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CROCIATE IERI E OGGI

I Marchesi del Monferrato in Outremer

di ilTorinese pubblicato venerdì 3 febbraio 2017

Le Crociate non passano mai di moda, neanche a distanza di quasi un millennio. Si parla sovente di Crociate anche oggi, di cavalieri e di saraceni, di condottieri, emiri e sultani, di assedi memorabili narrati nei libri, di catapulte e scimitarre. Sono passati nove secoli e una ragione deve esserci. Ne discutono ancora gli storici in convegni e conferenze, ne parlano i terroristi islamici, da Bin Laden all’Isis, nei loro farneticanti proclami, vanno in scena a teatro e all’Opera. Dopo tutto il califfo Al-Baghdadi ci chiama “crociati” e tra noi non mancano coloro che chiedono perfino “nuove crociate”.

crociati castello

Perchè tanto interesse? Forse perchè è stata una colossale avventura che ha coinvolto mezzo mondo allora conosciuto e ha affascinato le future generazioni con il suo romanticismo, con il contatto con culture diverse in terre lontane e con le sue straordinarie vicende, riesumate oggi non tanto sui libri di scuola ma per l’attualità dello scontro fratricida interislamico che sconfina inevitabilmente nell’odio religioso contro le minoranze e in primis contro i cristiani, tra croci abbattute e chiese bruciate. Un mondo, quello delle Crociate, che continua ad appassionare e a coinvolgere ragazzi e adulti.

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castello corradoÈ interessante ricordare che anche dal Piemonte ci fu un gran movimento di uomini smaniosi di partire per le terre d’oltremare, in cerca di gloria, fortuna e fede. In mezzo a questa moltitudine, novecento anni fa, scalpitarono anche i marchesi del Monferrato, alcuni dei quali fugurano tra i personaggi più illustri di tutta la storia delle Crociate. Ma quanti in Italia e nello stesso Monferrato si ricordano delle gesta di questi intrepidi uomini? C’era il marchese Corrado, “el Markiz” per gli arabi che lo temevano, odiavano e rispettavano, che respinse per due volte l’assedio del Saladino salvando la città di Tiro. Un monferrino, cugino tra l’altro del Barbarossa, che sbaraglia l’esercito del famoso condottiero curdo Salah ad-din? Ma è accaduto davvero o è solo leggenda? Tutto vero ma è stupefacente sapere che proprio tra le colline del Monferrato le imprese del Marchese sono quasi sconosciute, eppure era stato insieme a Riccardo Cuor di Leone uno dei leader della Terza crociata.

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C’era suo fratello, il marchese Bonifacio, il più giovane della famiglia, che guidò i crociati alla conquista di Costantinopoli bizantina nel 1204 per diventare in seguito re di Tessalonica (l’antica Salonicco) e morire poi in battaglia contro i bulgari nel 1207. Finì proprio male Bonifacio: la sua testa fu mozzata e spedita con un corriere a cavallo allo zar dei bulgari. C’era un altro fratello, Ranieri, che duella con i suoi avversari dentro la chiesa di Santa Sofia nella capitale imperiale sul Bosforo e c’era il padre di costoro, Guglielmo V del Monferrato, che partecipa alla Seconda Crociata (1147-1149). Ma c’è molto di più, a testimoniare che i marchesi del Monferrato erano in prima linea alle Crociate e che Corrado è stato uno dei personaggi più illustri della Terza Crociata. Una celebre dinastia piemontese casale castelloche irrompe nello scacchiere del Vicino Oriente e tra guerre e mirabolanti avventure, congiure di Palazzo, politiche matrimoniali, intrighi e veleni di corte sfocia nella tragica morte del prode Corrado, pugnalato per le strade di Tiro in Libano da due sicari della setta medioevale sciita degli Assassini mentre dai minareti i Muezzin chiamavano i fedeli in moschea. Gli Assassini furono i primi terroristi islamici della Storia, quelli della leggendaria fortezza di Alamut in Persia e del mitico castello di Masyaf in Siria e, se proprio vogliamo, quelli di Assassin’s Creed, che dai successi della play station sono appena sbarcati nelle sale cinematografiche, quasi a ricordarci che l’ombra di crociati e fanatici islamici continua a seguirci.

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Ucciso da chi e perchè? L’assassinio del marchese Corrado è passato alla storia come il “giallo” della Terrasanta: sono tante le ipotesi sui mandanti (addirittura re Riccardo Cuor di Leone o il Saladino…) ma il mistero della sua morte rimarrà per sempre. Corrado è il sire che salvò Tiro, costrinse l’armata araba del Saladino a battere in ritirata suscitando nel mondo cristiano una vampata di euforia e gran tripudio con lo stendardo del Monferrato che sventolava su minareti e città conquistate. Grazie al crociato Corrado il regno cristiano d’oltremare sopravviverà per altri cent’anni. Suo fratello, il marchese Bonifacio, cercò fama a Costantinopoli, che strappò ai bizantini con una Quarta Crociata assai discutibile. Con la morte dei figli di Bonifacio finì la vocazione orientale degli Aleramici e il loro interesse per le crociate nel Levante. Due grandi protagonisti delle Crociate, con un destino comune: cercare gloria in Oriente e morire in quelle terre dove si combatteva per la religione e per il potere, come accadde per i loro fratelli, Ranieri e Guglielmo Lungaspada. D’altronde, anche oggi, come mille crociata castelloanni fa, nel Vicino Oriente, si confrontano grandi e piccole potenze, sovrani e rais, califfi finti ma feroci e “sultani” con istinti imperiali. Il Mediterraneo orientale si trasforma in un grande lago solcato da navi da guerra mentre nove secoli fa sbarcavano i Cavalieri venuti dall’Occidente per riconquistare Gerusalemme araba.

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Era la Terza Crociata, una crociata internazionale (1189-1192). Grandi eserciti con decine di migliaia di uomini armati guidati da re e sovrani europei, si riversarono a ondate sulle spiagge della Palestina con sogni di gloria. Come in un “Grande Gioco” che, a cavallo tra il XII e il XIII secolo, trascinò in Outremer numerosi attori diversi, tutti interessati per un motivo o per l’altro a controllarne i territori. Un duello geopolitico orientale ad alta tensione che proiettò l’area mediterranea al centro del mondo medioevale, un po’ come accade oggi in quel “mare nostrum” annichilito da guerre, distruzioni e lotta per il dominio e il potere. È solo vecchia storia superata dal tempo? I grandi attori e le super potenze di quell’epoca lontana hanno cambiato nome e volto ma i territori contesi e oggetto di spartizione sono sempre gli stessi. Come nel terzo millennio il Mediterraneo orientale diventa un mare di guerra e di sinistri bagliori, anche allora su quelle coste levantine avvenne uno dei più imponenti sbarchi che la storia medioevale ricordi. Su quelle galee c’erano anche i Marchesi del Monferrato.

Filippo Re