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PROGETTO DICAM II

I social media e i rischi per i minori

di ilTorinese pubblicato giovedì 4 dicembre 2014

TELEFONINI

Una maggiore cooperazione nella gestione dalla rilevazione del caso, fase cruciale per la protezione e la cura delle vittime minorenni di abuso sessuale, alla segnalazione, alle fasi di ascolto in ambito giudiziario

 

Le nuove tecnologie e i social media sono un’opportunità per i giovani, ma espongono bambini e adolescenti a forti rischi, che sempre più devono essere conosciuti e prevenuti. Grazie al progetto Dicam II, c’è oggi uno strumento in più, le “procedure operative in caso di abuso sessuale online a danno di vittime minorenni”, un vero e proprio manuale pratico a disposizione degli operatori dei servizi sociali, sanitari, della scuola, del privato sociale, delle forze dell’ordine e dell’autorità giudiziaria.

Il progetto – cofinanziato dalla Direzione Generale Giustizia, Libertà e Sicurezza della Commissione Europea e coordinato da gennaio 2013 da Save the Children Italia in partenariato con il Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia (CISMAI) e il Centro per il Contrasto della Pedopornografia su Internet Polizia Postale e delle Comunicazione (C.N.C.P.O.) – è stato presentato il 1° dicembre nell’Aula di Palazzo Lascaris.

Al seminario, cui è seguita una tavola rotonda, hanno partecipato, tra gli altri, Silvia Allegro, coordinatore progetto Dicam II, Save the Children Italia; Augusto Ferrari, assessore regionale alle Politiche Sociali; Anna Maria Baldelli, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minori; Patrizia Torretta, psicologa della Polizia di Stato, Centro per il contrasto della Pedopornografia su Internet della Polizia Postale e delle Comunicazioni; Gloria Soavi, presidente del CISMAI, Coordinamento italiano dei Servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’Infanzia.

Le procedure operative hanno come obiettivo l’aumento delle conoscenze e delle competenze dei professionisti del settore sugli aspetti specifici che le nuove tecnologie introducono nel tema dell’abuso “tradizionale” e una maggiore cooperazione interprofessionale nella gestione dei casi in tutte le loro fasi, dalla rilevazione del caso, fase cruciale per la protezione e la cura delle vittime minorenni di abuso sessuale, alla segnalazione, alle fasi di ascolto in ambito giudiziario, sino alla presa in carico clinica e psicosociale, in un lavoro che deve essere multidisciplinare, tempestivo ed adeguato.

(emaccanti – www.cr.piemonte.it)