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PAROLE ROSSE / di Roberto Placido

I nipotini, illegittimi, di Bakunin

di ilTorinese pubblicato lunedì 11 febbraio 2019

I fatti violenti di sabato 9 febbraio 2019, che sono accaduti a Torino tra il pomeriggio e la sera hanno riproposto alcuni temi politici, sociali e culturali nella speranza che non sia l’inizio di una serie di altre violenze

La causa, il pretesto, lo sgombero di uno storico edificio, una volta era l’asilo Principe di Napoli, occupato da ventiquattro anni dagli anarchici, o almeno ritenuti o definitisi tali. Il tema dei centri sociali in Italia ed anche in altri paesi europei ha avuto alti e bassi con alcuni di questi che, negli anni, sono diventati delle vere realtà economico-sociali. Non solo di intrattenimento musicale ma anche attività sociali rivolte ai giovani ed in qualche caso anche all’esterno degli stessi centri. Il fenomeno riguarda non solo quanti, la stragrande maggioranza, fanno riferimento all’area dell’autonomia e dell’anarchia ma anche, molti di meno, alla destra. Unica voce, a Torino, se non a favore ma che ha cercato di difendere alcuni aspetti positivi dei centri sociali tra quanti in modo serio o sguaiato, ci tornerò più avanti, hanno criticato e chiesto interventi più duri, leggi più severe, la chiusura di tutti i centri sociali occupati, quella del regista Mimmo Calopresti. Chiariamo subito a scanso di equivoci o altro, che condanno le violenze di sabato, esprimo solidarietà alle forze dell’ordine ed a quanti hanno subito danni e violenze. Detto questo, mi permetto di fare alcune considerazioni: dopo vent’anni in Italia ci sono oltre duecento realtà occupate, molto diverse tra loro, con un numero di circa cinque-seimila frequentatori, oltre gli occasionali che portano il numero a decine di migliaia e comunque in netto aumento rispetto ai primi anni novanta. Un vero e proprio fenomeno sociale culturale che diventa difficile pensare di liquidare solo con provvedimenti di polizia. Molti gruppi musicali, alcuni anche di successo nazionale, sono passati e si sono affermati in quelle realtà. Il vuoto della politica e dei partiti, la debolezza e l’incapacità delle amministrazioni locali ha ridotto tutto ad un problema di ordine pubblico che la destra e lo “sceriffo dei navigli” che attualmente ricopre, più che altro indossa i giubbotti, il ruolo di Ministro degli Interni cavalcano. L’inazione delle amministrazioni locali, comprese quelle che si sono succedute a Torino e con quella attuale che svetta per incapacità, è clamorosa. Se un edificio pubblico è vuoto ed abbandonato da decenni non c’è poi da meravigliarsi che venga poi occupato. Pensare di sgomberarlo senza una progettualità di pubblica utilità non aiuta. Il comportamento poi degli occupanti, in molti casi, pseudo anarchici, chissà cosa direbbero di loro Michail Aleksandrovic Bakunin o i nostrani Gaetano Bresci o Giovanni Passanante, legittima ed alimenta le richieste di intervento e di sgombero. Occupare un edificio, seppure abbandonato e, colpevolmente, inutilizzato, imbrattare i muri di mezzo quartiere, disturbare ed in qualche caso rendere invivibile l’area adiacente non ha nulla di rivoluzionario né di lotta al “sistema “. Nessuna indulgenza da parte mia, anzi! Anni fa, una sede che usavo come ufficio politico e che dividevo con un parlamentare fu oggetto delle loro, autonomi e anarchici, attenzioni con lancio di un razzo, pietre e la classica e sempre attuale bottiglia molotov. Non si può però restare in silenzio quando un esponente, seppure locale e seppure non nuovo ad affermazioni che l’hanno già portato vicino a doverne risponderne nelle aule di tribunale, dimostrando così che per alcuni le lezioni non servono e che gli anni passano inutilmente, come il Consigliere della Circoscrizione 6 di Torino, Alessandro Ciro Sciretti, della Lega Nord che scrive sui social “ci vuole un po’ di scuola Diaz”. Quella è stata una delle pagine più brutte della nostra democrazia, dove i diritti furono sospesi, si costruirono finte prove, sempre le molotov, si eseguì un pestaggio indiscriminato da parte di un reparto della polizia di stato agli ordini di alcuni dirigenti. Seppure con ritardo e tra omissioni ed omertà ci furono condanne e lo stesso Stato italiano fu condannato, dalla corte europea, a risarcire un pensionato vittima delle violenze. L’auspicio è che nel ristabilire il rispetto della legge e del vivere civile, anche con severità se serve, si pongano in atto le azioni classiche della politica, del buon amministrare e governare che gestiscano un fenomeno come quello delle occupazioni.

 

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