non avevo ancora conosciuto. Al centro venditori di piatti che battevano per venderli. Microfono alla bocca urlavano: fate la vostra offerta. Non sempre la base economica era rispettata in su. Anzi il più delle volte l’offerta era al ribasso. E poi i dialetti. Uno spettacolo. Con calabresi o napoletani che per farsi capire si inventavano improbabili lingue miste tra torinese ed italiano producendo un idioma  naif.
***
Il momento più aulico era all’ inizio dell anno, in seconda elementare. Ci davano il voto per la bella calligrafia. Sono sempre stato una schiappia. Salutando come una liberazione la prima macchina da scrivere Olivetti Lettera 22. Ogni anno si doveva comprare una penna Aurora. Dal cartolaio, 500 lire. Porta Palazzo, 450 lire. Prezzo base ovviamente. Poi si trattava. Colore permettendo . Più  tardi sarebbe arrivato lo stupendo libro La donna della domenica di Fruttero e Lucentini con il successivo e stupendo film con Mastroianni, il mirabile commissario Santamaria.  Porta Palazzo era luogo d’ incontro delle regioni di Italia. Ed anche qui non tutto era perfetto. Anzi si capiva, si intuiva che qualcosa non andava. Chiedevo a mio padre: chi sono quei signori? Caporali. Chi sono i caporali? Sfruttatori che fanno lavorare in nero le persone che ingaggiano. Nero? Senza contratti di lavoro.  Sicurezza zero . Soprattutto nell’ edilizia. Ma anche le boite come i mercati rionali o i mercati generali. Polizia mai vista. Imparata la prima lezione sull’ ingiustizia sociale. Ed ora? In fondo in molti casi, in troppi casi, nulla è cambiato. E se volete, passando il tempo molto è peggiorato. Quando hanno deciso di istituire il mercato del baratto mi è parsa una cosa buona e giusta. Un tentativo di integrazione, attraverso una cosmopolita rigatteria dove potevi trovare un po’ di tutto. Vestiti usati, soprammobili e altre cose. Poi si sono affacciate storie di furti. O di rom che spaccavano gli appositi contenitori di vestiti usati per rubarli e rivenderli. Storie di illegali, e oggi come ieri ciò che sembrava positivo è diventato negativo. Ieri difficile integrazione tra il Sud ed il Nord. Con la “variabile ” della criminalità organizzata. Oggi tra gli immigrati di tutte le parti del mondo ed una Torino impoverita e spaurita. Ieri c’ era la Fiat che assumeva. Non sempre le condizioni di lavoro erano accettabili. Si moriva di lavoro. Si costruivano alloggi in ogni dove, senza un piano regolatore . Tutto caotico e non proprio tipico di un paese civile. Oggi questa confusione è aumentata. Ieri luci ed ombre. Oggi stiamo cercando le luci che non troviamo, così il ricordo é anche un modo di sopravvivere. Ed in fondo ci piace più la Porta Palazzo di ieri, quando c’era un domani che oggi non intravedo. 
Leggi qui le altre news: ULTIME NOTIZIE